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esiste una realtà oggettiva? Studi psicologici e implicazioni teoriche

esiste una realtà oggettiva? Studi psicologici e implicazioni teoriche

Osservare e cogliere la realtà: è possibile uno sguardo oggettivo sul mondo? Una recente ricerca suggerisce di no. Quali sono le conseguenze di questa impossibilità di oggettivare l’esperienza sulla psicologia?

La percezione della realtà è un argomento estremamente dibattuto in filosofia e psicologia. Per la la scuola della Gestalt la percezione è maggiore della somma delle parti, quindi il nostro cervello contribuirebbe a costruire la realtà (e una prova ne sono le illusioni ottiche). Nell’approccio cognitivista la realtà è un dato oggettivo. Per la corrente esistenzialista, invece, il reale assume un significato a seconda della storia e delle aspettative dell’individuo.

Uno sguardo oggettivo sulla realtà è possibile?

I ricercatori della Jhons Hopkins University stanno conducendo una serie di studi per indagare il grado di oggettività con cui siamo in grado di osservare la realtà. Per farlo hanno mostrato ad un gruppo di studenti delle monete di diverse forme da diverse prospettive, chiedendo loro di individuare sempre la vera moneta e mai l’oggetto sferico. I risultati hanno sorpreso i ricercatori: infatti il punto di vista personale ha sempre confuso i partecipanti, rendendo impossibile fornire risultati oggettivi. L’articolo di Focus del 14 Giugno 2020 racconta questa ipotesi sperimentale, suggerendo come possano essere molti i fattori che influenzano la percezione oggettiva della realtà. Tra questi: le aspettative e il genere sessuale.

Il problema dell’oggettività della realtà viene discusso da secoli in filosofia e, secondariamente, in psicologia e psicoterapia. Proprio a partire da come viene considerato il dato di realtà si strutturano diversi approcci alla cura della mente umana. Giampiero Arciero, Psichiatra e Psicoterapeuta, racconta questo viaggio tra realtà, esperienza di sé e approcci psicoterapeutici nel libro di recente pubblicazione anche in Italia fondamenti di psicoterapia fenomenologica’.

Lo studio della mente umana nella psicologia classica

La psicologia, nella sua relativamente recente storia, ha da sempre cercato di osservare gli eventi psichici con uno sguardo oggettivo, nel tentativo di addomesticarli alle leggi di causalità che reggono la natura. Lo stampo epistemologico di questa posizione ha comportato una scissione evidente: da una parte il soggetto sussistente, dall’altro un mondo in cui questi eventi psichici si manifestano. Da posizione originaria si sono sviluppati i principali filoni della psicologia moderna. Ad esempio, nella corrente del cognitivismo standard, la realtà viene considerata come un dato oggettivo, esistente con determinate caratteristiche indipendenti dall’osservatore, e indaga il sé con le stesse categorie con le quali si riferisce al mondo naturale.

Da questo punto di vista la psicologia si pone esattamente sullo stesso piano delle scienze naturali e tenta di costruire una scienza esatta della mente umana: è una ricerca di oggettività, un incessante tentativo di eliminare l’esperienza soggettiva che, per sua stessa definizione, non può essere normalizzata, standardizzata, riassunta in un dato oggettivo. Il limite di questa impostazione è forse la difficoltà a cogliere motilità dell’esistenza umana, il suo essere in continuo divenire. Quando viviamo un’esperienza ne siamo totalmente immersi, e il mondo si colora di sfumature di senso soggettive.  Quando sono molto preoccupato e mi sento in ansia, la percezione dello spazio muta. Pensiamo all’esperienza della claustrofobia. La sensazione di respiro mozzato, di oppressione al petto e fiato rotto che una persona può provare quando si trova in uno spazio stretto e angusto come un ascensore non dipende da una sua erronea interpretazione della realtà. La persona sa perfettamente che c’è sufficiente aria da non soffocare, ma questo non è sufficiente a far passare i sintomi.

Martin Heidegger e l’importanza dell’esperienza soggettiva

La svolta fenomenologica della psicologia e della psicoterapia consente l’accesso all’esperienza soggettiva, riuscendo a cogliere l’esistenza senza cristallizzarla in una teoria. Tale impostazione prende forza e struttura a partire dagli studi del filosofo tedesco Martin Heidegger che nell’opera ‘Essere e tempo‘ crea la struttura per un nuovo modo di concepire l’essere umano e, di conseguenza la psicoterapia. Da questo punto di vista ‘l’esperienza non è riducibile a un oggetto di coscienza e la coscienza non è il luogo in cui si compie l’esperienza di sé’. Infatti l’essere umano coglie sé stesso mentre fa esperienza, non nel riflettere sul suo modo di vedere le cose. Questo diverso sguardo sull’essere umano, sul suo accesso alla realtà e sul modo in cui conosce sé stesso, comporta una diversa impostazione anche del lavoro clinico. Lo psicologo non è l’esperto che vede la realtà per quello che è e insegna al paziente a coglierla nel giusto modo. Piuttosto è l’ermeneuta, ovvero colui che aiuta il paziente a narrare la storia e a disvelarne il senso, facendo emergere il suo senso soggettivo, che è ciò che conta.

Così quell’attacco di panico in ascensore non viene più spiegato come l’irrazionale idea del paziente di poter restare senza aria, ma si cerca di cogliere il sintomo alla luce della storia del paziente e dei suoi progetti di vita. La sensazione di costrizione può manifestarsi in maniera più potente quando ci si trova in uno spazio angusto. Ecco che lo stesso dato oggettivo, lo stretto ascensore, assume un significato diverso a seconda delle aspettative e delle esperienze pregresse di chi lo sta per utilizzare.

 

 

 

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