Genie Wiley: la bambina selvaggia che visse isolata dal mondo per molti anni

La vita di una bambina distrutta da un padre psicologicamente instabile.

Una bambina rinchiusa in una stanza per molti anni? Può sembrare una storia da film horror, purtroppo non è così. A volte la realtà supera l’immaginazione.

GENIE LA BAMBINA “INESISTENTE”

Genie (pseudonimo usato per proteggere la privacy di una ragazzina) nacque nel 1957 ad Arcadia, in California. Figlia di Dorothy Irene Oglesby e Clark Wiley. I genitori avevano avuto già, prima di “Genie”, dei figli ma morirono nei primi anni di vita, tranne John Wiley. Il padre rinchiuse la figlia di 20 mesi in una stanza e per 12 anni fu isolata dal mondo intero. Fino a quando il 4 novembre del 1970, la madre e Genie si recarono in un edificio pubblico di Temple city per chiedere il sussidio statale per la quasi totale cecità della donna. Ma la cecità di Dorothy passò in secondo piano quando, l’operatore sociale che le aveva accolte capì che la bambina si comportava in modo strano ed era trascurata (movimenti scoordinati, emetteva suoni simili a grugniti e visibilmente spaesata). L’operatore allora fece delle domande per capirci qualcosa. Subito dopo l’uomo chiamò la polizia e da quel punto tutti i mali vennero a galla. Ma perché il padre ha riversato tutto il suo male su una bambina innocente?

UN PADRE PSICOLOGICAMENTE INSTABILE

Il padre della bambina Clark Wiley, aveva avuto un’infanzia tormentata (subì bullismo) ed era molto legato a sua madre. Una donna che aveva capito l’instabilità del figlio tanto da prendersi cura del nipote John. Ma successivamente la madre di Clark venne investita, da un autista ubriaco alla guida di un camion, sotto gli occhi del figlio. Da quel momento, Clark decise di andare a vivere con la sua famiglia nella casa della mamma, trasformare una camera in un santuario per la madre e iniziò ad odiare la società tanto da isolare quanto più possibile l’intera famiglia. Tutti i componenti del nucleo famigliare subivano soprusi da parte di Clark. Ma più di tutti la figlia “Genie”. Ma perché? La piccola appena nata soffriva di displasia dell’anca (una malattia che non trattata porterebbe all’invalidità). La malattia fu curata ma il padre pensò, a causa del fatto che la bambina avesse un ritardo nel camminare, che Genie soffrisse di problemi legati a disturbi cerebrali (idea sostenuta da un medico che la visitò). Decise quindi di rinchiuderla in una stanza. Qui la bambina di giorno veniva legata con una camicia di forza e di notte la infilava in un sacco a pelo lasciandola immobilizzata in una culla che chiudeva con una tavola di ferro. Se Genie parlava, lui la picchiava con un’asse di legno. Quando il tutto fu scoperto, si organizzò il processo ma Clark si suicidò con un’arma da fuoco prima del suo inizio. Lasciò un biglietto con scritto “I mondo non capirà mai”.

MA COSA ACCADDE A GENIE SUCCESSIVAMENTE?

Genie venne ricoverata nel Children’s Hospital di Los Angeles. Inizialmente la bambina tredicenne pesava solo 27 chili, emetteva versi incomprensibili, le sue abilità motorie erano paragonabili ad una bambina molto piccola e la sua camminata era definita “a coniglio”. Era solita masturbarsi in pubblico e questo ha fatto pensare agli psicologi che avesse subito molestie sessuali da parte del padre. Venne assistita a lungo e studiata dai migliori medici e specialisti e dei piccoli miglioramenti ci furono. Infatti imparò la lingua dei segni, a sorridere e a disegnare. Ma dopo alcuni anni il progetto smise di essere finanziato e Genie si trovò a girovagare da una famiglia all’altra fino ai 18 anni. I suoi miglioramenti erano svaniti e il suo sviluppo regredito. Quando raggiunse quell’età ritornò a vivere con la madre.  Poco dopo però la ragazza fu portata in una casa si cura per persone “mentalmente sottosviluppate” in California. E visse lì fino alla vecchiaia. Una tragedia che ha distrutto la vita di una persona innocente.

UNA VICENDA CHE HA DATO UN AIUTO ALLA RICERCA SCIENTIFICA

Da un punto di vista scientifico la storia di Genie ha portato numerosi specialisti ad individuare il periodo critico. Ma che cosa è? Il periodo critico è costituito da momenti nel corso dello sviluppo nei quali l’individuo deve essere esposto a certe esperienze al fine di acquisire un’abilità particolare. Senza determinate esperienze, in determinati periodi, alcune funzioni psicologiche non si sviluppano. Secondo Lenneberg, un linguista e psicologo, il periodo critico va da 18 mesi fino alla pubertà. Infatti la ragazzina “selvaggia” non avendo avuto rapporti con l’ambiente esterno e un ambiente famigliare educativo non ha potuto sviluppare capacità che bambini della sua età avevano.

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.