Il Superuovo

Gli AC/DC ci raccontano l’essere giovani e il conflitto sociale negli anni ’70

Gli AC/DC ci raccontano l’essere giovani e il conflitto sociale negli anni ’70

Guardare agli anni ’70 attraverso la storia e gli occhi degli AC/DC per capire il conflitto e la ribellione di quegli anni

AC/DC, grande show a Madrid | Jam TV

Una delle band più famose della storia che si è affermata in un panorama culturale complesso e in una scena musicale molto competitiva, deve il suo successo non solo alla propria melodia. Gli AC/DC hanno incarnato la furia del mondo giovanile e ne hanno rappresentato la ribellione.

 

1. Gli esordi e il panorama culturale

Gli AC/DC vedono la nascita il 31 dicembre 1973 in Australia, anche se la band ha fortissimi legami con la Gran Bretagna dato che tutti i componenti della sua storia saranno nativi di questa terra, compresi i due membri fondatori: i fratelli Angus e Malcolm Young, scozzesi. La band si inseriva in un panorama culturale nuovo ma già affollato da moltissimi gruppi musicali che, dal soft rock all’estremo heavy metal, cercavano di dare voce alla frenesia giovanile.
Gli anni successivi al 1968 e alla rivoluzione lanciata dai Beatles vedono i giovani e le donne divenire maggiormente consapevoli di se’ stessi e la richiesta accorata di una maggiore rappresentanza e importanza sociale dato che la società capitalista ha al centro la figura dell’uomo adulto, lavoratore, padre di famiglia e il più possibile rispettabile.

Storia e biografia riassuntiva degli AC/DC | AC/DC Italia
foto degli AC/DC negli anni ’70. Possiamo notare al centro i due fratelli fondatori, Malcolm e Angus Young, e il primo frontman, Bon Scott

2. Gli inizi del gruppo e la costruzione della loro identità

I giovani degli anni ’70 cercavano il più possibile la critica e il distacco dalla cultura precedente, dei loro genitori. Per far ciò essi cercarono modi di espressione completamente diversi dai precedenti, sia nei gusti musicali che nell’abbigliamento; anzi, essi erano costruiti in modo tale che creassero nei genitori e nei benpensanti dell’epoca disgusto e riprovazione nei loro confronti. Questa frenesia giovanile investe anche i ventenni Angus e Malcolm nella fondazione del loro gruppo e nel nome che essi gli danno AC/DC, acronimo di Alternate Current/Direct Current. Questo richiamo alla corrente, all’elettricità, al passaggio da corrente alternata a corrente continua rende bene l’idea della rottura, della rivoluzione, della frenesia. L’immagine della band è incarnata da un fulmine al centro del loro nome. Il loro logo diverrà uno di quelli più utilizzati per adornare giubbotti e giacchette di pelle tra i fan della musica hard rock, divenendo un vero e proprio simbolo che i giovani ribelli decideranno di portare addosso.

3. Lo stile musicale della band e il successo in Australia ed Europa

L’arrivo del frontman Bon Scott darà alla band lo stile e la musicalità che la renderanno famosa nei decenni successivi, sino all’attuale successo. La band pubblica i primi album sono in Australia, ma già il nome dell’album di esordio, High Voltage, riprende ed esplica in dieci canzoni tutta la frenesia del rock degli anni ’70. Questo album è talmente denso di significati e frenetico anche nella composizione, che avviene in soli 10 giorni. La prima visibilità arriva col secondo album, T.N.T (1975), che esprime con rock grezzo e “stradaiolo” il tema della distruzione di ciò che esiste, richiamando il nome di un notissimo esplosivo. I critici musicali odierni ritengono T.N.T. e l’omonima canzone, una delle produzioni più classiche del gruppo, nonché uno degli album simbolo dell’intero decennio. Propio con questi due album gli AC/DC arriveranno anche in Europa, facendo da supporto a gruppi ben più famosi ed affermati come Kiss e Aerosmith. I critici musicali dell’epoca classificarono la loro musica come dozzinale e poco innovativa, classificandola insieme alla miriade di gruppi musicali dello stile punk.

4. L’apice del successo europeo e l’arrivo negli USA

Quello che pensavano i critici musicali dell’epoca era però completamente sbagliato e il pubblico dette subito ragione alla musica degli AC/DC. I giovani vedevano nella loro musica e nel loro rock duro la miglior voce per esprimere le proprie idee e il proprio dissenso. Dopo appena due anni dal loro sbarco in Inghilterra e un altro album pubblicato, ebbero il loro primo tour esclusivo e divennero celebri in tutta Europa: gli AC/DC erano ormai un gruppo di culto del panorama hard rock.
Nel 1979 tutto cambiò con Highway to Hell, nel quale avevano aggiunto varietà e raffinatezza ai propri brani, senza comunque distaccarsi dalle proprie radici e dal proprio stile. Con Highway to Hell gli AC/DC sfondarono la top ten inglese e nella top 20 statunitense. Raggiunto il successo anche negli USA, gli AC/DC ebbero il loro primo tour mondiale, dove riscossero un grande successo, dando voce anche ai giovani statunitensi. Nel 1980 però morì Bon Scott per avvelenamento da alcol, pagando con la vita il proprio stile di vita sregolato.

Highway to Hell - YouTube
Highway to Hell, l’album del successo degli AC/DC Fonte: Youtube

5. L’arrivo di Brian Johnson e l’apice del successo

Nello stesso 1980 arriverà il frontman più famoso e ancora tale Brian Johnson. C0n il suo arrivo, il gruppo completa la costruzione della propria identità e musicalità. Gli AC/DC si recano alle Bahamas per comporre il loro capolavoro, Black in Black (1980), con la copertina completamente nera, in memoria del loro frontman deceduto Bon Scott. La morte di Bon Scott aveva chiaramente fortemente il gruppo: Back in Black contiene molte tematiche quali la morte, l’edonismo e la voglia di ricominciare musicalmente in primo piano. Il primo brano si chiama Hells Bells e vede nel tour una rappresentazione scenica piuttosto particolare, sempre in memoria di Bon Scott. All’inizio della canzone, scende dall’alto una monumentale campana da 2 tonnellate che Brian Johnson suona con un martello enorme.
Gli AC/DC continueranno a fare musica, tra alti e bassi, sino ad oggi, tanto che hanno influenzato centinaia di gruppi degli anni successivi e venduto più di 200 milioni di copie, dando voce al dissenso giovanile di tutto il XX secolo.

AC/DC Back In Black Album Review | Louder

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: