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Quando Game of Thrones attinge dalla realtà: la vera storia delle nozze rosse

La serie tv “Game of Thrones” prende spesso spunto da eventi storici come base per le sue vicende, tra cui il triste episodio della notte di San Bartolomeo. (ATTENZIONE SPOILER FINO ALL’EPISODIO 03x09)

Richard Madden nei panni di Robb Stark in “Game of Thrones”

La serie tv “Game of Thrones” è tratta, come molti sapranno, dal ciclo di romanzi (ancora in corso) di George R. R. Martin “A Song of Ice and Fire“. Quello che forse non tutti sanno invece è che l’autore dei libri ama inserire fatti ed eventi che si basano su fatti della storia dell’Europa, in particolare sulla storia medievale: il caso più eclatante è quello dei Sette Regni in lotta e contemporaneamente in coesistenza fra loro, chiara immagine della storia più remota dell’Inghilterra, quando questa era divisa in sette regni che si contendevano il predominio sull’isola e periodo noto come eptarchia. Oppure, sempre restando nel territorio inglese, il vallo di Adriano, che nella Roma imperiale separava i territori civilizzati da quelli barbarici, diventa lo spunto per l’idea della Barriera, l’imponente muro di ghiaccio (e magia) che separa le terre di possesso del Trono di Spade dai territori incivilizzati abitati dai Bruti. Ma l’evento su cui ci si soffermerà in questo articolo è situato molti secoli dopo questi riferimenti, nella storia non antica bensì moderna.

Dalla finzione alla realtà

L’episodio 03×09 di “Game of Thrones” (“Le piogge di Castamere”), nonostante sia stato trasmesso oltre nove anni fa, è ancora nei cuori di molti fan come uno degli episodi più tristi a causa della morte di uno dei personaggi preferiti di tutto il mondo di Westeros, Robb Stark. A rendere la sua morte così triste e drammatica, oltre che il dover dire addio a uno dei personaggi più propositivi della serie, concorre la dinamica dell’evento, che avviene non in un campo di battaglia, in qualche duello in cui il giovane Re del Nord può farsi valere come aveva fatto fino a quel momento, bensì nel peggiore dei modi, pugnalato a tradimento durante un momento di festa, a un matrimonio, che rappresenta lo sterminio dei nobili e delle truppe del Nord e delle sue alleate. Il matrimonio, ricordiamolo, era quello fra Edmure Tully, zio di Robb in quanto fratello della madre del Re del Nord, Catelyn, e Roslin Frey, una delle innumerevoli figlie di Walder Frey, l’anziano capofamiglia dell’omonima casata. Il matrimonio doveva sancire l’alleanza fra i ribelli Stark e la riottosa famiglia Frey, che nonostante fosse sottomessa alla casata Tully manteneva comunque una certa autonomia e andava perciò convinta in altri modi oltre che col vincolo di fedeltà di natura vassallatica. Il patto originale prevedeva che fosse lo stesso Robb a sposare la giovane, ma questi durante un assedio è ferito e poi curato da una giovane, Talisa Maegyr (nei romanzi Jeyne Westerling), della quale si innamora e convola dopo poco a nozze, dettate da nessun interesse politico, bensì solo amoroso. Questo evento adira molto Walder Frey, che si vede umiliato dall’atto di Robb dopo che il Re aveva dato la sua conferma per il matrimonio con Roslin, ma per non perdere l’alleanza del “signore del guado”, offre al posto della sua persona lo zio. E’ qui che ha inizio il tradimento, dettato dal desiderio di vendetta di Walder, che accetta volentieri il nuovo accordo e nel frattempo si accorda segretamente con la famiglia Lannister per organizzare una congiura nel momento in cui le forze del Nord sono indifese. E’ la contrapposizione fra i malefici orditi dai Frey e dai Lannister da un lato, e la gioia dell’evento felice sia sentimentalmente che politicamente per gli Stark e i Tully dall’altro, a generare il dramma con così tanta potenza che ancora a distanza di anni è ricordato dai fan come uno dei momenti di più alto spicco della serie. Eppure un tale inganno così spietatamente organizzato, che si possa credere o no, non è frutto della pura fantasia di Martin, ma trova le sue basi su un evento realmente accaduto nel Cinquecento.

