Il Superuovo

Falsa reputazione? Non è sempre un bene: lo dicono Blaise Cendrars e il Capitano Shakespeare

Falsa reputazione? Non è sempre un bene: lo dicono Blaise Cendrars e il Capitano Shakespeare

Le parole possono plasmare la realtà o volutamente celarla: un grande potere che Blaise Cendrars e il Capitano Shakespeare di Stardust hanno saputo usare, più o meno, alla perfezione. 

Una falsa reputazione è tutto quello che un uomo ha… o no?

Talvolta, una falsa reputazione è tutto quello che un uomo ha. Lo sanno bene il poeta modernista Blaise Cendrars e il Capitano Shakespeare del film Stardust, che sono rimasti chi vittima, chi felice protetto di una serie di bugie sul proprio conto che essi stessi avevano messo in circolazione. Questi due personaggi sono infatti esempi perfetti di quei due famosi detti: ”fidarsi è bene, ma non fidarsi è meglio” e ”tra il dire e il fare, c’è di mezzo il mare”.

 

”Fidarsi è bene, ma non fidarsi è meglio”: il poeta Blaise Cendrars

Vissuto in larga parte nel ventesimo secolo, Blaise Cendrars è uno dei maggiori esponenti della corrente modernista francese. Nelle sue poesie troviamo spesso l’idea del viaggio, ma sempre immerso in uno spirito moderno. In Les Pâques à New York, vediamo il poeta vagabondare nelle vie della Grande Mela, città moderna per eccellenza. Esempi di questa nuova sensibilità sono i luoghi e le persone che incontra, moderne e al tempo stesso legate a una forma di tradizione che si modifica e si rinnova con il movimento incessante della modernità che avanza.

Un movimento che però è doloroso, quasi monotono e disperato, come quello del poeta. Nei suoi lunghi viaggi immaginati nelle sue opere, infatti, lo stato d’animo che vive non è l’eccitazione, ma un sentimento di decadenza. Tutto l’opposto di quello che in giro si pensava di lui. Infatti, Blaise Cendrars è un uomo vittima della sua reputazione. Se era in realtà un tipo che viaggiava solo tra le sue righe e i suoi sogni, la sua leggenda era quella di uomo d’azione, un avventuriero innamorato della vita, soprattutto quella pericolosa. Un uomo tanto amante dei viaggi intorno al mondo, quanto disdegnoso della letteratura. Sulla carta, si mostrava insomma tutto tranne che un uomo di lettere, che invece era fino al midollo.

Anche il suo nome non è in realtà quello che abbiamo citato finora. Frédéric Sauser-Hall è come si chiamava realmente. Blaise Cendrars non è altro che uno pseudonimo, ispirato all’idea della fenice, che si rialza sempre dalle sue ceneri (cendres in francese). Il poeta era immerso completamente in una realtà immaginata, che ha portato l’uomo a eclissare il poeta, la finzione a eclissare la realtà. Un caro prezzo da pagare.

Blaise Cendrars

 

”Tra il dire e il fare, c’è di mezzo il mare” (di fulmini): il pirata Capitan Shakespeare

Nel film Stardust viene presentata una realtà nuova. Un mondo fatato si trova giusto accanto a quello ”normale” in cui noi viviamo ogni giorno. In questa società magica niente è come ce l’aspetteremmo: le stelle sono ragazze in carne, ossa (e polvere), le streghe esistono e i pirati non solcano solo i mari, ma anche le nuvole. In una parte del film, infatti, troviamo il protagonista che si imbatte in un galeone pirata a caccia di fulmini. La nave è volante, naviga nel cielo. Ma non per questo la sua ciurma è meno pericolosa.

I pirati sono infatti capitanati dal perfido Capitano Shakespeare, interpretato da Robert De Niro. L’uomo si presenta subito come crudele e senza scrupoli. Per provare la sua cattiveria butta addirittura fuori bordo il giovane protagonista, condannandolo a morte certa. Se non fosse che, in realtà, era tutto un trucco. Il Capitano finge di uccidere il ragazzo, quando invece con un attento intrigo lo tiene a bordo spacciandolo per suo nipote. Perché tutto questo? Per una mera questione di falsa reputazione.

Nonostante, come si vede poi nel film, il Capitano sia un pezzo di pane, per mantenere la supremazia dei cieli deve necessariamente spacciarsi per un uomo che è meglio temere che amare. È la legge del più forte: solo chi è temibile merita il comando nel mondo dei pirati. E al fine di mantenerlo Capitan Shakespeare sceglie di vivere nella menzogna, anche con la sua ciurma.

Capitan Shakespeare che mostra la sua vera natura, divertendosi e, per una volta, essendo se stesso

 

È più importante il fumo, o l’arrosto?

Questi due uomini sono due esempi perfetti anche di un altra frase molto comune ”Tutto fumo e niente arrosto”, cioè che non importa tanto quello che si dice, quanto quello che si fa. È vero che il pirata vive nella menzogna proprio per evitare di fare del male a qualcuno, però è anche vero che le bugie non portano mai gioie. Entrambe le figure, per quanto bene possa fare loro il mondo finto che si sono creati, si vedono impossibilitati a vivere secondo la loro vera natura.

Il Capitano deve nascondersi per mostrare il suo vero io, e si dice sollevato di potersi esprimere liberamente con il protagonista e la co-protagonista. Cendrars diventa una vittima delle sue stesse macchinazioni, vedendosi eclissare dietro alla leggenda che egli stesso ha fatto nascere. Entrambi sacrificano il loro essere a favore degli altri e della società, e forse anche a favore dei sogni che non potranno mai realizzare. Spesso capita di desiderare di essere diversi da quelli che realmente si è, entrando in un circolo vizioso di dolore auto-inflitto e di mancanza di accettazione, in primo luogo personale.

Ma ne vale veramente la pena? In Stardust, il Capitano capisce presto che per farsi rispettare da coloro che ama le bugie non servono. Blaise Cendrars rimane intrappolato, schiavo delle sue bugie. Di esempi così ce ne sono a milioni, e quasi per nessuno finisce bene. Questo dovrebbe far riflettere sul valore delle bugie, ma anche sul modo in cui guardiamo il mondo. Le parole sono importanti, ma se non sono accompagnate da gesti concreti rimangono solo definizioni a mezz’aria. E l’uomo senza l’aria sicuramente muore, ma senza l’azione non va di certo contro un destino migliore.

Vale la pena nascondersi dietro a una bugia?

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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