Esistono guerre giuste o giustificate? Non secondo Euripide e The Cranberries

 

Se uno stato in guerra dice di difendersi da un nemico, quando ci si difende è inevitabile attaccare. E spesso gli innocenti pagano per decisioni che non hanno preso.

Il brano Zombie dei The Cranberries è un’invettiva contro la sanguinosa Guerra dell’Irlanda del Nord, ma il suo intento di denuncia può essere esteso a tutti i conflitti armati.

WHEN THE VIOLENCE CAUSES SILENCE WE MUST BE MISTAKEN

L’evento che ha spinto Dolores O’Riordan, cantante del gruppo, a scrivere il testo di questa canzone struggente fu triste e al contempo macabro. Il 20 marzo 1993 la città di Warrington, in Inghilterra, fu coinvolta in un attacco terroristico a opera dell’IRA, Irish Republican Army, gruppo che rivendicava la fine della presenza britannica in Irlanda del Nord. Furono piazzate delle bombe nel centro abitato, e quando scoppiarono furono coinvolti nell’esplosione due bambini: Jonathan Ball, di 3 anni e Tim Parry di 12. Tra le tante morti avvenute in questo conflitto – circa 3000 – fu proprio la morte di questi due bambini, chiaramente innocenti, a spingere la cantante dei The Cranberries a comporre la canzone.

Zombie è stata ispirata dalla morte di un bambino. La vita gli è stata presa dalle braccia di sua madre. Qualcuno aveva infilato una bomba in un cestino di rifiuti e il bimbo si è trovato al posto sbagliato al momento sbagliato, ed è morto. La ragione per cui era stata messa la bomba aveva a che fare con quel tipo di rivendicazioni politiche e territoriali che si succedono in Irlanda e in Inghilterra“, affermò O’Riordan in un’intervista. I riferimenti alla morte del bambino sono presenti in più punti del testo, e inevitabilmente viene fatta menzione del dolore della madre:

Another mother’s breaking
Heart is taking over
When the violence causes silence
We must be mistaken

LA CONDANNA DI EURIPIDE

Nell’anno 415 a.C. Euripide fece rappresentare una delle sue più struggenti opere, Le Troiane. L’opera fu concepita in uno dei periodi di massima potenza di Atene, madrepatria dell’autore. Gli Ateniesi erano in guerra da sedici anni con la polis di Sparta – era questa la cosiddetta Guerra del Peloponneso– , e gli importanti sviluppi politici in favore di Atene avevano fatto credere alla popolazione di essere imbattibile, tanto da colpire instancabilmente molte città alleate di Sparta. Inebriati dal loro successo, gli Ateniesi stavano di fatto compiendo un eccidio senza precedenti nella storia, e questo Euripide lo sentì e volle denunciarlo. Il racconto delle Troiane avviene dopo la distruzione della città di Troia. Gli uomini sono stati uccisi e si deve decidere cosa fare delle donne, Andromaca, moglie di Ettore, Ecuba, regina e madre di Ettore, Cassandra, sorella di Ettore, Elena, amante di Paride. Si decide che Andromaca andrà al figlio di Achille, Neottolemo, Cassandra ad Agamennone, Ecuba a Odisseo, mentre si comincia a capire che la seducente Elena, motivo della guerra, verrà risparmiata per amore dal marito Menelao. Il momento più crudele della narrazione avviene nel momento in cui il figlio neonato di Ettore e Andromaca, Astianatte, viene scagliato giù dalle mura di Troia, per evitare che un giorno il bambino possa vendicare il padre. L’opera è un biasimo accorato nei confronti della guerra: ogni donna troiana lamenta la propria condizione di sottomissione ai vincitori, ma i personaggi più carichi di emozioni – e di significato – sono due madri: Andromaca, madre di Astianatte, e Ecuba, madre di Ettore. Entrambe, afflitte e private dagli Achei di ogni ricchezza e riguardo, maledicono gli Achei portatori di dolori per avergli portato via i figli: “le donne morivano vedove, i vecchi, soli ormai in case vuote, avevano allevato i figli per altri”. 

Andromaca: Oh creatura, così tenera da stringere, così cara a tua madre, oh dolce profumo della tua pelle, invano ti ho nutrito con il mio seno quando eri in fasce, invano ho patito per te dolori e fatiche. Abbraccia tua madre adesso per l’ultima volta, avvinghiati a lei, aggrappati al mio collo e dammi un bacio. Voi Greci avete inventato crudeltà barbariche: perché uccidete questo bambino innocente?

Ecuba: Cosa potrebbe scrivere un poeta sulla tua tomba? Qui giace un bambino, ucciso un giorno dagli Achei, per paura. Che vergognoso epitaffio per  la Grecia!

WHAT’S IN YOUR HEAD, ZOMBIE

A distanza di più di duemila anni, Euripide e i The Cranberries compiono un’invettiva contro gli uomini folli che, pensando di ottenere vantaggi e onori dalla guerra, in realtà si allontanano dalla pace e diventano sempre meno umani. Non per niente Dolores O’Riordan paragona questo tipo di persone a zombie, ossia ex umani irrazionali e inarrestabili che non riescono più a smettere di uccidere, mentre Euripide definisce i Greci come barbari, quella stessa gente che i Greci stessi decenni prima – nelle Guerre Persiane, ad esempio – avevano temuto più di ogni altra per crudeltà e spietatezza. Appare chiaro che sono in gioco due visioni della realtà differenti, una giusta e una sbagliata: Euripide e O’Riordan hanno visto e sopportato abbastanza di questi conflitti da potersi permettere di rimproverare un atteggiamento che tende alla separazione degli uomini, mentre si dovrebbe mirare all’esatto opposto.

Ecuba: Vengo trascinata via di forza dalla reggia come schiava, io una povera vecchia, col capo pietosamente raso … Questo è il culmine e il termine dei miei mali: io lascio per sempre la mia patria, Troia viene data alle fiamme. Oh dèi! Ma perché invoco gli dèi? Neanche prima hanno mai ascoltato le nostre preghiere: voglio gettarmi nel rogo, è bellissimo bruciare tra le fiamme insieme a queste mura.  

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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