Hong Kong, Magritte, V-J Day: quando il bacio è rinascita

Dura oramai da mesi la lunga protesta dei manifestanti ad Hong Kong contro una legge che permetterebbe di estradare gli oppositori politici in Cina. Si dice che, riversato nelle strade, tra le varie proteste, c’era quasi un abitante su sette; ossia circa un milione di oppositori alla legge. In questo contesto, qualche giorno fa, proprio ad Hong Kong, un video è diventato virale: quello di due ragazzi che si scambiano tenere effusioni mentre indossano la maschera antilacrimogeni. Può un gesto così semplice, ma al contempo carico di emozioni, far rinascere lo spirito di unione tra i popoli? In questo piccolo “viaggio”, l’artista René Magritte e il fotografo Alfred Eisenstaedt ci aiuteranno a comprendere meglio il legame che c’è tra bacio, rinascita e incertezza.

I manifestanti a Hong Kong il nove giugno scorso con i cartelli “No extradition!”, in protesta contro il disegno di legge che prevede, per l’appunto, l’estradizione verso la Cina

Bacio e protesta: quando i sentimenti si acuiscono e vacillano

Partiamo da un fatto: Hong Kong è in subbuglio da mesi. I manifestanti chiedono più democrazia e libertà e la paura di annessione alla Cina è enorme. De iure Hong Kong appartiene alla Cina, ma de facto è un territorio autonomo, che possiede una propria moneta, bandiera e sistema politico, totalmente differente da Pechino. I principi di autodeterminazione di Hong Kong si basano su una particolare forma di legge chiamata “Basic Law”, che non è altro che una common law anglosassone ammodernata. Sì, perché il “porto profumato” (questa la traduzione in lingua di “Hong Kong”) è stato a lungo una colonia inglese e degli eco si sentono ancora tutt’oggi. Gli hongkonghesi protestano principalmente per un fatto: la Basic Law stabilisce la salvaguardia dei diritti e le libertà dei cittadini per cinquant’anni dopo la riconsegna alla Cina (fino al 2047), ma molti residenti sostengono che Pechino stia già iniziando a violare in modo più o meno plateale questi diritti. Tutto questo si riversa anche sul punto di vista economico, con estreme difficoltà di approvvigionamento di cibo per Hong Kong, che ha come primo partner commerciale proprio la Cina stessa. Nei giorni scorsi, la governatrice di Hong Kong, Carrie Lam, ha ritirato formalmente la proposta di legge sull’estradizione, ma il provvedimento, ormai, non sembra essere sufficiente per placare le proteste. In un clima di questo genere la società non si sviluppa, non possiede quello slancio vitale che permette di autodeterminarsi. Quello che resta, però, sono proprio le persone, gli esseri umani. In un periodo buio come quello che sta trascorrendo questa nazione, un gesto semplice, ma di un’umanità disarmante ha fatto il giro del web in poco tempo ed è diventato subito virale: un video. Più specificatamente un bacio, tra un ragazzo ed una ragazza con le maschere antigas nel bel mezzo di una delle tante proteste di questi ultimi giorni, sinonimo che i sentimenti e i valori che si ripongono nell’altra persona possono andare sempre oltre ed essere terra fertile per rinascere.

“Gas Mask Kissing”, un frame del video diventato subito virale, simbolo della protesta.

Un velo di incertezza e immedesimazione: quando il bacio diventa rappresentazione allegorica

“Comme l’ambre, le musc, le benjoin et l’encens, / qui chantent les transports de l’esprit et des sens.” (“Come l’incenso, l’ambra, il muschio, il benzoino, che cantano dei sensi e dell’anima i lunghi rapimenti.”). Così come Charles Baudelaire congeda il lettore dalla poesia “Correspondances” (“Corrispondenze”), un altro francese, René Magritte, con il quadro “Les Amants”, (“Gli amanti”) canta i sensi e l’anima del più lungo rapimento possibile: il bacio. Il dipinto surrealista di Magritte evidenzia tutte le caratteristiche del provare un senso di incapacità nel trapelare e scovare emozioni fra i due amanti, coperti entrambi da un velo che non permette di vedere chi c’è sotto di esso. Proprio come in Baudelaire, la corrispondenza più forte tra il bacio di protesta ad Hong Kong e questo ambiguo di Magritte è il desiderio di voler rappresentare tutti (o nessuno, a seconda dei punti di vista). Il velo che cinge il capo dei protagonisti del quadro è un’altra maschera, che cela uno dei desideri più reconditi dell’animo umano: l’immedesimazione. Entrambi i baci analizzati non implicano mai lo sfiorarsi fisico dei due corpi, sempre separati da un mezzo: nel primo caso proprio dalle maschere, in quest’ultimo dal velo. È proprio in questi termini che il fruitore guarda l’opera come se ci si riconoscesse ed è qui che entra in gioco anche l’altra pulsione fondamentale: l’incertezza. La domanda che inconsciamente Magritte vuole far balenare nella testa dell’osservatore è: “Sono o non sono io l’uomo (o la donna) rappresentato?”. Beneficio del dubbio, che è poi quella spinta, quell’elan vital (slancio vitale) bergsoniano, che ci permette di formare un parallelismo biunivoco tra materia e memoria.

“Les Amants” (“Gli Amanti”) di René Magritte è un olio su tela realizzato nel 1928. Oggi si trova al MoMA di New York

Quell’eterno bacio a Times Square, tra realizzazione e compimento

Cosa accade quando maschere antigas e veli spariscono? Cosa succede quando il contatto avviene, ma non per mezzo di qualcosa di esterno? È quello che ha provato a far comprendere il fotografo Alfred Eisenstaedt nel 1945, quando, prendendo in mano la sua Leica III, scattò la celebre foto “V-J Day in Times Square” (Victory over Japan Day). Un marinaio americano che bacia una sconosciuta a Times Square, foto poi divenuta simbolo della vittoria e delle celebrazioni post secondo conflitto mondiale. Come per il video dei due ragazzi ad Hong Kong, anche in “The Kiss” (titolo alternativo della foto di Eisenstaedt) rintracciamo degli elementi in comune: il bacio, in questi due casi presi in esame, è il compimento e la realizzazione nel suo piccolo, di un qualcosa di più grande. È la spiegazione di problemi (in questo specifico caso tragedie) nel passato mediante una focalizzazione che inquadra solamente una, tra le pressoché infinite storie della seconda guerra mondiale. È proprio questo totale restringimento di campo e azione che ci fa rimanere colpiti da queste immagini, soprattutto perché ne conosciamo il contesto da cui sono state prelevate. Sono foto-simbolo (o quadri, se citiamo anche “Les Amants” di Magritte) perché anche se non ci rappresentano in prima persona, ci immedesimiamo in esse, sono immagini speciali, perché ci rappresentano… non rappresentandoci.

“V-J Day in Times Square”, foto scattata il 14 agosto 1945 da Alfred Eisenstaedt. La foto è diventata famosa dopo la pubblicazione sulla rivista “Life”, sezione “Victory Celebrations”.

Siamo veramente disposti a pagare il prezzo del dolore passato per vedere dei gesti di così estrema umanità nel presente?

Giovanni Maria Zinno

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