“Giorni perduti” racconta i tragici effetti dell’alcolismo, ma ci lascia anche una speranza

L’alcolismo è una brutta bestia. Più che un cattivo vizio, è una vera e propria patologia. Analizziamola con “Giorni perduti”.

Alcolismo: non un vizio ma una patologia.

L’alcolismo non è senza dubbio uno scherzo. Non per niente viene chiamato “dipendenza da alcol”. Ma cosa vuol dire avere una dipendenza con l’alcol? Quali aspetti della nostra vita possono esserne compromessi? E, soprattutto, da cosa può scaturire questa terribile malattia?

“Giorni perduti”: lo straziante racconto di un alcolista può dare speranza

Attenzione! Quando si parla di alcolismo NON si fa riferimento alla birra bevuta il sabato sera con gli amici o all’aver alzato il gomito ad una festa. L’alcolismo è una malattia cronica, caratterizzata da alterazioni comportamentali, fisiche e psichiche dovute all’assunzione continua di alcol. Il film “Giorni perduti” del 1945, scritto e diretto da Billy Wilder, racconta bene cosa vuol dire alcolismo. Don Birnam aveva solo un sogno, dopotutto: diventare uno scrittore. Ma, nonostante i suoi sforzi ed il supporto ricevuto dal fratello e dalla fidanzata, non è mai riuscito a sfondare. Cosa fa, dunque? Don, vedendo la sua vita solo come un enorme fallimento, decide di trovare conforto con l’alcol. L’alcol, che non è più una semplice caratterizzazione del personaggio, diventa pian piano il vero male che circonda la vita di Don. Non la sua carriera fallita o la vita sempre più complicata con Helen, ma l’alcol, che diventa la sua più grande nemesi da cui, purtroppo, non riesce a separarsi. Terribile il momento in cui, capendo ancora una volta che la sua vita è andata completamente a rotoli, anche e specialmente per colpa dell’alcol, medita di porre fine alla sua vita, fortunatamente non riuscendoci.

Locandina originale di “Giorni perduti”. 

Le tappe per diventare alcolista. Ovvero, come Don è caduto in un profondo abisso

Le tappe per diventare un alcolista sono fondamentalmente quattro: il “fenomeno del primo bicchiere“, ovvero la perdita di controllo del consumo degli alcolici che porta al voler ignorare allarmi fisici e psicologici che l’alcol non è più solo un espediente occasionale per passare una serata con gli amici, ma qualcosa di più serio; il “craving“, ovvero il comportamento compulsivo nei confronti della sostanza che si intende assumere; la vera e propria dipendenza, ovvero l’incapacità di rinunciare all’alcol, pianificando la propria vita solo in base ad esso; il deterioramento dei legami sociali e l’annullamento di ogni equilibrio nelle sfere personali. E Don, queste fasi, le ha passate tutte. Da Nat, il bar da cui si reca di solito, ha già passato la fase del “fenomeno del primo bicchiere”. Il craving lo dimostra quando decide di non conoscere i genitori della sua amata Helen per tornare al bar a bere, o quando si fa prestare dei soldi da Gloria, la prostituta innamorata di lui, mentre la dipendenza la dimostra, per tutto il film, quando decide di “sacrificare il sé scrittore a favore del sé alcolista“, arrivando perfino a provare ad impegnare la sua amata macchina da scrivere. E, mentre mostra un evidente squilibrio nelle sfere personali, come il lavoro o, appunto, la scrittura, non gli riesce il deterioramento dei legami sociali. Grazie all’amore di suo fratello e della sua fidanzata, che decidono di non lasciarlo mai nonostante le sue difficoltà, riesce ad abbandonare l’alcol a favore della scrittura, trasformando la sua triste storia in un racconto, una storia di tutti, magari anche di speranza per chi soffre di una dipendenza.

Una vignetta che mostra una triste realtà. L’alcol è un problema, non una “voglia di bere”. Compromette la vita degli individui che ne fanno un uso spropositato.

Le cause ed i fattori di rischio legati all’alcolismo

Prima di parlare delle cause e dei fattori di rischio, è bene sottolineare che non si parla solo di come inizia questa dipendenza, ma anche di come si mantiene, delle eventuali ricadute e dei danni che può portare al soggetto che ne soffre. Anzitutto, hanno più probabilità di cadere nell’alcolismo gli uomini rispetto alle donne, in particolare adolescenti che si avvicinano all’alcol. Tuttavia, molto spesso è chi ha casi di alcolismo in famiglia a soffrirne: un genitore, un nonno, un fratello, o comunque una figura con cui si vive a stretto contatto. Ad ogni modo, sono molti che indicano come causa del loro alcolismo esperienze traumatiche infantili. Un esempio, potrebbe essere la continua violenza psichica, fisica o sessuale a cui un bambino o un adolescente viene sottoposto, o chi è costretto a vivere in un ambiente disfunzionale con figure presentanti diversi disturbi, come la depressione, comportamento remissivo o ossessivo-compulsivo. Il fattore di mantenimento del vizio di bere (che vizio non è più, ma assume le caratteristiche della dipendenza) è il craving, che si divide in positivo e negativo. Ovviamente, nessun craving è obiettivamente positivo o negativo, tutto dipende da come viene percepito da chi è un alcolista. Il craving negativo è quello che porta all’utilizzo compulsivo della sostanza per evitare gli effetti negativi dell’astinenza, quello positivo è dovuto alla “ricompensa“, ovvero alle sensazioni “positive” che, chi abusa di alcol, sente di provare al momento dell’assunzione. Come se non bastasse, gli studi rivelano che, dopo appena sei mesi di disintossicazione, circa l’80% dei soggetti ha una ricaduta, probabilmente dovuta a stati emotivi negativi, situazioni interpersonali di conflitto, pressione sociale o perfino volontaria ricaduta per via delle aspettative positive sull’alcol. In realtà, l’alcolismo si può combattere. Grande determinazione, voglia di cambiare la propria vita ed una buona terapia possono aiutare ad eliminare questa gravissima dipendenza.

Le persone scelgono di diventare alcolisti? Non è così semplice. Un cattivo adattamento all’ambiente, può renderci schiavi dell’alcol.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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