Fullmetal Alchemist e il pericolo della tecnica: i limiti etici del sapere scientifico

Il manga e anime Fullmetal Alchemist ci insegna quali sono le conseguenze terribili della scienza se non viene sottoposta a vincoli etici

AVVERTENZA: QUESTO ARTICOLO CONTIENE SPOILER SULLA TRAMA DEL MANGA FULLMETAL ALCHEMIST E DELL’ANIME FULLMETAL ALCHEMIST BROTHEROOD

In quest’epoca di terrapiattisti, antivaccinisti e complottisti vari sembra che il metodo scientifico e la razionalità vadano più che altro difesi. Tuttavia per lungo tempo nel corso del 20° secolo vari intellettuali hanno messo in guardia contro un’accettazione acritica ed entusiasta della scienza e delle sue verità. La paura che li muoveva era l’uso distorto che la scienza ha in mano a regimi e ideologie. Il discorso sui limiti invalicabili posti alla tecnica umana dai decreti della natura è molto antico. Il manga Fullmetal Alchemist riflette su questi temi e sulla necessità di ricordarci della dimensione della vita e dell’esistenza oltre le promesse della tecnica.

Fullmetal Alchemist, o il moderno Frankenstein

Edward: Noi alchimisti siamo scienziati. Non crediamo a cose vaghe come un creatore o un dio. Cerchiamo di spiegare le leggi che stanno alla base della materia che compone tutto quanto. Cerchiamo la verità. è ironico che proprio noi scienziati, che non crediamo in Dio, in un certo senso siamo i più vicini allo stato di un dio.

Rose: Che arroganza! Ti stai forse paragonando a un Dio?

Edward: Ora che ci penso, in un mito che adesso non ricordo, c’era questo tipo… un eroe, che si avvicinò troppo al sole e così le sue ali di cera si sciolsero e precipitò al suolo.

Fullmetal Alchemist, vol. 1

La trama di Fullmetal Alchemist si regge su una continua riflessione sul rapporto tra la scienza e il potere e tra scienza e natura. La posta in gioco sono i limiti etici che alla scienza devono essere dati e i rischi che corre un’umanità che voglia violare i decreti della natura. Dal manga di Hiromu Arakawa sono stati tratti due anime: il primo, che ha lo stesso nome del manga, si distacca dalla storia originale, mentre il secondo, Brotherood, segue la trama del manga. Questo articolo si concentrerà sui temi del manga e della seconda serie animata.

Riflessioni sul rapporto tra scienza e natura sono molto antiche, risalendo fino all’antica Grecia, dove il miglior sunto sta in una celebre frase dell’Antigone di Sofocle: Molti sono i prodigi e nulla è più prodigioso dell’uomo. Questo passaggio dà il grattacapo a parecchi traduttori perché il termine greco usato per descrivere il genere umano è deinòs, che esprime una eccezionalità e straordinarietà sia nel bene che nel male. L’uomo è dunque la cosa più prodigiosa, meravigliosa, eccelsa, ma anche la più terribile, spaventosa, malvagia. L’affermazione di Sofocle esprime un’idea che era ben chiara agli antichi: l’uomo è un’eccezione, una creatura strana che non si conforma al resto del creato. Mentre l’agire delle altre creature risponde alle necessità dell’istinto, all’uomo è data la facoltà di decidere tra bene e male, ma anche la capacità di usare il proprio sapere tecnico per riuscire in opere straordinarie domando il resto delle forze della natura. Sofocle continua: l’uomo è capace di domare il mare navigando, la terra arandola, le altre creature soggiogandole e addomesticandole, a differenza degli altri animali è dotato di parola e pensiero, e modifica l’ambiente naturale per crearsi dei ripari duraturi, all’infuori della morte inevitabile niente al mondo può competere con lui. Questa forza e questi saperi dell’uomo sono innaturali, egli è teso tra l’animale, soggetto alle leggi di natura, e la divinità, in quanto è capace di dominare il mondo. Ma questo suo essere innaturale, rende l’uomo un pericolo e già gli antichi percepivano questo pericolo: è come se l’umanità fosse collettivamente responsabile del crimine di essere andata troppo oltre, di essere oltre-natura e dunque contro-natura, di essere un’eccezione da punire. Un contemporaneo di Sofocle, Eschilo, aveva fatto di questa sensazione la base di un’intera opera, il Prometeo incatenato. Lì il protagonista Prometeo, colpevole di aver donato il sapere tecnico agli uomini, veniva punito per ordine di Zeus. Leggendo l’opera noi moderni solitamente parteggiamo per il povero Prometeo, che identifichiamo come un ribelle contro il tirannico Zeus. Il giudizio morale dello stesso Eschilo, tuttavia, sembra non essere così partigiano. Le decisioni di Zeus non possono essere sbagliate, lui è la giustizia e in quanto sovrano degli dei rappresenta il garante delle leggi di natura e del normale scorrere del mondo. Prometeo è colpevole di aver interrotto questo flusso armonioso, permettendo all’uomo di diventare la creatura deinòs che è. L’uomo è, grazie alla sua scienza, innaturale, ed è giusto che il dio che rappresenta l’ordine della natura sia infuriato per questa creatura che è un’inquietante eccezione.

