Forze dell’ordine o della violenza? Le manganellate di Pisa non lasciano adito a dubbi

Gli studenti del corteo pro-Palestina che sono stati caricati dalle forze dell’ordine ci ricordano che queste si fondano sulla violenza istituzionalizzata.Siamo tutti venuti a conoscenza dei disordini che sono accaduti a Pisa nella mattinata del 23 febbraio. Molti i video amatoriali di persone che erano fisicamente lì quel giorno, che sono stati poi ripresi anche dai maggiori media nazionali. Tante le espressioni di solidarietà da parte di personaggi famosi, poche quelle di politici, che sono state per la maggior parte di condanna nei confronti dei manifestanti. Facciamo chiarezza su questo ennesimo episodio di brutalità poliziesca e di come la politica si lega al fatto.

La protesta, i disordini

Nella mattinata di venerdì 23 febbraio, un gruppo di studenti delle superiori e universitari ha iniziato una manifestazione pacifica pro-Palestina in piazza Dante, a Pisa. Il corteo si è diretta verso piazza dei Cavalieri, dove ha sede la Scuola Normale, ma lì i partecipanti sono stati caricati dai celerini, posti a protezione di uno degli accessi alla piazza. Durante gli scontri, alcuni ragazzi sono stati fermati dai poliziotti, per poi essere lasciati andare. Per molti, il destino è stato ben peggiore: manganellati, senza sosta, da decine di agenti in tenuta antisommossa. Gli studenti erano disarmati: solo bandiere della Palestina e telefoni in mano. Le immagini che ci arrivano da quella mattinata sono di giovani ragazzi e ragazze sanguinanti, che vengono pestati, mentre loro si proteggono il viso con le mani. Questo è successo nella nostra civilissima Italia.

L’eco mediatica e i processi

I video di quei momenti tragici sono presto diventati virali sui social network, praticamente in tempo reale con gli accadimenti. Questi sono stati poi ripresi dai telegiornali e da giornali online, facendo sì che in pochissimo tempo tutti noi potessimo vedere la violenza che si era consumata appena pochi minuti prima a Pisa. Lo scandalo è stato fortissimo: le testimonianze dei partecipanti agli scontri erano già online dopo pochissimo tempo, così come quelle dei genitori dei ragazzi coinvolti, cariche di sdegno per le forze dell’ordine. L’opinione pubblica è stata presto raggiunta da questa ondata di disappunto, ma il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha commentato la vicenda difendendo sempre e comunque gli agenti di polizia. La replica del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella è stata lapidaria: i ragazzi manganellati denotano il fallimento del Paese.

Politica e forze dell’ordine

Il legame fra politica e forze dell’ordine è un qualcosa di così ovvio, ma allo stesso tempo labile e oscuro, che non è mai stato semplice da delineare. Sappiamo benissimo che in Italia, subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, nel 1947-1948, sono stati reintrodotti all’interno di polizia e carabinieri coloro che erano stati comandanti e agenti fascisti. Questo grazie all’amnistia di Togliatti, ma grazie soprattutto all’influenza americana sulla Democrazia Cristiana, che aveva un enorme paura del pericolo comunista. Già con questa notizia storica si può capire il perché esista la violenza all’interno delle forze dell’ordine: questa viene tramandata fin dalla loro moderna ricostituzione. La violenza denota gli addetti alla difesa come caratteristica fondante, oltre che questi devono far rispettare la legge che il Parlamento e il Governo approva. Quello che si ignora, infatti, è che senza le forze dell’ordine, la politica non avrebbe nessun garante del rispetto delle leggi e dell’ordine costituito. Polizia e carabinieri sono quindi il braccio armato della politica, sensibilissimo a ogni suo cambiamento. Non a caso questa manifestazione finita in manganellate è accaduta sotto un governo di destra, da sempre molto più tollerante nei confronti delle forze dell’ordine.

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