Il Superuovo

Esiste un futuro apocalittico in cui gli alieni leggeranno la Divina Commedia

Esiste un futuro apocalittico in cui gli alieni leggeranno la Divina Commedia

Se Rescue Party, il racconto di Arthur C. Clarke, diventasse realtà

 «Amor che move il sole e l’altre stelle», «Amor ch’a nullo amato amar perdona», «non ragioniam di loro ma guarda e passa», «ed elli avea del cul fatto trombetta». Sono tutti versi tratti dal più importante poema medioevale del mondo, la Divina Commedia. Se il mondo stesse per esplodere, la vita finisse e la razza umana cancellata, cosa ne sarebbe di tutto ciò che abbiamo creato, della nostra storia, della nostra cultura?
Secondo Arthur C. Clarke, autore di 2001: Odissea nello spazio, sarebbero gli extraterrestri a salvarla per noi.

Tutte le volte che ci hanno detto di aver visto un ufo

Da sempre noi uomini ci interroghiamo sull’esistenza o meno nell’Universo di altre forme di vita, di alieni, extraterrestri o come li si voglia chiamare.
Adulti e bambini rimangono affascinati dall’ipotesi di altri esseri viventi nel cosmo e la possibilità di qualcuno o qualcosa che abiti in una galassia lontana, o la curiosità di come questi possano essere fatti, influenza la nostra vita quotidiana con le false notizie di avvistamenti di ufo e navicelle spaziali.
Persino nell’ultimo periodo si è parlato degli avvistamenti da parte del Pentagono di oggetti volanti non identificati, che però ancora una volta non provano la presenza di alieni.
L’idea di trovare questi extraterrestri o di viaggi interstellari su altri pianeti ha influenzato fin dal XX secolo il mondo della musica, del cinema e della letteratura.
Uno dei più grandi artisti musicali del Ventesimo secolo, David Bowie, ha fatto dello spazio uno dei motivi ricorrenti nei suoi testi, con canzoni quali Space Oddity, Life on Mars? o Starman.
Ma anche Eugenio Finardi, cantautore italiano, ci ha cantato con Extraterrestre di un ragazzo che vuole vivere in un pianeta tutto suo, e chiede appunto a un alieno di avverare il suo desiderio.
Per non parlare poi della produzione cinematografica con film classici come E.T. o cartoni animati più recenti, come Chicken Little, che hanno aperto l’immaginazione dei bambini, desiderosi di avere il proprio amico alieno.
Persino l’autore di 2001: Odissea nello spazio, Arthur C. Clarke, nel suo racconto breve Rescue Party, ci propone finalmente l’arrivo di questi esseri sul nostro Pianeta, ma lo fa da una nuova prospettiva.

L’autore di 2001: Odissea nello spazio affida la nostra cultura agli alieni

Se il mondo dovesse finire, che ne sarebbe di tutto quello che abbiamo creato? È qui che ci viene incontro Clarke. In Rescue Party, un breve racconto fantascientifico pubblicato per la prima volta nel 1946, alla luce dell’esplosione solare che si sarebbe verificata da lì a poche ore, gli alieni visitano la Terra. A discapito di quello che potremmo aspettarci non lo fanno per smania di conquista di un nuovo mondo, ma per salvare la nostra specie e gli oggetti simbolo della nostra cultura. Hanno poche ore per esplorare il pianeta e seppur non riuscendo a trovare gli esseri umani si imbattono in edifici e oggetti della nostra specie. Reperiscono un dipinto ad olio che permette loro di capire l’aspetto fisico di un essere umano con due sole gambe e due soli occhi; si ritrovano in una biblioteca piena di libri dei quali percepiscono l’importanza, la complessità e captando la grandezza dell’ingegno umano, tanto da prenderli e portarli con loro, per salvarli e analizzarli nella loro Base.
Fantasticando e presupponendo che il mondo possa finire davvero, e che gli extraterrestri venissero realmente a salvare noi e tutto ciò che abbiamo creato, cosa porterebbero via?
L’uomo fin dagli albori ha continuato a creare e ad accumulare, prima solo il necessario e poi anche il superfluo. Col tempo ci siamo attaccati alla “Roba”, come Mazzarò nella novella di Verga, ma è indubbio che noi uomini possediamo dei veri e propri tesori.
Piace pensare che se questi alieni entrassero in una biblioteca salverebbero quello che è uno dei simboli del nostro paese, considerato il più importante poema della letteratura mondiale da tutti, ovvero la Divina Commedia di Dante.

L’inarrestabile viaggio della Divina Commedia

Con il suo naso adunco, la corona dall’oro e il vestito rosso, Dante può essere considerato, quest’anno ancor più degli altri anni, data la ricorrenza dei 700 anni dalla sua morte, uno dei simboli del nostro Paese. Utilizzato nelle pubblicità, negli eventi, nelle manifestazioni, nome e opera al quale si ispira persino un brand di gioielli inglese, la diffusione della figura del poeta e della sua opera, la Divina Commedia, non si è mai interrotta nel tempo.
Scritta in terzine incatenate di endecasillabi, in una lingua che potesse essere comprensibile a un pubblico più vasto di quella che poteva essere la prospettiva dell’epoca, ovvero la lingua volgare fiorentina, si presentava inizialmente col titolo di Comedia. Fu infatti il Boccaccio a definirla “Divina”, lo stesso che per primo la lesse in piazza alle folle.
Ed è col titolo di Divina Commedia che venne pubblicata l’editio princeps nel 1472.
Nonostante non esista una forma originale dell’opera, la sua diffusione da quel momento non si arrestò: i codici passarono prima dalle mani di molteplici monaci amanuensi, che ne ricopiarono minuziosamente il testo, seppur con errori. Arrivò poi la stampa e in quel modo i libri in generale si diffusero più velocemente, anche all’estero.
Ma quando parliamo della sua diffusione non ci riferiamo soltanto ai secoli scorsi, ma anche al nostro. L’opera, infatti, ha continuato a essere al centro dell’attenzione e ad arrivare alla maggior quantità di pubblico possibile. Studiata a scuola in Italia e all’estero; analizzata dagli studiosi e dai filologi, che si sono interrogati sul minimo errore di ogni manoscritto e sui legami tra questi; trasformata in fumetto con L’Inferno di Topolino per i bambini; letta pubblicamente, come fece Boccaccio, da persone illustri dei nostri tempi, quali Vittorio Gassman e Roberto Benigni.
Ma per quanto forse non ci sembri possibile, la sua diffusione non ha ancora raggiunto il suo culmine.

Il ritorno di Dante tra le stelle

La conoscenza della Divina Commedia infatti da ottobre 2021 non si limiterà più al Pianeta Terra ma viaggerà tra i cieli raggiungendo l’Universo, testimonianza della Vita della Terra e della nostra cultura, alla ricerca di un’altra intelligenza che possa comprendere il genio umano.
Un po’ come tributo a quel poeta affascinato anch’esso dal cosmo, per il quale «l’amor [che] move il sole e l’altre stelle», un po’ come se ciò che ci è stato raccontato da Clarke diventasse realtà.
La Divina Commedia verrà lanciata nello spazio infinito verso il sole, alla ricerca di una sua orbita, con la Sojuz 19, nell’ottobre 2021.
L’opera, incisa su foglio in titanio e oro, sarà affidata da Scripta Maneant Editore in collaborazione con Human Space Services, alla missione spaziale ISS-Expedition 66.
In questo modo, senza che siano gli alieni a venirselo a prendere, siamo noi che riportiamo Dante tra le stelle.

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