Mercoledì scorso a New York si è tenuta una conferenza stampa organizzata da Facebook nei suoi uffici a Manhattan, dove erano presenti John Hegeman, capo del news feed di Facebook, e la product specialist Sara Su, e dove si è tornato a parlare del delicato tema delle Fake News: a lanciare la discussione è stato un giornalista della CNN, Oliver Darcy. “Vediamo pagine che rilanciano quello che loro considerano opinioni o analisi, ma che altri chiamano fake news – twitta la compagnia – Crediamo che cancellare queste pagine potrebbe essere contrario ai principi base della libertà d’espressione”.

 

Facebook Fake News
Facebook sta cercando il modo di arginare il dilagarsi delle fake news

Le Fake News che eludono le policy di Facebook

Una delle problematiche principali riguardo alla lotta alle Fake News risiede nel fatto che queste difficilmente contravvengono alle regole di condotta applicate sul social di Zuckenberg. Durante la conferenza, quando è stata concessa la parola ai giornalisti, Darcy ha subito attaccato i due portavoce. Ha chiesto perché, a fronte della dichiarazione di un impegno così alacre nel cercare di debellare la diffusione di notizie false, la pagina Infowars (che ricordiamo essere una nota pagina cospirazionista e responsabile della continua diffusione di Fake News, con un seguito di quasi un milione di persone) fosse ancora presente e impunita sul loro social. “Facebook è stato creato come posto in cui persone diverse potessero aver voce. Ed editori diversi hanno punti di vista diversi” ha quindi risposto Hegeman alla Cnn. “Sappiamo che c’è una tonnellata di roba problematica, come teorie del complotto o dichiarazioni fuorvianti, e questo infastidisce anche me – ha aggiunto Sara Su – Ma dobbiamo trovare un modo di definire la questione e capire in che modo possa riguardare la nostra policy”. Tra le righe si può leggere una sorta di limitatezza nelle possibilità di arginare le Fake News, sostenendo che, attendendo la creazione di un algoritmo affidabile, sia meglio la circolazione di notizie false piuttosto che la censura e la chiusura di una pagina, al contrario di quanto avviene con post razzisti, sessisti, o di incitazione alla violenza e all’odio, che vengono cancellati (col rischio, talvolta, di commettere errori). La linea d’azione quindi continuerà a essere quella del fact checking premiando poi le fonti ritenute affidabili dagli utenti stessi.

Allo stesso tempo però Facebook si è proposto di declassare i post che promuovono Fake News in modo tale da limitarne la visibilità: scelta, questa, che ha sollevato comunque discussioni

Come il confirmation bias ci porta ad accettare le Fake News

Ma in questo panorama c’è un aspetto prettamente psicologico che viene di solito messo poco in evidenza. L’estate scorsa il social di Zuckenberg aveva proposto l’etichetta Disputed Flags, esperimento che è andato morendo per via di quello che in psicologia sociale viene chiamato “Confirmation Bias“, ovvero un errore dovuto a un pregiudizio di conferma. Gli errori di attribuzione che quotidianamente e inconsapevolmente commettiamo sono molteplici, e ci portano ad una percezione del mondo funzionale ai nostri bisogni e alla nostra autostima.

Il Confirmation Bias e le Fake News
Il Confirmation Bias è un errore commesso a livello inconsapevole che porta ad accettare le Fake News che confermano le nostre teorie preesistenti

In questo caso il Confirmation Bias ci porta a scegliere contenuti e informazioni che confermino e avvallino le nostre idee, le nostre teorie e il nostro sistema valoriale, talvolta non confrontandosi con la realtà dei fatti. Per questo il debunking è destinato a fallire, come dimostrato anni fa da una ricerca di Walter Quattrociocchi e del Laboratorio di scienza sociale computazionale dell’Imt di Lucca. L’autore della ricerca, abbastanza pessimista nella sua visione, sosteneva che si sarebbe dovuto creare un sistema di comunicazione ad hoc, altrimenti la lotta alle Fake News si sarebbe sempre risolta con un fallimento.