Il Superuovo

Fantacalcio, schedina e Bar Sport: ecco cosa significa il calcio per gli italiani

Fantacalcio, schedina e Bar Sport: ecco cosa significa il calcio per gli italiani

perché il calcio è qualcosa di più di 22 persone che corrono dietro ad un pallone

Cerchiamo di capire, partendo dalle sue origini, come e perché il giuoco del calcio è croce e delizia per il popolo del “bel paese”.

Le origini

Le notizie di sport con la palla praticati con i piedi nel corso dei secoli sono moltissime, abbiamo testimonianze che arrivano dalla Cina, dagli antichi greci e romani, dai nativi americani, dagli aborigeni australiani, fino ad arrivare al famoso calcio fiorentino (gioco particolarmente violento, un misto fra lotta corpo a corpo, pugilato, rugby e calcio). Il calcio come è conosciuto oggi però viene inventato nel 1848 in Inghilterra, presso il Trinity College di Cambridge. Qui infatti si stilò il primo regolamento del calcio moderno, noto come Regole di Cambridge, con 14 norme, tra cui il divieto di placcaggio e di intervenire con le mani (per tutti i giocatori); nel 1862 si decise inoltre il numero dei giocatori per squadra, che la figura dell’arbitro fosse neutrale e che il tempo di gioco fosse di 75 minuti (solo nel 1897 diventeranno 90). Il 24 ottobre 1857 venne fondata la prima società di calcio, lo Sheffield Football Club e il 26 dicembre 1860 lo Sheffield affrontò l’Hallam nel primo match ufficiale della storia. Nel 1868 l’arbitro iniziò a utilizzare un fischietto e non più un fazzoletto e solo nel 1871 nasce la figura del portiere; nel 1888 fu stabilito per regolamento che le porte dovessero essere dotate di una traversa vera e propria posta a un’altezza di 8 piedi da terra: fino ad allora infatti si poteva utilizzare una cordicella. A differenza degli esordi, che non vedevano alcuna distinzione di ruoli tra i giocatori, si definiscono poco a poco le “specializzazioni”: nascono le tre linee, formate da attaccanti, centrocampisti e difensori. La FIFA  fu istituita il 21 maggio 1904 e nel 1905 si affiliarono anche gli inglesi. Nel 1908 il calcio fece il suo esordio ufficiale alle Olimpiadi. Nel 1930 si disputò la prima edizione del Campionato mondiale di calcio. Nel secondo dopoguerra nacquero i trofei internazionali più importanti per squadre di club: la Coppa dei Campioni e la Coppa Libertadores.

l’iconica rovesciata di Carlo Parola in un Fiorentina-Juventus del 1950

Il calcio nel mondo

Il calcio oggi è un vero e proprio fenomeno mondiale. In meno di un secolo è passato dall’essere uno sport secondario al colosso che è oggi (la finale del mondiale 2018 è stata vista da oltre 3,5 miliardi di persone), ma come è accaduto tutto ciò? Sicuramente un merito è il fatto che serva davvero poco per poterci giocare, con un pallone infatti qualsiasi strada diventa lo stadio più bello del mondo; non servo nemmeno le porte, basta usare qualsiasi cosa per segnare la porta immaginaria. Oltre alla sua semplicità, il calcio ha il merito di aver dato vita a molte disciplina simili, adatte a terreni diversi e a contesti diversi: esiste il calcio a 5 (il cosiddetto futsal), il calcio a 7, il calcio per disabili (come il calcio a 5 a un lato e il calcio in carrozzina ad esempio), il beach soccer e così via. Il bello di questo sport è che può esser praticato da tutti, infatti il calcio femminile sta prendendo sempre più piede, anche con campionati agonistici di tutto rispetto, a cui prendono parte società calcistiche di rilievo (Juventus e Fiorentina ad esempio), eliminando lentamente  il gap salariale tra calciatrici e calciatori e facendo scomparire lo stereotipo del calcio come sport esclusivamente maschile. L’importanza del calcio non solo come sport è testimoniata oggi soprattutto dalla quantità di denaro che vi circola: gli stipendi dei calciatori sono altissimi, il calciomercato vede investite cifre folli per i top player, le clausole rescissorie arrivano anche al miliardo di euro. Non solo vi circola tanto denaro all’interno, ma il football permette anche di reinvestirlo al di fuori dello sport stesso: tra merchandising, impianti sportivi (come gli stadi di proprietà), sponsor, diritti tv, esso genera moltissimo movimento economico, potendo essere considerato quasi come una azienda sé. A causa del gigantesco valore economico non mancano ovviamente le polemiche, dagli illeciti fiscali al progetto “Superlega” che tanto aveva suscitato scalpore nel 2021, ma comunque il calcio rimane lo sport più popolare al mondo.

Gli italiani e il calcio

Gli italiani perdono le partite di calcio come se fossero guerre e perdono le guerre come se fossero partite di calcio

Basterebbe questa frase di Winston Churchill per far capire con quale ardore è vissuto il calcio nella nostra penisola; non sono solo partite, è un vero e proprio stile di vita. Anche se con le nuove generazioni sono sempre più quelli che non si interessano al pallone ma virano su altre discipline, il calcio rimane l’argomento, la passione e il pensiero principale di moltissimi italiani. Non solo ovviamente per chi lavora nel settore, ma in generale il calcio occupa gran parte della vita dell’italiano medio: in primis con il fantacalcio, un gioco nel gioco, che ogni settimana ti fa schierare la tua formazione di campioni per vincere contro i tuoi amici o colleghi, provocando liti, arrabbiature e gioie. In secondo luogo con le immancabili discussioni del giorno dopo la partita, perché lo sappiamo, siamo tutti allenatori, arbitri e calciatori; quante volte nei bar o nelle piazze gli adorabili anziani si scannano per un rigore non dato la sera prima, o perché l’allenatore ha schierato quello e non quell’altro. Siamo così attaccati a questo sport perché per molti è stato un fondamento dell’infanzia, tra chi andava alla scuola calcio e chi andava all’oratorio, tantissimi di noi hanno stretto le loro prime amicizie grazie al pallone. Ma non solo, il calcio influisce anche sul nostro umore, pensiamo a quando si va a lavoro o a scuola dopo un derby perso, sapendo che ti toccherà subire gli sfottò di tutta la tifoseria avversaria, o alla gioia provata quando la tua squadra vince lo scudetto. Inoltre, siamo un popolo unito e coeso per pochissime cose ed una di queste è la nazionale di calcio: quanto è stato bello (ed irresponsabile visto il Covid) esultare con sconosciuti ai gol di Chiesa e Insigne anche se non sono della tua squadra, festeggiare tutta la notte con chiunque dopo che Chiellini ha alzato la coppa. Tutti questi sono dei momenti che non scorderemo mai, tra 20 anni la maggior parte delle persone si ricorderà dove era quando l’Italia vinceva l’Europeo, che abbia visto la partita o meno (anche se la finale ha convertito al pallone anche i più disinteressati). Certo per noi italiani il calcio è come una religione e questo non è un bene; ci sono moltissimi episodi di tifo violento e di maggior interesse per il calcio piuttosto che per le cose che contano davvero e questo dovrebbe farci riflettere e spingerci a ridimensionare il nostro interesse verso di esso. Questo però è un altro discorso, noi abbiamo solo cercato di spiegare perché il calcio in Italia è una componente sociale che non può essere ignorata.

 

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