Quando inizia la comunicazione moderna? Facciamo il punto grazie al telegrafo di Samuel Morse

A 184 anni dal primo test di successo del telegrafo di Morse, vediamo come si inserisce nel panorama della comunicazione a distanza.

Mathew Brady, fotoritratto di Samuel Morse, 1866.

Suona familiare questo nome vero? Ebbene sì, fu proprio lui a dare il nome al codice Morse, utilizzato per comunicare attraverso il telegrafo. Sebbene esistessero già prototipi precedenti, e nonostante la stretta collaborazione con Alfred Vail, i meriti andarono unicamente a Morse.

Samuel Morse

Samuel Finley Breese Morse nacque nel 1791 a Charlestown, negli Stati Uniti. Vicino all’ambiente artistico, si trasferì a Londra per approfondire il suo sapere in tema pittorico e scultoreo, senza però continuare in questo ambito. Dal 1832, dopo aver continuato a spostarsi tra Europa e Stati Uniti, prese ad interessarsi di chimica ed elettricità, compiendo i primi esperimenti per la realizzazione di un telegrafo elettromagnetico riuscito a brevettare solamente negli USA. Ma facciamo un passo indietro, perché l’inventore americano passò dall’arte alla scienza? Come tutte le invenzioni, il bisogno aguzza l’ingegno.

Nel 1825, Morse venne chiamato a Washington per l’incarico di un ritratto del generale Lafayette, quando gli venne recapitata una lettera che annunciava la scarsa salute di sua moglie. Non appena lesse la lettera lasciò incompiuto il ritratto per recarsi nella sua casa di New Haven, ma quando arrivò lei era già stata sepolta. La necessità di trovare un sistema di comunicazione veloce mise in moto la sua inventiva, fu così che gli esperimenti intrapresi negli anni successivi portarono al primo test di successo il 6 gennaio 1838. I sistemi di comunicazione a distanza stavano per essere rivoluzionati per sempre, ma lui fu davvero il primo a pensare ad un impianto del genere

Telegrafo di Morse, 1837, Collezione storica Telecom Francia.

Il telegrafo prima di Morse

Come è chiaro che sia, il telegrafo non fu certo il primo esempio di comunicazione a distanza, basti pensare agli arcaici segnali di fumo degli indiani d’america o ai famosi piccioni viaggiatori utilizzati addirittura durante la Seconda Guerra Mondiale. Ma quale fu il principale sistema in uso prima dell’invenzione del telegrafo elettrico? 

Nella Francia rivoluzionaria Claude Chappe mise appunto un un modello di telegrafo ottico basato su un principio di comunicazione alfanumerico a vista sequenziale. Per dirla in modo semplice, ogni 10-15 Km venivano installate delle torri con aste mobili capaci di formulare messaggi in direzione della successiva postazione, il quale operatore, con l’aiuto di un cannocchiale prendeva nota di quanto visto e lo riproponeva a sua volta. La prima linea Parigi-Lille fu aperta nel 1794 e fu capace di coprire la distanza in tempi record, si parla di circa due minuti. Ben presto l’efficiente sistema coinvolse l’intero territorio francese e venne esportato anche nei paesi confinati. Fu solo con il XIX secolo e l’applicazione dell’elettricità che vennero intrapresi i primi esperimenti di telegrafia elettrica, tra gli altri si ricorda il telegrafo ad aghi di André-Marie Ampère e il pantelegrafo dell’Italiano Giovanni Caselli, sviluppato nel 1855 e capace di trasmettere immagini statiche.

Fonte: https://www.historiaregni.it/e-il-telegrafo-ottico-arrivo-in-italia/

I collegamenti telegrafici sottomarini

La nuova frontiera di comunicazione veloce non poteva non avere intrinsecamente anche la qualità di una notevole copertura spaziale. Dall’originaria intenzione di Morse di collegare Washington a Baltimora, si passò ben presto alla necessità di superare gli l’ostacolo marino per far comunicare due sponde. Il primo cavo telegrafico fu posato nel canale della Manica nel 1850 ma rimase in funzione per soli pochi giorni a causa di una rottura dovuta all’ancoraggio di un’imbarcazione. La strada per il collegamento transatlantico era ancora lunga, molte le migliorie che si dovevano fare, non solo per quanto riguarda la resistenza del cavo, ma soprattutto per una ricezione ottimale del segnale spoglio da quei disturbi dovuti dalla distanza percorsa. 

Una prima prova venne tentata nel 1858 con il collegamento tra Irlanda e Canada. La mastodontica operazione prevedeva che due navi posacavi partissero ognuna da una sponda e si incontrassero al centro dell’Oceano Atlantico. Un’opera di incredibile difficoltà se pensiamo che la lunghezza totale del cavo – contando i rilievi e le depressioni sottomarine – era di 2.200 Km. Dopo settimane di lavoro, e innumerevoli problemi come per esempio la rottura e conseguente ripescaggio del cavo, le due navi si incontrarono nel bel mezzo dell’Oceano e collegarono le proprie estremità. La prima linea transatlantica fu così installata, ma durò solo un mese, le accortezze prese erano ancora poche.

Un’ostacolo di questa portata spinse la Western Union – l’associazione americana di comunicazione telegrafica –  a tentare di collegare via terra USA ed Europa attraverso la Siberia. Un progetto ambizioso, ma abbandonato nel 1867 dopo che un secondo tentativo riuscì con successo a posare il cavo telegrafico sottomarino tra Irlanda e Canada. I due continenti erano adesso capaci di comunicare tra loro velocemente, fu l’inizio della comunicazione moderna su scala globale.

Connessioni telegrafica 1891. Fonte: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:1891_Telegraph_Lines.jpg

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