Più di duemila anni dopo, una giovanissima Mary Shelley è in viaggio in Svizzera con il marito. I due vanno a visitare il poeta Lord Byron e, insieme a una serie di altri intellettuali e poeti, il gruppo si ritira in una villa sul lago di Ginevra. Passano il tempo raccontandosi storie, scrivendo e facendo gite sul lago. Un giorno, Lord Byron sfida ognuno del gruppo a raccontare una storia horror. Lì per lì a Mary non viene in mente niente, ma una notte di alcuni giorni dopo, a seguito di una discussione scientifica, Mary ha una folgorazione. Continuerà a lavorarci su per due anni, finché, nel 1818, quando Mary ha appena vent’anni, esce il suo romanzo Frankenstein, non a caso sottotitolato Il moderno Prometeo. Ispirata dagli enormi progressi tecnico-scientifici della Rivoluzione industriale allora in corso, Mary aveva immaginato uno scienziato che violava le leggi della natura, dando vita a della materia morta. L’atto di dare la vita o di vincere la morte sono, nella tradizione cristiana, associati all’agire di Dio e dunque sono l’ultima inviolabile frontiera, il diritto esclusivo che la natura si riserva anche di fronte a un’umanità dotata di mezzi tecnici sempre più potenti. Certo, noi uomini possiamo dominare la materia inerte e con essa costruire un mondo che sia per noi confortevole. Certo possiamo anche prenderci il diritto, come le altre creature, di uccidere le altre forme di vita, ma ci sembra qualcosa di estremamente sbagliato che l’uomo possa creare la vita. La coscienza, lo spirito, la mente, l’anima ci sembrano qualcosa che deve avere un che di sovrannaturale, che i nostri mezzi tecnici non riusciranno mai a imitare. Noi vediamo la vita e la morte come invalicabili limiti posti sotto il controllo di una sfera che non è quella della materialità. Che tutti gli uomini debbano morire, che i morti non possano tornare in vita e che dalla materia inerte noi non possiamo creare la vita ci sembrano non tanto dei limiti dovuti alla nostra incapacità tecnica, quanto dei vincoli metafisici, comandi di un dio che ci punirebbe se non li rispettiamo. E a poco servono le rassicurazioni del positivismo scientifico, secondo cui la vita non è che un processo meccanico come gli altri. Non basta per tranquillizzare quella parte di noi che, se mai le nostre capacità tecniche arrivassero al punto da permetterci di giocare con la vita, considererebbe le nostre azioni come una terribile colpa.