Le “Nozze Rosse” secondo il romanzo (illustrazione di Gustavo Pelissari)

Agli albori della strage di San Bartolomeo

Con strage o notte di San Bartolomeo si intende il massacro degli ugonotti effettuato dalle forze cattoliche nell’ambito della guerra religiosa francese fra la notte del 23 e del 24 Agosto del 1572. Si distingue da tutti gli altri massacri avvenuti nel corso della stessa guerra, ma anche di altre, perché avvenne a tradimento, esattamente come le nozze rosse, durante i festeggiamenti per un matrimonio che, al contrario di come poi avvenne, avrebbe dovuto rappresentare l’inizio di un nuovo periodo di forza e prosperità per la Francia. I due novelli sposi erano due dei maggiori esponenti delle fedi che si contrapponevano: dal lato cattolico la Principessa Margherita di Valois, dal lato ugonotto Enrico di Borbone, da poco divenuto Re di Navarra. La guerra di religione in Francia era comunque scoppiata già da oltre dieci anni, e vedeva contrapporsi le forze cattoliche guidate dalla corona francese e da diversi nobili, in particolare la famiglia di Guisa, e quelle protestanti, per la maggior parte calviniste, definite dallo scoppiare della guerra, nel 1562, ugonotte (nome dall’etimo incerto, forse risalente a Besançon Hugues, uno dei leader dei calvinisti a Ginevra) guidate da altri membri della nobiltà, in particolare, dalla famiglia Borbone, Re di Navarra. Le proteste in un primo momento furono fermate grazie al grande carisma dei due Re Francesco I e poi Enrico II, ma quando quest’ultimo morì nel 1559 i suoi successori, prima Francesco II (il cui regno durò solo un anno) e poi Carlo IX, che nel 1560 era ancora un bambino di dieci anni, non poterono riuscire ad arginare il crescente numero di protestanti, soprattutto se si pensa che l’unica Reale rimasta in grado di poter prendere decisioni era Caterina de Medici, moglie di Enrico II e madre dei due Re, malvista da popolo e nobiltà sia perché donna che perché straniera. L’improvvisa debolezza dei Reali di Francia e la grande popolarità dell’idea religiosa protestante fece sì che questa potesse facilmente diffondersi e trovare l’appoggio oltre che della plebe anche di diversi nobili, che vedevano in ciò inoltre una possibilità di incrementare i loro privilegi a danno dei Reali stessi, e che la regina reggente cercava di arginare tramite una politica tollerante, forse anche troppo, che in tal modo le fece guadagnare ulteriormente l’antipatia di entrambe le parti. La prorompente ascesa dei protestanti generò grande scalpore e scompiglio fra i nobili e la gente comune ancorati al cattolicesimo, al punto che nel 1562 il nobile più importante a corte, Francesco di Guisa, ordì una congiura a danno di diversi calvinisti che scatenò la cosiddetta prima guerra di religione francese (in totale se ne contano otto, ma i confini fra queste sono così labili che alcuni preferiscono considerarla come una sola grande guerra). La guerra si risolse l’anno successivo con la cosiddetta pace di Amboise, che fu possibile grazie alla morte, nel corso della guerra, sia di Francesco di Guisa che di Antonio di Borbone, guida del partito ugonotto, col trionfo di una linea moderata. Fu proprio questa linea però che fece sì che la guerra potesse tornare a imperversare, attirando l’attenzione ora anche delle Nazioni estere, in particolare della Spagna e dell’Inghilterra, guidate all’epoca da sovrani di grandissimo prestigio: Filippo II, figlio di Carlo V, l’Imperatore del “Regno su cui non tramonta mai il sole”, ed Elisabetta I, figlia del grande Enrico VIII, che diede indipendenza alla Chiesa anglicana sfidando e vincendo lo stesso Papa, e in cui si avevano grandi speranze dopo il periodo oscuro passato sotto il Regno di Maria I, “La Sanguinaria”,  che si schierarono rispettivamente a fianco dei cattolici e dei protestanti.

“Enrico II Re di Francia, Caterina de Medici e i loro figli” di Alfred Johannot (Museo del Louvre)

