Il Superuovo

Gangsters tra due fuochi: Tony, Romeo e Jughead, divisi tra l’amore e la famiglia

Gangsters tra due fuochi: Tony, Romeo e Jughead, divisi tra l’amore e la famiglia

Quando il mito del ‘principe azzurro’, si unisce a quello del ‘cattivo ragazzo’, c’è da perdere la testa: i protagonisti di ‘West side story’, ‘Romeo e Giulietta’ e ‘Riverdale’ in azione, tra bande rivali e amori (forse) impossibili.

Abbiamo tre storie apparentemente molto diverse tra loro, una ambientata nella Verona dell’età comunale, un’altra nell’Upper West Side di New York, a metà degli anni cinquanta, e l’ultima, nella cittadina di Riverdale, ai giorni nostri. Tra i protagonisti spiccano i nostri ‘eroi’, Romeo, Tony e Jughead, giovani, innamorati, e pronti a tutto per la ragazza che amano; eppure non è sempre così facile scegliere tra l’amore e il sangue, tra il dovere e la felicità. Vediamo come se la sono cavata loro!

Romeo

‘Romeo and Juliet’, ecco la tragedia composta da William Shakespeare tra il 1594 ed il 1596, che diverrà l’archetipo dell’amore perfetto: i due si amano follemente, ma i genitori non vogliono. In realtà, la storia, ha radici ben più antiche ed intrecciate: abbiamo testimonianze circa le due famiglie, già a partire dal 1300, quando Dante, nel VI canto del Purgatorio, citò “Montecchi” e “Cappelletti”. Da quel che possiamo ricostruire, i primi erano originari di Verona, mentre i secondi, pur essendo presenti nella fatidica città, provenivano da Brescia; inoltre, non ci sono notizie certe che attestino effettivi scontri o lotte tra le due: l’unico dato sicuro è il fatto che non scorresse buon sangue tra i Montecchi, e la fazione dei Guelfi.  Questa storia, che sicuramente molto deve al racconto di Piramo e Tisbe, narrato nelle Metamorfosi di Ovidio, ha trovato, nel corso del tempo, diversi riadattamenti, tra modifiche e traduzioni: l’ultima, quella diArthur Brooke, servì da canovaccio per la stesura definitiva di Shakespeare.                        Romeo, giovane figlio dei Montecchi, è disposto a rinunciare a qualsiasi cosa per la sua Giulietta, la bella Capuleti di cui è innamorato, dichiarando, infatti, di poter fare a meno perfino del suo nome, pur di raggiungere la felicità con lei. Il loro piano è folle, pericoloso, frettoloso e, forse, incomprensibile; Shakespeare riduce, infatti, una vicenda di nove mesi, in un episodio di un paio di giorni: va bene l’amore a prima vista, ma questo è un vero e proprio colpo di fulmine! Uno di quelli che ti fanno “tremar le vene e i polsi”, che ti portano via la lucidità, riducendoti ad un cuore che batte, disposto persino a rischiare la morte. I due ci appaiono, allora, come veri e propri eroi tragici, il cui destino è inevitabile, ma che non si arrendono, non si danno mai per vinti, lottano fino alla fine, e che fine! Però, un po’ lo si sapeva, no? Ce lo aspettavamo. Non è così facile ignorare la cupezza gotica che ammanta tutto il racconto sin dall’inizio, quella sensazione che qualcosa non andrà per il verso giusto: c’è come un avvoltoio appollaiato, che aspetta, che lo sa.

Tony

Gli appassionati di musical, ricorderanno sicuramente Tony, il bianco Jets innamorato di Maria,  sorella del capo degli Sharks, i portoricani dell’ Upper West Side. Anche qui, vediamo due schieramenti rivali, nemici giurati, due gangs pronte a farsi a pezzi, pur di avere il controllo della zona. Questo iconico pezzo di teatro, scritto da Arthur Laurents e musicato da Leonard Bernstein, ci mostra una cruda realtà fatta di violenza e ‘ammazzamenti’, di risse e vendetta. Le bande rivali, nell’immaginario collettivo, sono un fenomeno tipico degli States, sviluppatosi a seguito della seconda guerra mondiale, cresciuto con gli anni, e ancora fortemente presente, così radicato nella cultura, che sembra impossibile da debellare. Eppure, i punti di contatto con la tragedia di Shakespeare sono molti, tra tradimenti e ‘regolamenti di conti’ in strada, gelosie che si intromettono, e ostacoli che sembrano buttati lì dal destino. Maria e Tony, però, non si arrendono, e cercano in ogni modo di coronare il loro sogno, di scappare insieme, consapevoli che non sarebbero mai riusciti ad essere felici in quell’inferno che faceva di tutto per tenerli separati. Ma, evidentemente, tutto ciò non è sufficiente, perché, neanche in questo caso, avremo il lieto fine in cui speravamo: Tony non ha solo Maria. Far parte di una gang, vuol dire avere un codice d’onore da seguire, legami, una famiglia che ti ha cresciuto, verso cui si hanno dei doveri, delle responsabilità. Sarà questo a costargli la vita, questo dualismo interno, che aveva anche Romeo: hanno, dentro di loro, due amori, uno per la propria ragazza, e l’altro per lo schieramento cui appartengono.

