
Frah Quintale ricorda di essere stato ‘fregato già dal primo ciao’
Tengo d’occhio le lancette
Stiamo bene in due, ma faremo ritorno da soliE mi hai fregato già dal primo “ciao” o forse anche da prima
Chissà, magari già in un’altra vita
Hai lasciato solo un grande caos e niente è come prima

L’amore colpisce quando meno ce lo si aspetta
Frah Quintale dice di essere stato ‘fregato già dal primo ciao’, cioè di essere stato colpito da lei all’improvviso senza poter fare nulla per difendersi, per evitare di essere così coinvolto e poi inevitabilmente tormentato. Anche il poeta Petrarca nel III sonetto del suo “Canzoniere”, opera realizzata tra il 1336 e il 1374, scrive di come Laura lo abbia ‘fregato’ imprevedibilmente in un istante. Il poeta è stato ferito dalle frecce di amore precisamente il 6 aprile 1327, giorno che fa convenzionalmente coincidere con il Venerdì santo, in un momento in cui tutto il mondo si volge alle celebrazioni religiose e alla preghiera. In questa circostanza di devozione religiosa egli non era preparato e non si aspettava di essere preso dalla passione. Amore, slealmente, a lei non ha mostrato nemmeno ‘l’arco’ da cui sono saettati i dardi che hanno trafitto il cuore di Petrarca, il quale da quell’attimo non riuscirà più a dimenticare i bellissimi occhi della sua donna. Anche il loro incontro era ineluttabile, come quello descritto nel brano precedente, e ne è testimonianza la corrispondenza fra la ricorrenza religiosa e la vita personale del poeta che conferisce al tutto una fatale solennità.
Era il giorno ch’al sol si scoloraro
per la pietà del suo factore i rai,
quando i’ fui preso, et non me ne guardai,
ché i be’ vostr’occhi, donna, mi legaro.
Tempo non mi parea da far riparo
contra colpi d’Amor: però m’andai
secur, senza sospetto; onde i miei guai
nel commune dolor s’incominciaro.
Trovommi Amor del tutto disarmato
et aperta la via per gli occhi al core,
che di lagrime son fatti uscio et varco:
però, al mio parer, non li fu honore
ferir me de saetta in quello stato,
a voi armata non mostrar pur l’arco.
Non c’è via d’uscita al tormento amoroso
Non credo che ci sia una via d’uscitaNon so nemmeno più perché non riesco a stare
Due secondi senza che mi passi per la testa e penso
Non so nemmeno più se adesso vorrei dire
“Vai” oppure “resta”, “vai” oppure “resta qui con me
Pace non trovo, et non ò da far guerra,
e temo, et spero; et ardo, et son un ghiaccio;
et volo sopra ‘l cielo, et giaccio in terra;
et nulla stringo, et tutto ‘l mondo abbraccio.
Tal m’à in pregion, che non m’apre né serra,
né per suo mi riten né scioglie il laccio;
et non m’ancide Amore, et non mi sferra;