Facebook ha rivoluzionato il modo in cui viene percepito il bello, estendendo e rinnovando la riflessione estetica.

Il 4 febbraio 2024 Facebook ha compiuto 20 anni. In questi vent’anni la piattaforma social ha trasformato sensibilmente le percezioni estetiche di tutto il mondo, un cambiamento che può essere analizzato guardando all’evoluzione a partire dalle radici filosofiche dell’estetica sviluppatasi nel XVIII secolo.
Facebook: vent’anni di rivoluzione
Facebook, piattaforma di social network lanciata il 4 febbraio 2004 dall’allora ventenne Mark Zuckerberg, è oggi una delle società più importanti e redditizie del mondo, con oltre due miliardi di utenti attivi ogni giorno. La piattaforma ha stravolto la società e la privacy, l’amicizia, l’informazione e il lavoro, portando alla nascita di numerosi nuove professioni digitali, e ha ridefinito i confini del reale e del virtuale, ponendo nuovi sguardi al futuro con gli occhi dell’intelligenza artificiale e del metaverso; ha, inoltre, introdotto il concetto di “like”, un semplice gesto che si traduce nella mente di chi lo riceve in gratificazione, che a sua volta genera dopamina e serotonina.

La democratizzazione dell’estetica
Facebook, con il suo debutto, ha inaugurato una nuova era nella condivisione, rendendo fotografie, video, pensieri e informazione accessibili a tutti. Si tratta a tutti gli effetti di una democratizzazione estetica che richiama da lontano il secolo dei Lumi, periodo in cui l’estetica viene legittimata in quanto problema autonomo della filosofia. Immanuel Kant esplora nel ‘700 il concetto di “giudizio di gusto”, nella “Critica del giudizio”, e sostiene che la bellezza risiede nell’occhio dell’osservatore, anticipando idealmente il concetto di “personalizzazione” dei social network. Facebook ha così trasformato ogni utente in potenziale artista, sfidando apertamente le nozioni tradizionali di arte e di bellezza, e promuovendo un’estetica “popolare” che sia in grado di riflettere la varietà e l’individualità del gusto estetico.
Autenticità e presentazione di sé: eco del dibattito settecentesco
La cura della presentazione personale sui social network solleva questioni di autenticità e identità visiva, tematiche fondamentali tanto nella filosofia contemporanea, quanto in quella settecentesca. Nel XVIII secolo, filosofi come Hume e Rousseau dibattevano sulla natura del sé e sull’importanza dell’autenticità, discussione che si riflette nell’attività di gestione dell’identità online di oggi. Facebook permette agli utenti di curare la propria immagine in modi che possono contemporaneamente esprimere l’autenticità personale, oppure mascherarla, ponendosi in continuità naturale sulle trattazioni esplorate nel corso del Settecento circa la costruzione della propria identità e la rappresentazione personale.
Interazioni virali ed estetiche: la nuova arte popolare
Il fenomeno dei contenuti virali, condivisi centinaia di migliaia di volte su Facebook e sugli altri social network, rappresenta una nuovissima forma di interazione d’arte, che in un certo senso si accosta idealmente all’emergere dei generi artistici “bassi” durante il XVIII secolo, le opere artistiche di un nuovo genere che sfida la divisione tra arte “alta” e “bassa”. Questa evoluzione riflette il cambiamento nella cultura estetica contemporanea, dove il confine tra arte elevata e arte popolare si sfuma. Gli autori del Settecento, come Baumgarten, che coniò per primo il termine “estetica”, avrebbero potuto vedere nell’avvento dei social la realizzazione della loro visione di un’estetica basata sulla sensazione e sulla partecipazione emotiva, sottolineando il ruolo cruciale della collettività e della reattività nella fruizione dell’arte.
Il compleanno di Facebook invita a riflettere non solo sulle implicazioni sociali e psicologiche della nascita del social network, ma anche sul suo impatto sulla comprensione generale dell’estetica. Collegando la rivoluzione estetica innescata da Facebook alle discussioni filosofiche del XVIII secolo, è evidente come la piattaforma abbia una base ideologica radicata nella tradizione del problema del bello, e rami che si estendono nel presente, allungandosi verso il futuro, sfidando continuamente le concezioni e i pregiudizi sulla bellezza, sull’arte e sull’interazione umana nell’era digitale.