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Fabrizio De André e la minoranza Rom: ecco come Faber ha affrontato l’argomento

Fabrizio De André e la minoranza Rom: ecco come Faber ha affrontato l’argomento

Fabrizio De André è uno dei pilastri del cantautorato italiano. Le sue idee però vanno spesso oltre la musica: ecco come ha affrontato il tema della minoranza Rom.

Carovana Foto - Scarica immagini gratuite - Pixabay

Siamo soliti definire l’Italia in maniera amministrativa e geografica. Una penisola, un Paese dalle mille meraviglie, composto da regioni e diverse culture. Eppure, non di rado, dimentichiamo che in Italia non vivono solo coloro i quali occupano staticamente il territorio, esistono anche le cosiddette minoranze non territorializzate.

 

Cosa sono le minoranze non territorializzate?

Prima di addentrarci nella definizione di minoranza non territorializzata, sarebbe bene concentrarsi sul significato e le diverse definizioni di minoranza, così da rendere molto più chiaro il tutto. Per definizione -da Treccani Online- è minoranza: 1. [inferiorità numerica, di persone o di cose in un gruppo, in un insieme, in partic. con riferimento a votazioni: trovarsi in minoranza]. Vien da sé che per esserci una minoranza deve esistere una maggioranza e quindi, l’instaurarsi di una proporzione o contrapposizione tra le due.

Spostandoci però sul versante linguistico e nel caso specifico dei Rom, abbiamo a che fare con un popolo che parla una lingua diversa dalla maggioranza -ed è dunque minoranza- e parla anche una lingua appartenente ad un ceppo linguistico diverso a quello italiano, ed è dunque alloglotta. Aggiungendo l’apposizione di “non territorializzata” il quadro è completo. I Rom non sono territorializzati poiché, effettivamente, non hanno un Stato, né un territorio proprio; viaggiano e si spostano -per parte- in maniera anche abbastanza frequente, sin da sempre.

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Qual è la storia dei Rom?

Impropriamente chiamati zingari o anche nomadi i Rom vengono -anche qui sbagliando- associati alla Romania. Non si nega una certa assonanza tra il termine Rom e Romania, ma queste popolazioni, non provengono da suddetto territorio. Si pensa, benché l’origine del termine sia ignota, che la parola derivi dall’etnia “Dom”, stanziata nel nord-ovest dell’India. I Rom, da canto loro, si sono spostati sempre più verso ovest, fino ad occupare gran parte del territorio europeo e dunque l’occidente. I territori maggiormente interessati sono stati Valacchia, Moldavia e Transilvania.

Si tratta di popolazioni che hanno vissuto la miseria, ma più di tutto, in questo caso, conta la denigrazione. Proprio perché si sono ritrovati esclusi dai meccanismi stano-nazione anche per via della propria fisionomia, ancora oggi, sono per parte tagliati fuori dall’ambito sociale, ritrovandosi a vivere in condizioni poco convenevoli. Oggi, paradossalmente il 2,5% delle popolazione Rom si trova in Romania, così come ci sono punti nevralgici tra Bucarest e le altre capitali europee. Con ciò comunque, non si vuole escludere la presenza del popolo Rom sul nostro territorio, o almeno, il loro passaggio.

Storia di una denigrazione: l’altra faccia della medaglia

A questo punto, dopo aver tenuto conto delle considerazioni geografiche e per parte politiche, ci spostiamo verso il pensiero di De André, prima citato. Il tutto viene ricavato da un video, che vede De André interessato a raccontare il suo punto di vista sui Rom, in occasione della spiegazione del suo album, Anime Salve.

“Un’emarginazione che trae origine da comportamenti diversi e desueti rispetto a quelli della maggioranza degli esseri umani.”

De André racconta i Rom con estrema semplicità e chiarezza. Parla della loro provenienza, della loro emarginazione, del loro lavoro e del loro comportamento “atipico” -se così può essere definito- dovuto agli spostamenti. In questo caso si sofferma sull’utilizzo del termine esatto: sono afflitti o affetti dalla cosiddetta dromomania? E’ un popolo per De André che meriterebbe il premio Nobel per la pace, perché da duemila anni gira il mondo senza armi. Il suo resoconto è più che umano e soprattutto molto critico -non nel senso proprio del termine- poiché mette in gioco l’argomento Rom e analizza anche la controparte della maggioranza. Sono davvero da denigrare solo perché conducono un altro stile di vita?

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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