Il Superuovo

Frodo e Sam con Oreste e Pilade mostrano che l’amicizia è più forte delle avversità

Frodo e Sam con Oreste e Pilade mostrano che l’amicizia è più forte delle avversità

La profonda amicizia che lega Frodo e Sam è in grado di superare ogni ostacolo e, come quella tra Oreste e Pilade, si rafforza nei momenti di difficoltà. Fino a sconfiggere pure il destino. 

Quando nelle difficoltà fatichiamo a vedere la luce infondo al tunnel, siamo in grado di apprezzare ancora di più che significa avere un amico. L’amico è quella persona su cui si può sempre contare, nel bene e nel male. A cui raccontare i nostri segreti sapendo di affidarli alla più sicura delle cassaforti. Un vero amico è la spalla perfetta in tutto il grande viaggio che è la nostra vita, anche quando la strada è piena di pericoli e delusioni. Un po’ come Per Frodo e Oreste, chiamati ad un compito assegnato loro da altri, da un destino inflessibile. Su Frodo ed Oreste pende la necessità di intraprendere un arduo cammino che li porterà a scontrarsi contro tante disavventure, contro la sorte e, peggio ancora, contro loro stessi. Ma i prescelti hanno avuto la fortuna di essere supportati costantemente da due grandi amici come Samvise e Pilade, che non hanno cessato un minuto di aiutarli e stare loro accanto. Anche quando tutto sembra perduto, quando ormai il tragitto sembra troppo arduo da affrontare, i veri amici restano comunque l’uno accanto all’altro. La cosa più importante di un viaggio, infondo, è avere una persona fidata con cui intraprenderlo.

Un’amicizia quasi devota

In realtà l’avventura di Samvise Gamgee, a differenza di quella di Frodo, è iniziata un po’ per caso. Da giardiniere di casa Baggins, ma soprattutto da vero hobbit della Contea, si trova ad origliare alcuni discorsi che Frodo e lo stregone Gandalf fanno sottovoce. Si parla di un anello, un pericolo oscuro e una missione pericolosissima. Poi Sam viene scoperto e da lì diventa parte di una delle più belle storie di amicizia mai viste.

Sam diventa l’accompagnatore ufficiale di Frodo per tutto il viaggio in cui il nipote di Bilbo ha il compito di trasportare l’Anello del Potere fino alle pendici del Monte Fato, dove poi dovrebbe distruggerlo. I due si conoscono da tempo immemore e Sam sarà l’unico dell’affiatata Compagnia dell’Anello a condividere tutto il viaggio insieme a Frodo. Il loro essere inseparabili si traduce anche nel non dividersi mai nelle molte peripezie che devono affrontare. Sam sarà l’accompagnatore di Frodo in ogni luogo, sempre pronto a supportarlo e a offrirgli tutto quello di cui ha bisogno. Sam, che da buon Hobbit non ha mai preso in mano una spada, imparerà persino ad essere un guerriero, anche a combattere ed uccidere pur di proteggere e prestare soccorso a Frodo.

Quella di Sam nei confronti di Frodo è un’amicizia pronta a tutto, che sa quasi di devozione incondizionata. Per questo diffida costantemente di Gollum, non per invidia ma per paura che la creatura voglia fare del male al suo “padron Frodo“. Diffidenza che arriva a pagare cara, nel momento in cui Frodo si schiera con il subdolo Smeagol, che è riuscito a mettere in cattiva luce Sam davanti al suo grande amico. Anche nelle più grandi amicizie ci possono essere divergenze e discussioni, ma finiscono sempre per essere sanate.

E così Sam torna stabilmente al fianco di Frodo, a maggior ragione dopo che quest’ultimo comprende di non poter fare a meno della compagnia del suo amico più fraterno. I due compiono il viaggio verso la distruzione dell’anello fianco a fianco, facendosi forza a vicenda, rimembrando i verdi prati della Contea per spingersi ad andare avanti. E sorprende come si scopre nelle maggiori avversità, nelle più aspre prove della vita, il bello di avere un Sam al proprio fianco o un Frodo a cui tendere la mano.