Visto che le riflessioni di Fullmetal Alchemist sono le stesse che animano sia il Prometeo che Frankenstein, un eccellente sottotitolo per il manga sarebbe stato Il moderno Frankenstein. Partiamo dall’inizio: Fullmetal Alchemist è ambientato nello stato di Amestris, una nazione che ha le sembianze tecnologiche e sociali dell’Europa del primo Novecento. E come molte nazioni di quel periodo, Amestris è uno stato militarizzato, in cui l’esercito è la principale istituzione del paese e ne controlla la vita politica. Come conseguenza, Amestris è impegnato in una serie di continue guerre contro le nazioni circostanti. Mentre, nel nostro universo, l’alchimia è stata una disciplina esoterica e pre-scientifica, ad Amestris essa è il fondamento della scienza, un misto di fisica, chimica e biologia che permette a chi è capace di usarla di sfruttare varie forme di energia per modificare la realtà che ha intorno. Come le scienze nel nostro mondo, l’alchimia si fonda su una serie di leggi scientifiche, di cui la principale è la legge dello scambio equivalente, ovvero a partire da una sostanza qualsiasi trasmutazione si compia deve preservare la stessa quantità di materia ed energia totale che quella sostanza conteneva e ciò che si ottiene deve avere le stesse proprietà fisiche del materiale di partenza. Il manga segue la storia di Edward e Alphonse Elric, due geniali e giovanissimi alchimisti (nella linea temporale principale di cui si occupa l’opera Edward ha 16 anni, Al 14). Con queste parole, Edward descrive, nel corso del suo apprendistato come alchimista, cosa è l’alchimia:

Un flusso così vasto che non riusciamo a vederlo con i nostri occhi. Non so se chiamarlo mondo o universo. Ma sia io che tu non siamo altro che una minuscola parte di quel flusso. Un piccolo pezzetto di tutto l’insieme. Ma il tutto esiste perché è formato da tanti piccoli pezzettini. Questo mondo continua ad andare avanti seguendo leggi che riusciamo a malapena a immaginare. Comprendere quel flusso, scomporlo e ricomporlo. Questa è l’alchimia.

Fullmetal Alchemist, vol. 6

I due ragazzi sono estasiati dalla scienza e dalle sue promesse. I due hanno alle spalle un tragico passato: il loro padre abbandonò la famiglia e a seguito di ciò la loro amatissima madre si ammalò e morì, lasciando i due fratelli, ancora bambini, nelle mani della zia. Diventati abilissimi alchimisti all’età di 11 anni, ma poco consapevoli dei rischi e dei limiti della scienza, i due tentano di violare uno dei più grandi tabù dell’alchimia e provano a compiere una trasmutazione umana, ovvero dare vita a della materia morta per riportare in vita la loro mamma. Del resto, secondo i principi dell’alchimia, l’uomo è riducibile agli elementi costitutivi del suo corpo. Ispirati da questa promessa dal sapore positivistico e riduzionista, i due raccolgono gli elementi costitutivi del corpo umano disegnando intorno il cerchio alchemico della trasmutazione e tentano la stessa operazione che aveva dato il via alla trama di Frankenstein. Ma la trasmutazione è impossibile e i fratelli vengono puniti per il loro atto di superbia contro natura. Entrambi vengono trasportati, separatamente, in una dimensione parallela in cui incontrano un essere che si presenta con queste parole:

Io sono colui che voi tutti chiamate Mondo. Oppure Universo. O anche Dio. O Verità. Ma pure Tutto. E anche Uno. E inoltre io sono te!

Fullmetal Alchemist, vol. 6

Dopo questo incontro Edward viene scaraventato al di là di un portale contenente la conoscenza alchemica e diventa capace di effettuare le trasmutazioni senza formula. In cambio, l’essere si prende come “prezzo” la sua gamba sinistra. Edward ritorna in questo mondo mutilato della gamba e scopre che suo fratello è sparito, essendo stato completamente risucchiato dalla “Verità”. Inoltre la trasmutazione è fallita e al posto della madre è stato creato un essere mostruoso e moribondo che non ha nulla di umano. Disperato, Ed decide di usare un’armatura della collezione di suo padre per effettuare nuovamente la trasmutazione e legare l’anima di suo fratello ad essa. Ci riesce, però è costretto ad attraversare nuovamente il portale, perdendo il braccio destro. Il risultato complessivo della trasmutazione è dunque che Ed ha perso due arti, mentre Al si trova un’armatura al posto del corpo e la zia dei due fratelli è costretta a seppellire la mostruosità che i due hanno creato. Ed decide di farsi impiantare degli automail, delle protesi capaci di movimento, al posto degli arti persi e dopo un anno di riabilitazione entra nell’esercito come alchimista di Stato, nel tentativo di avere informazioni su come riottenere i suoi arti e il corpo di suo fratello.