Jughead

Forsythe Pendleton Jones III, per gli amici Jughead. Ammettiamo pure che, dalle premesse, non ci aspettiamo esattamente un eroe, un combattente, un cattivo ragazzo: vediamo, piuttosto, un liceale magrolino, solo, emarginato e vestito male, che se ne sta in disparte a scrivere storie sulla propria cittadina, nascosto da un ridicolo cappellino grigio, vecchio e rovinato. “I’m a weirdo”, dice Jug, parlando di se stesso, “sono uno strano”; come dargli torto. Eppure, il nostro personaggio, ha sangue di Serpent nelle vene, e ne ha una buona dose, considerando che è il figlio di F.P., nonché il ‘re’ delle vipere. I South Side Serpents, sono la banda di motociclisti che vive nella parte povera e malfamata di Riverdale, la cui base operativa è il White Wyrm, bar altrettanto squallido e pericoloso. All’inizio della serie, vediamo Jughead tenere le distanze da questa gang, deluso dal padre e dallo stile di vita che conducono, al limite della legalità, e, spesso, anche oltre. Nonostante ciò, spinto dalle circostanze, Forsythe dovrà entrare nel gruppo, guadagnandosi la tanto ambita giacca con lo stemma, sudandosi il posto che gli spetta, quello di Leader. Essere il capo di una gang non si rivelerà un compito facile, anzi, sarà una prova ardua per il ragazzo, doversi occupare di così tante persone che si aspettano il meglio da lui. Come se la pressione non bastasse, Jughead, ha pure una ragazza, Betty, la classica biondina della porta accanto, con i capelli raccolti in una coda ordinata, e il rossetto ‘rosa innocenza’. Tenerla al riparo da un mondo di violenza e vendetta, di omicidi e rapimenti, sarà tutt’altro che semplice per giovane re, soprattutto perché Betty, innamoratissima di lui, non accetterà mai di restare dietro alle quinte, lasciando esposto solo il suo Jug, il quale si ritroverà costretto a fare una doppia fatica: difendere dalla banda rivale, i Ghoulies, sia i suoi Serpents, che la ragazza che ama.

La rosa e la spada

Abbiamo tre situazioni che, dicevamo, in apparenza, sembrano davvero differenti e lontane tra di loro. In realtà, tutte queste storie sono accomunate, tanto per cominciare, da un vuoto di potere, o meglio, da schieramenti che non hanno alcuna fiducia o rispetto nei confronti di una giustizia che sia letteralmente super partes. “Qui non c’è spazio per un re, qui due famiglie fan da sé”, questo dice la canzone dell’omonimo musical ‘Romeo e Giulietta: ama e cambia il mondo’, mentre porta sulla scena un podestà che cerca in tutti i modi di porre fine alle scorribande e agli scontri che avvengono nella Verona che gli è stata affidata. Nel caso di Riverdale, la polizia viene guardata con un occhio di sospetto, come si guarderebbe un estraneo: il South Side ha le proprie regole, è un mondo a sé, che funziona secondo dinamiche diverse. C’è un codice d’onore da rispettare, e i conti si regolano in strada. Il precario equilibrio va mantenuto grazie alla legge più antica del mondo: occhio per occhio, dente per dente. Non c’è da stupirsi, pertanto, che i nostri tre protagonisti, perfetti amanti, e cattivi ragazzi al tempo stesso, tengano una rosa in una mano, e una spada nell’altra, o una pistola, o ancora, come nel caso di Jughead, in una la penna per scrivere i suoi racconti, e nell’altra un coltellino. Mi direte che di fondo, non c’è proprio niente di strano in tutto questo, che da sempre, ogni principe che si rispetti, è pronto a difendere la ragazza che ama. Ma qui non si tratta di difendere lei, o, per lo meno, non solo lei. Ci sono delle famiglie, i cui legami sono più forti del sangue, ci sono schieramenti, giuramenti, ‘cose che vanno fatte’ per la banda, non per la propria relazione; quella è un’altra storia. E non ci sarà nulla di inaspettato, allora, in un giovane che ne uccide un altro per strada, in un ragazzo che che spara ad un coetaneo, o in un liceale che rapisce, tortura, e sfregia una donna che ha tradito i suoi Serpents. Tutti e tre amano le loro donne, ma questo non basterà mai a far dimenticare loro i propri doveri, a farli scordare della famiglia da cui provengono: quella, non si tradisce mai.

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