I due Hobbit comprendono che la strada è piena di svolte tortuose, ma c’è sempre un motivo per cui continuare a combattere. Per continuare il viaggio fino alla fine del mondo, dove sarà Sam a dire all’amico “Sono contento di essere qui con te padron Frodo, qui alla fine di ogni cosa“. Capiscono che solo insieme potranno portare a termine il compito straordinario di salvare il mondo da eroi un po’ atipici. Solo così “E’ come nelle grandi storie, padron Frodo“.

Pilade protegge dalle Erinni l’amico Oreste, stanco e affaticato

L’amicizia oltre il destino

Nelle grandi storie menzionate da Sam ci sono molte avversità, che infine degli illustri eroi riescono a superare. E una delle più grandi storie della nostra cultura occidentale è quella che fa riferimento alla vicenda di Oreste, nella saga degli Atridi. Una casa, quella dei discendenti di Atreo, tanto nobile quanto macchiata dal sangue e da un destino immutabile di vendetta. In questo buio scorcio di eventi che tanti rinomati autori hanno trattato (Eschilo su tutti, poi Sofocle, Euripide, Stesicoro e Pindaro), si innesta proprio la figura di Oreste, figlio di Agamennone e Clitennestra.

Soprattutto grazie alla trilogia dell’Orestea di Eschilo, veniamo a conoscenza delle tragedie che accadono nella casa reale di Micene. Clitennestra, mentre Agamennone è impegnato a Troia in guerra, ha intrecciato una relazione con Egisto e non ha mai perdonato il marito per l’aver scelto di immolare la figlia Ifigenia, cercando di propiziare il favore divino alla flotta Achea. Quando Agamennone è tornato, con l’inganno è stato ucciso dalla moglie fedifraga e si è scatenata, sulla famiglia reale, la sequenza interminabile delle vendette. Toccherà ad Oreste vendicare la morte del padre.

Oreste che, ancora bambino, è stato mandato nella Focide, presso il re Strofio, che lo ha allevato con suo figlio Pilade. Questa è l’origine di una delle più proverbiali e imperiture amicizie della letteratura mondiale. Due ragazzi che si conoscono da sempre, cresciuti praticamente insieme, compagni di ogni avventura. Quando Oreste viene a sapere dell’uccisione del padre da parte di Clitennestra, deve partire per fare ritorno a casa. Pilade non è tenuto a seguirlo, dopotutto è soltanto sull’amico che incombe il destino di furia delle Erinni. Ma a Pilade questo non importa e decide di accompagnare Oreste dovunque egli debba andare, di stargli accanto nelle difficoltà dandogli sempre il suo supporto.

Pilade è con Oreste a Micene, nel momento in cui il figlio di Agamennone uccide Egisto e Clitennestra. I due sono ancora insieme mentre Oreste scappa dalle Erinni in tutta la Grecia, arrivando persino nella Tauride dove si trova la sorella Ifigenia, che li salverà. E, stando a quanto ci tramanda Dante nel Canto XIII del Purgatorio (citando Cicerone), appena prima di questa frenetica fuga, Pilade dà prova di essere pronto a tutto pur di salvare l’amico. Anche di morire al suo posto. Infatti prese le spoglie di Oreste condannato a morte e, in sua vece, partecipò ad una gara ormai diventata famosa quanto la grande amicizia che lega questi due personaggi. Alla fine Pilade salva Oreste e l’amicizia tra i due diventa ancora più salda.

Pilade accetta di fare da spalla al suo più caro amico, colpito dalla Tuche (il destino) e costretto ad agire, poi a fuggire e a difendersi dai tormenti. Oreste a sua volta, pieno di gratitudine nei confronti di Pilade, è sollevato di non dover portare questo fardello da solo, sapendo che qualcuno di pressoché estraneo alla famiglia ha deciso di caricarsi sulle spalle una parte delle sofferenze del suo ghenos.