La Verità in Fullmetal Alchemist

L’insegnamento che la Verità vuole dare agli alchimisti che tentano la trasmutazione umana è filosofico: l’uomo non può violare le leggi di natura e l’irreversibilità della morte è una di tali leggi. Come Prometeo e Frankenstein, i due fratelli tentano ciò che è proibito agli esseri umani e dunque vengono puniti dalle divinità preposte alla conservazione dell’ordine della natura. L’alchimia è la scienza, ma neppure la scienza può riportare indietro i morti. Con crudele ironia, il “Dio” che si trova nella dimensione parallela dona agli alchimisti colpevoli una enorme conoscenza alchemica facendoli diventare formule alchemiche viventi ma in cambio si prende pezzi del loro corpo: coloro che avevano cercato di ridurre l’essere umano alla conoscenza scientifica si trovano costretti a barattare tale conoscenza per parti del loro fisico. I due fratelli continuano a essere divisi tra la volontà di scoprire un modo per riprendersi i loro corpi e il senso di colpa per ciò che hanno fatto. Noi come lettori empatizziamo per i due protagonisti, così come empatizziamo per Prometeo e Frankenstein, ma rimane l’idea che “la Verità è crudele ma è sempre giusta” (vol. 11).

Lo scienziato pazzo e il pericolo della tecnica

Nel corso delle loro avventure per riottenere i loro corpi, i fratelli continuano a incontrare casi di conflitto tra la conoscenza e altri aspetti della natura umana. Il manga si apre con i due che vanno nella città di Reole dove il sacerdote Cornello usa una finta pietra filosofale per compiere trasmutazioni alchemiche che violano la legge dello scambio equivalente. Cornello fa credere alla popolazione della cittadina che questi “miracoli” siano dovuti al Dio Leto e vuole usare la religione come strumento per crearsi un esercito di fanatici. In questo e in altri vari punti del manga, i due fratelli si scontrano con fanatici religiosi e mettono in mostra la visione atea del mondo che hanno in quanto scienziati. Nonostante quello che è successo, i due non hanno perso fiducia nella scienza, che è l’unica fonte accurata di conoscenza sul mondo e come dice Alphonse al fanatico Scar:

Scar: Credi ancora nell’alchimia, nonostante ti abbia ridotto il corpo in quel commiserevole stato?

Alphonse:è vero che avere questo corpo ha un sacco di inconvenienti, ma avere inconvenienti non significa per forza essere infelice! Non hai nessuna ragione per avere pietà per me! Il mio fratellone ha usato l’alchimia per tenere legata a questo mondo la mia vita! Rinnegarla adesso sarebbe come rinnegare anche il mio fratellone e… l’alchimia stessa! Io credo nelle possibilità dell’alchimia e continuerò a crederci!

Fullmetal Alchemist, vol. 12

La conoscenza scientifica ha dei limiti che vanno rispettati ma contro la scienza stessa non si può andare, a meno di non voler finire nelle maglie della superstizione e dell’irrazionalità.

Dopo aver smascherato i piani di Cornello, i due fratelli vanno a studiare a casa dell’alchimista Tucker, il primo che sia riuscito a creare una chimera parlante, che era poi morta. Tucker riesce a creare una nuova chimera nel tentativo di passare l’esame di selezione e preservare il titolo di alchimista di Stato, ma i due fratelli scoprono un’atroce verità: Tucker ha usato sua figlia, una bambina, e il suo cane trasmutandoli insieme per creare la chimera.

Tucker: Sì, ma perché ti arrabbi tanto? La scienza medica insegna che il progresso umano è il risultato di innumerevoli esperimenti sugli esseri viventi. Se anche tu sei uno scienziato…

Edward: Chiudi quella fogna! Credi di poterla passare liscia?! Dopo esserti divertito a giocare con la vita umana?!

Tucker: “Con la vita umana”?! Già… con la vita umana, eh? Sentitelo, l’alchimista d’acciaio! Perché il tuo braccio, la tua gamba, l’intero corpo di tuo fratello non sono forse il risultato dei vostri giochi con la vita umana?! Siamo uguali io e te!

Edward: Non è vero!

Tucker: Sì che è vero! L’abbiamo fatto solo perché ne avevamo la possibilità a portata di mano!