La notte di San Bartolomeo

Le guerre quindi proseguirono quasi ininterrottamente per dieci anni, nel corso delle quali gli ugonotti continuarono sia a vincere che ad aumentare i loro ranghi e il loro prestigio, complici anche i loro nuovi alleati, i molti principi tedeschi protestanti del Sacro Romano Impero, che furono aiutati proprio dalla Francia nel corso della loro ribellione contro Carlo V ormai trenta anni a quella parte, e che ora assistevano i loro amici e confedeli. Caterina de Medici aveva continuato con la sua politica tollerante ma non era riuscita a raggiungere nessun risultato soddisfacente, e ormai si era abbandonata anche lei a idee più soppressive e totalitarie e seguita da Carlo IX, ora divenuto abbastanza grande da poter essere re senza l’assistenza di nessuno. Tuttavia ormai la corte stessa di Parigi era piena di alleati e membri degli ugonotti, fra i quali spiccava l’ammiraglio de Coligny, il quale con le sue azioni diplomatiche e militari era riuscito a ottenere un importantissimo risultato per la sua fazione, il matrimonio fra Enrico il Borbone di Navarra e la sorella del Re Margherita di Valois. Il fatto aveva un grandissimo rilievo poiché avrebbe rappresentato l’ingresso nella Famiglia Reale, da sempre cattolica, di un membro ugonotto, e addirittura del leader della fazione ribelle. Le nozze si svolsero il 18 Agosto 1572 e furono seguite da molti giorni di festa per tutta la città di Parigi. Accorsero membri ugonotti da tutta la Francia per assistere alla loro ultima, grande vittoria, fra cui molti rappresentanti della nobiltà e comandanti militari, quasi come a voler simboleggiare che ormai anche la città di Parigi era loro. Ma Carlo IX e la madre non erano d’accordo, e notando come molti pilastri delle forze ugonotte fossero lì radunati in un unico punto, decisero di sfruttare l’occasione e colpire alle spalle tutta l’organizzazione protestante. Alle tre di mattina del 24 Agosto, su ordine del Re, le porte della città furono chiuse, i cattolici armati, e la strage ebbe inizio. Le resistenze furono scarse e i morti oltre misura, fra cui molti plebei accorsi per difendere le loro guide, le quali però alla fine morirono ugualmente. La vittima principale e una delle prime a essere uccisa fu proprio l’ammiraglio de Coligny, mentre Enrico di Navarra fu risparmiato in quanto la famiglia Borbone aveva legami di sangue con i regnanti francesi, rendendo quindi un attacco contro Enrico un attacco contro la Famiglia Reale, soprattutto ora che era sposato con una Principessa (tra l’altro sua cugina di secondo grado). La mattina seguente le stragi ancora imperversavano e ormai nessun cittadino di Parigi era al sicuro dall’ira cattolica e dalla disperata difesa ugonotta, e servì l’intervento dell’esercito per riportare la calma nella città. Tuttavia nel resto della Francia la notizia si diffuse in brevissimo tempo e in tutte le città altri fanatici cattolici organizzarono altre notti di San Bartolomeo con lo stesso intento, eliminando quasi del tutto ogni ugonotto e portando quasi alla vittoria i cattolici. Una vittoria senza gloria, ma sempre una vittoria. Quasi.

“Un matin devant la porte du Louvre”, di Edouard Debat Ponsan

Non una vittoria

Quello che avvenne dopo sembra quasi voler essere una punizione per la grande infamia commessa dai cattolici: i dubbiosi o i moderati rimasero inorriditi dal gesto e decisero di passare dal lato delle vittime, e i superstiti nel frattempo non avevano gettato la spugna, bensì si erano lanciati in una nuova campagna di conversione al loro credo facendo leva sul perverso gesto da poco compiuto dai cattolici e sulla sgraditissima reggente che ancora restava attaccata al trono. Inoltre due anni dopo Carlo IX morì senza lasciare eredi, per cui ottenne la corona il fratello Enrico III, che l’anno precedente era stato eletto Re di Polonia (il Regno di Polonia infatti aveva una monarchia non dinastica bensì elettiva, per cui alla morte del Re se ne eleggeva un altro fra tutti i candidati proposti in giro per l’Europa), a patto che la politica francese sulla religione non prendesse pieghe troppo violente, impedendo quindi ulteriori persecuzioni dei protestanti. Il risultato di tutto questo fu che gli ugonotti si ripresero e ricominciarono a guerreggiare con più forza di prima, dando origine alla fase della guerra di religione definita guerra dei tre Enrichi, poiché i tre schieramenti che si fronteggiavano erano guidati da Enrico di Guisa (cattolico), Enrico di Borbone (ugonotto) ed Enrico III (politico, ossia neutrale). In ogni caso, alla fine la guerra fu vinta, ironia della sorte, proprio da Enrico il Borbone, quasi a voler dimostrare come la congiura di San Bartolomeo sia stata la chiave di volta per l’esito del conflitto religioso, che avrebbe dovuto rovinare la sua fazione e invece la rese più forte e più unita che mai. Il fatto che alla fine il Borbone, divenuto Enrico IV, si sia convertito al cattolicesimo non deve trarre in inganno, perché si tratta di una conversione dettata dal solo desiderio di voler portare finalmente la pace su un territorio devastato da oltre quarant’anni di guerra civile e su cui marciavano truppe straniere senza nessun diritto. E anche in Game of Thrones alla fine la tattica dei Frey basata sull’inganno si rivelerà un fallimento e una rovina, in primis per loro stessi, che affogheranno nella loro stessa cupidigia e invidia, come a voler dimostrare che per quanto il mondo possa essere ingiusto, voler seguire l’onore e i propri princìpi può non essere stupido, e può essere la chiave della vera vittoria, quella che rende immortali nel corso dei secoli e nel cuore dei fan.

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