Come per Frodo e Sam, la loro vicenda è legata ad un viaggio che si intreccia con una missione imposta da forze incontrollabili, troppo grandi. Ed è un viaggio pieno di avventure che compiranno insieme, superando le fatiche e le esitazioni con l’unione delle forze. Perché in quel momento in cui Pilade si spaccia per Oreste, lì l’amicizia tra i due ha vinto persino sul destino immutabile.

Oreste tormentato dalle Erinni in un dipinto di William-Adolphe Bouguereau

La forza di un amico

Anche se uno dei due, nelle avventure che queste coppie devono affrontare, rimane più in ombra rispetto all’altro, nessuno di loro è in realtà superiore. L’amicizia che li lega indissolubilmente sarà in grado di abbattere qualsiasi ostacolo, anche tra di loro. Vale per Sam nei confronti di Frodo, il portatore dell’Anello. E vale per Pilade con Oreste, l’erede sì della corona del grande Agamennone, ma anche del nefasto destino legato al nome della sua casata.

Perché ogni grande eroe ha i suoi momenti bui, in cui le forze fisiche ma soprattutto interiori vengono a mancare. Ed è lì che la presenza dell’amico assume un’importanza fondamentale. E’ questo il punto in cui avere qualcuno che sorregge e si fa carico delle debolezze gioca un ruolo vitale. La profonda amicizia e gratitudine di Oreste e Frodo per i loro compagni di viaggio avviene proprio quando sono in maggiore pericolo o manca loro la forza di andare avanti.

Si è già detto di Frodo che arriva a fidarsi più di Gollum che di Sam. Ma nonostante questo Samvise non molla e salva la vita all’amico, riconciliandosi con lui. Ma altre volte l’hobbit giardiniere ha risollevato l’animo di Frodo, lo ha aiutato a proseguire il cammino, lo ha esortato a non mollare e lo ha persino preso sulle spalle. Quando l’Anello ha corrotto l’animo di Frodo, c’era Sam a sostenere l’amico. E se potesse, porterebbe lui quel maledetto monile che distrugge fisicamente e interiormente il povero Frodo. Ma a questa missione è chiamato il nipote di Bilbo, questa è la sua sorte. Ognuno ha un compito e Sam, da buon amico, ha quello di aiutare Frodo a portare a termine il suo. Anche a costo di urlargli in faccia quando si ribella.

Non posso portare l’anello per voi padron Frodo, ma posso portare voi!

Così come Pilade, forse, si farebbe carico del doloroso compito a cui Oreste deve sottostare. Ma di certo non si tira indietro quando, per salvargli la vita, decide di indossare i suoi vestiti e fingere di essere lui. E Pilade per Oreste è come Sam con Frodo, anche quando vediamo che il figlio di Agamennone vacilla, è tormentato oppure è affaticato. Lo si vede chiaramente nelle Coefore di Eschilo, nell’episodio in cui Oreste deve uccidere Clitennestra per vendicare definitivamente suo padre.

Oreste sa che il suo compito è segnato: non può sottrarsi dal vendicare suo padre Agamennone. Ma allo stesso tempo tentenna, prima di tutto perché è conscio che, uccidendo sua madre, le Erinni lo perseguiteranno per il matricidio. Ma soprattutto esita perché si tratta comunque della donna che lo ha dato alla luce e gli manca la forza d’animo per adempiere al suo compito. Forza d’animo che gli viene data da Pilade, che lo esorta a rimanere fermo e a compiere il destino a cui è stato chiamato. La presenza di Pilade, con la sua fermezza, è vitale per l’assolvimento del compito fatale.

Lo ha detto Sam, “E’ come nelle grandi storie“. Quelle dove ci sono dolori, peripezie e difficoltà che un personaggio è destinato ad affrontare. Ma gli eroi delle grandi storie non sono mai da soli. L’amicizia può vincere ogni barriera e, con un amico al proprio fianco, le dure battaglie diventano più leggere.

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