Esiste un’etica da usare sui social? Ci risponde Ernia nelle sue canzoni

Come si comporta la società nei confronti degli individui? Come vengono usati i social? Perché la rabbia e cattiveria sono la costante? Ernia ci risponde con “Un sasso nella scarpa”.

Ormai i social network hanno invaso le nostre vite, usarli è diventata la norma, al punto che i pochi che non ne fanno uso sono considerati delle mosche bianche. Siamo così assuefatti al punto che non ci siamo resi conto che la maggio parte degli scontri avviene sul web, così come gli sfoghi di rabbia

Un sasso nella scarpa

Scrivo da un sogno così brutto, che poi temo di non uscire. Aspe che ti descrivo tutto, quello che vedon le pupille“. Così esordisce Ernia nell’estratto dell’ album pubblicato nell’Aprile 2019. I social sono visti in una dimensione onirica, per Ernia la realtà è un incubo. “Un uccellino che cinguetta al posto suo, porta i messaggi dei mittenti“: qui Ernia usa una figura retorica per indicare il social Twitter, una sorta di piccione viaggiatore, che porta i messaggi per conto degli utenti. “Ognuno scrive anche se non capisce. Dice di parlare ne ho il diritto“, i social hanno anche reso nulla la competenza o conoscenza, permette a tutti di parlare di tutto. Questo perché ci si appella alla libertà di espressione, pensando che basti questa a giustificare tutto quello che viene scritto online. Si crea una sorta di guerra d’opinione, dove l’una divora l’altra, senza capirla, analizzarla e dopo polarizzandosi in due fronti opposti. Non è importante cosa viene detto, basta che venga detto.

I social nella sociologia

Prima la socialità aveva un tempo e spazio definiti, oggi non è più cosi. Siamo noi i media, i soggetti della comunicazione, i vari contenuti sono esperienze e vita concreta, tale comunicazione è pensata attraverso i social in funzione dei potenziali lettori. Nei social mettiamo in discussione noi stessi, la nostra identità: costruiamo la nostra “faccia“, ovvero curiamo la nostra presentazione. La rete sociale fatte di relazione e contenuti generati dagli utenti, configurano delle vere infrastrutture simboliche-relazionali, per oggettivare il “carattere identitario“. Per creare la percezione di sé che gli altri hanno di noi, riveliamo qualcosa di noi (gusti musicali, politici ecc.). Lo spazio “virtuale” è considerato un miglioramento di quello “reale“. Queste due dimensioni si fondono in un continuum: il tutto è definito come esperienza e interazione, che sia mediata o no.

La rabbia della società sui social

I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar, dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività“. Frase detta da Umberto Eco nel 2015 ma che vale anche per questo discorso. Socialmente parlando l’odio è un sentimento naturale , tutti noi dividiamo il mondo da che è come noi e chi è diverso da noi, una dicotomia pericolosa, che ci può trascinare nel mondo dell’insulto facile, facendoci perdere l’argomento della contesa. I social creano un habitat naturale: ci fanno incontrare persone di idee distanti da noi, senza mediazioni, incapaci di esercitare tolleranza. I social levano spazio al dibattito, alla razionalità, ci si deve schierare. Oltre a questo, i social favoriscono l’anonimato che consente alle persone di dire qualsiasi cosa, protetti dalla maschera che ognuno si è costruito.

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