Fullmetal Alchemist, vol. 2

Tucker è l’esempio dello scienziato privo di vincoli etici e il suo episodio è l’opposto speculare di quello di Cornello. Mentre molte delle persone manipolate dal sacerdote sentivano comunque un effetto positivo sulla propria vita che usualmente la religione dà, Tucker è privo di umanità e compassione perché è abituato a deprezzare il valore della vita umana vedendola esclusivamente in termini scientifici e non assegnando ad essa alcun valore sacro. Inoltre, egli è talmente ossessionato dal progresso scientifico e dai propri fini da scordarsi completamente degli altri. I due episodi di Cornello e di Tucker segnano il tono delle riflessioni che attraversano tutta l’opera e tendono a dirci due cose importanti: la prima è che la scienza diventa un problema se viene messa al servizio delle ideologie, come la religione, la seconda è che la scienza stessa può diventare una sorta di religione.

La critica di Heidegger alla tecnica si fonda sull’idea che essa non debba essere intesa, come l’antico artigianato, come un’attività in continuità con il normale produrre della natura, ma come una provocazione della natura stessa. Il tecnico moderno impone un ordine alla natura, le impone di presentarsi all’uomo secondo ciò che per l’uomo è utile. Ogni cosa con cui la tecnica entra in contatto diviene sfruttata o sfruttabile e dunque indistinguibile dalla tecnica stessa e dai suoi fini: “Non è la centrale idroelettrica a essere costruita nella corrente del fiume, bensì è la corrente del fiume a essere incanalata all’interno della centrale idroelettrica, e ciò che essa è lo è in base all’essenza di quest’ultima.” (Conferenze di Brema e di Friburgo). La natura viene ridotta a risorsa e viene rappresentata solo in termini fisico-chimici come una parte del processo dell’ordinare. Questo diventa un problema nella misura in cui l’uomo stesso subisce questo ordine, ovvero in cui diventa e si autopercepisce come un pezzo della macchina e basta, come un impiegato dell’ordinare, vedendo la tecnica come suo unico orizzonte: “‘Pezzi di riserva’ di questa risorsa dell’organizzazione e del controllo del pubblico non sono solo i macchinari, bensì anche, a modo loro, gli impiegati di questa fabbrica, fino al membro del consiglio di amministrazione […].” L’uomo è un pezzo tra i pezzi, una risorsa funzionale all’ordinare della tecnica e in questo senso perde la propria responsabilità. Non solo ma egli si dimentica dell’essere delle cose, ovvero comincia a vederle solo come risorse della tecnica stessa. Alla fine della catena si può immaginare ci sia una persona come il Tucker di Fullmetal Alchemist che vede ogni cosa semplicemente come una risorsa della scienza e vede sé stesso come uno strumento al servizio della scienza.

Fullmetal Alchemist e il fascismo

Abbagliato dalle possibilità della tecnica, l’ho servita negli anni decisivi della mia esistenza. Ora, al termine di questa mia esperienza essa, la Tecnica, trova davanti a sé il Dubbio.

Albert Speer – Memorie dal Terzo Reich

Il grande sviluppo scientifico in atto da quattro secoli è forse la più grande impresa collettiva dell’umanità. Esso ha permesso a milioni di persone di uscire dalla povertà, dalla miseria, dall’ignoranza e dalla fame e gli ha consentito di iniziare a progettare le proprie vite. Non solo, ma ha moltiplicato il numero di esseri umani esistenti sul pianeta, riducendo la mortalità infantile ed aumentando la speranza di vita e ci ha permesso di accrescere enormemente il nostro sapere collettivo. Tuttavia, la nostra storia ci ha insegnato quanto negativi sono gli effetti di questo potere se esso viene usato male. La conoscenza tecnica ci dà mezzi per torturare e uccidere persone a una scala mai vista prima e anche strumenti per dominare, spiare e indottrinare le persone in modo molto più efficace dei vecchi strumenti di persuasione e costrizione basati sulla semplice intimidazione. In questo processo, la scienza disumanizza sia la vittima, che diventa nient’altro che un numero, che il carnefice, che diventa lo strumento di organizzazioni molto più vaste di lui e che dunque può appellarsi al principio del “stavo solo obbedendo agli ordini”. Gli esempi peggiori di questa deformazione del sapere tecnico si sono espressi nel fascismo, in particolare nelle sue varianti tedesca e giapponese in cui scienziati al servizio del governo attuarono le peggiori nefandezze.

