Esiste genio senza follia? Virzì e Freud non sarebbero troppo d’accordo ⁩

La mente umana è un oceano di segreti: Freud è stato in grado di spiegarlo, Paolo Virzì di rappresentarlo

Paolo Virzì nel suo celebre film “La pazza gioia” ci racconta il fantastico mondo della psiche umana rendendoci partecipi dei dolori e delle difficoltà derivanti dalle malattie mentali proprio come aveva fatto Freud

DONNE TRA PAZZA GIOIA E IMMENSO DOLORE

Nel 2016 il regista Paolo Virzì ci rende partecipi di un viaggio all’interno dei meandri dell’assurda mente umana, meravigliosa e tenebrosa, sana e malata al tempo stesso. “La Pazza Gioia” è un racconto, un excursus sulle malattie che obnubilano la psiche, impregnato di poesia, a tratti di mito e di mistero. Non è un semplice film, è un documentario da ammirare a bocca aperta e in assoluto silenzio per riuscire a percepire pienamente ogni singolo tratto descritto. Narra la storia di due donne, Beatrice e Donatella. Le due si incontrano in una clinica riabilitativa, Villa Biondi. Entrambe sono affette da gravi disturbi mentali, e stringono una profonda amicizia che in realtà riesce ad emergere solo dopo un po’. Sono due donne che hanno perso ogni contatto con la vita vera, che hanno con la propria esistenza un rapporto di amore e odio ma che, nonostante tutto, continuano ad aggrapparsi ad essa con le unghie e con i denti. Sono due guerriere, ognuna a suo modo risoluta a farcela e a lottare. Un giorno, approfittando di un momento di distrazione dei sorveglianti, le due riescono a fuggire, a liberarsi da quelle catene troppo strette, a vivere la loro pazza gioia. Si ritroveranno sole col loro destino, con un mondo che non sono abituate a gestire. Sono delle donne bisognose d’aiuto e assetate di un amore che potrebbe salvarle ma che non riusciranno mai ad avere. Beatrice ha perso marito e ricchezze a causa di uno sfortunato evento e Donatella ha perso la custodia del figlio, poi affidato ad una famiglia adottiva, dopo aver tentato il suicidio tenendo ancora il bimbo tra le braccia. Il dolore che emerge da questa pellicola cinematografica è profondo e lacerante e scompiglia l’animo degli spettatori. Il lieto fine arriverà per le due sfortunate ma, come sempre, solo a metà, quasi come se per loro non potesse esistere una favola, come se a loro fossero precluse le meraviglie della vita. Virzì non vuole semplicemente raccontare degli eventi o una storia, Virzì vuole sviscerare e abolire i pregiudizi sulla salute mentale che ancora impregnano la nostra società. Esse vengono escluse dal mondo sociale, non riescono ad essere riabilitate, per loro non esiste solidarietà. È una realtà tristemente nota: il disagio sociale e quello psichico troppo spesso vanno a braccetto. Il regista vuole porre in evidenza la storia di donne e uomini che, proprio come Donatella e Beatrice, vivono un disagio profondo e, nel momento del massimo bisogno, non ricevono nessun supporto se non quello dei loro terapisti. Donatella in particolare denuncia apertamente coloro che non hanno saputo e voluto ascoltare il suo grido di dolore:

Loro lo sapevano, sapevano tutto. Che piangevo, che ho sempre pianto, che piangevo per la scuola, che piangevo per i compiti

Non è però un film che trasmette disperazione. E’ un film che racconta delle vite che sono poi delle montagne russe, in cui si gioisce, si urla, si piange, si lotta e si sorride. Trasmette speranza, la speranza di una rivalsa. Il finale dolceamaro non è altro che una rappresentazione dell’esistenza delle protagoniste.

SIGMUND FREUD E LA NASCITA DELLA PSICOANALISI:

Da Sigmund Freud parte la storia della psicoanalisi. E’ il padre delle teorie psicanalitiche in grado di spiegarci i processi psichici inconsci che influenzano pensieri, comportamenti e relazioni umane. Freud elabora il concetto di “inconscio” in un mondo filosofico prettamente positivista, scardinando ogni altra forma di conoscenza perpetrata fino ad allora. Scardina l’idea che l’uomo possa avere libero arbitrio sul suo pensiero, sulla sua mente, in quanto l’inconscio lavora di sottecchi anche quando non ce ne rendiamo conto ed elabora informazioni che spesso non vorremmo. Freud importò una rivoluzione sul piano psicologico tanto quanto sul piano filosofico. La mente non è più qualcosa di astratto, non coincide con l’anima. È qualcosa di concreto e può addirittura essere oggetto di studio. Ma, cosa fondamentale, Freud per la prima volta afferma con certezza che dalle malattie mentali è possibile guarire, andando alla radice di un trauma spesso conservato in un punto recondito della nostra mente. Che cos’è questa se non una grande speranza per tutti coloro che, di generazione in generazione, erano stati convinti del contrario?

LA PSICOLOGIA E LE NUOVE SPERANZE DI OGGI:

Paolo Virzì e Sigmund Freud, con i loro capolavori, ci mostrano due facce della stessa medaglia: quella scientifica e quella puramente emotiva. Ci offrono grandi spunti di riflessione mostrandoci ciò che spesso noi stessi non vorremmo vedere, facendoci udire ciò che non vorremmo sentire, ovvero che siamo fallaci. Che le cadute avvengono e possono accadere a chiunque: ma c’è una buona notizia, ci si può rialzare. Da qui un grande monito: la salute mentale, al pari di quella fisica, va salvaguardata e mai minimizzata.

 

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