Hannah Arendt e Martin Heidegger

Fullmetal Alchemist esplora il legame che ci può essere in periodi travagliati della storia tra potere militare e scienza. Un complotto degli alti comandi militari viene pian piano scoperto dai protagonisti, ed è relativo al più potente manufatto alchemico: la pietra filosofale. La pietra consente di effettuare trasmutazioni ignorando la legge dello scambio equivalente, ma l’ingrediente per ottenere la pietra sono vite umane. Si scopre che l’esercito ha volutamente creato e amplificato conflitti con lo scopo di appropriarsi di “materiale umano” su cui effettuare esperimenti con lo scopo di creare pietre filosofali, chimere e altre mostruosità. L’evento peggiore di questo piano fu la guerra di sterminio di Ishbar in cui gli alchimisti di Stato vennero usati come armi umane per uccidere una minoranza etnica di Amestris e fornire materiale ai medici dell’esercito per i loro esperimenti. Non solo, alchimisti, ovvero l’equivalente degli scienziati nel mondo di Fullmetal Alchemist, furono messi al servizio dell’esercito ma per far loro accettare psicologicamente quello che stavano facendo fu detto loro che le loro azioni erano a beneficio della scienza. O come dice uno dei dottori implicati nella guerra di sterminio: “C’è stato anche un periodo in cui ho lavorato con quel bastardo di Mustang. Lui bruciava la gente di Ishbar e io la sezionavo. Sotto il falso slogan ‘per il progresso dell’umanità’ ho fatto di tutto.” (vol. 16). C’è in generale una disumanizzazione della vittima che viene vista solo come un’entità biologica di studio e del tutto priva di dignità umana, tanto che il principio alchemico dello scambio equivalente viene usato per giustificare il fatto che l’intera popolazione di Ishbar vada sterminata e non solo i capi della nazione: “Una sola vita vale per quello che è, né più né meno.” (vol. 15). Arakawa tenta anche un’analisi psicologica dei soldati implicati in simili operazioni. Il pensiero che li porta avanti è quello di dover compiere un dovere: “Quando ti sei messo questa uniforme per tua scelta, non eri preparato a tutto questo? Se non ti piace, allora non dovresti indossarla. Sei venuto qui di tua volontà, quindi perché fare la vittima? Se stai cercando commiserazione per te stesso, allora per prima cosa non dovresti più uccidere.”  (vol. 15)  L’idea del dovere, della responsabilità del gruppo,  dell’obbedienza agli ordini e del progresso della scienza sono intrecciate insieme e sono tutte tecniche che de-responsabilizzano i soldati dalle loro azioni. O come sostiene Hannah Arendt ne La banalità del male parlando dei soldati nazisti coinvolti nell’Olocausto:

[…] il problema era quello di soffocare non tanto la voce della loro coscienza, quanto la pietà istintiva, animale, che ogni individuo normale prova di fronte alla sofferenza fisica degli altri. Il trucco usato da Himmler (che a quanto pare era lui stesso vittima di queste reazioni istintive) era molto semplice, e, come si vide, molto efficace: consisteva nel deviare questi istinti, per così dire, verso l’io. E così, invece di pensare: che cose orribili faccio al mio prossimo!, gli assassini pensavano: che orribili cose devo vedere nell’adempimento dei miei doveri, che compito terribile grava sulle mie spalle!

Il linguaggio scientifico serve anche a un’altra funzione: far apparire piani del genere come inevitabili e naturali, e allo stesso tempo presentare le vittime come “materiale”, lo sterminio come “pulizia” e altri termini di edulcoranti che (mal)usano la scienza per far apparire le cose meno gravi di quello che sono. Stessa funzione assolve il ricorso all’idea della legge del più forte o dello scambio equivalente come necessità inevitabili che giustificano qualsiasi evento al di là della sua eticità: “[…] la forza è la legge. Una semplice ma schiacciante verità. Il mondo si è praticamente evoluto in questo modo. Alcune specie si sono estinte a causa del clima. Altre specie invece per mano degli esseri umani. La gente di Ishbar distrutta da quella di Amestris. Non c’è niente di diverso in tutto questo” (vol. 18), “in alchimia la chiamate ‘ricomposizione’ dopo la ‘scomposizione’. Gli abitanti di questo paese non moriranno! Continueranno a vivere dentro di noi! E insieme costruiremo un nuovo mondo. Uno è tutto e tutto è uno!”  (vol. 24).

La scienza purtroppo ci dà anche la possibilità di fare questo

A seguito della Seconda Guerra Mondiale vi fu una critica del positivismo scientifico da parte di filosofi e intellettuali. Oltre ad Heidegger, Popper, Feyerabend, Kuhn, la Scuola di Francoforte tra gli altri criticarono l’accettazione acritica delle verità scientifiche, l’impoverimento etico nell’età “della tecnica” e i rapporti tra scienza e potere che erano stati uno degli aspetti più oscuri del Terzo Reich. Ognuno di noi vive certo nel mondo oggettivo che possiamo descrivere attraverso la scienza, ma vive anche nel proprio mondo soggettivo costituito dalla propria personalità, dalle proprie esperienze di vita e dalle altre persone con cui entriamo in contatto. Questo spazio della vita e dei valori è ciò che, a prescindere da se siamo religiosi o meno, va protetto e ci protegge dagli aspetti negativi dell’età della scienza. Questa è l’alternativa che viene proposta in Fullmetal Alchemist: gli scienziati complici degli esperimenti di regime si pentono e citano più volte una ritrovata dimensione religiosa, i protagonisti invogliano i soldati a ragionare con la propria testa e gli stessi fratelli Elric capiscono la necessità di un superamento delle fredde leggi dell’alchimia. La sconfitta della Verità, ovvero la scoperta di uno spirito umano oltre la scienza, che non la rinnega ma la rivaluta, è la soluzione nel manga.

Un altro modo in cui Fullmetal Alchemist riflette sul fascismo è creando un mondo in cui è in dubbio cosa sia un essere umano. Ad Amestris ci sono le solite divisioni tra gli uomini fondate sulla religione e l’etnia, ma grazie all’alchimia è creare “mostri” che stanno sul confine tra l’umano e il non-umano: da Al, che è un armatura dotata di anima, alle chimere, agli homunculus, esseri umani creati attraverso le pietre filosofali e che sopravvivono sfruttando l’energia degli esseri sacrificati per creare la pietra, alle mostruosità create tramite la trasmutazione umana. L’idea di fondo è una riflessione su cosa significa essere umani, nel caso estremo e fantastico in cui si possa avere qualche aspetto dell’umano pur essendo completamente privati di parti essenziali dell’essere umano come lo conosciamo noi nel nostro mondo, come ad esempio il corpo. E anche lì la divisione tra i protagonisti del manga e gli antagonisti è netta: mentre i primi considerano “umana” qualsiasi creatura capace di comportarsi eticamente come un essere umano, di soffrire come un essere umano; i secondi si fermano all’aspetto esteriore e alle capacità del corpo. Grazie alla loro maggiore empatia, i protagonisti sono in grado di rispettare gli altri uomini, in qualsiasi forma essi si presentino, come fini in sé e di scegliere vie più difficili per il raggiungimento dei propri scopi pur di non danneggiare gli altri, mentre gli antagonisti hanno una visione strumentale degli altri e soprattutto di quegli altri che non considerano loro pari.

Conclusione: scienza e etica

Pur essendo un manga-anime shonen ed essendo per la gran parte del tempo una lettura (o una visione) leggera e piacevole, Fullmetal Alchemist non ha paura di affrontare temi importanti e drammatici che hanno avuto terribili effetti nel nostro mondo. Il male che viene mostrato non è solo quello dei cattivi con i superpoteri ma anche esperimenti umani, genocidi e altre cose che, trasposte nel mondo reale, sono avvenute e possono avvenire. Alla fine, l’intera struttura segue quella delle vecchie tragedie greche: un discorso cautelativo contro l’ambizione dell’uomo. Non si può volere la vita eterna, non si può volere l’immortalità, non si devono venerare uomini e istituzioni come fossero divinità. Soprattutto, non si può pensare di diventare onnipotenti tramite la tecnica. Nonostante il desiderio di conoscere sia una delle cose più nobili, anche esso ha le sue perversioni e anche la scienza deve essere posta sotto il controllo collettivo.

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