Enea ed Harry Potter ci insegnano che non sempre siamo padroni del nostro destino

Molti di noi pensano di essere padroni del proprio destino, ma nelle storie da noi lette e raccontate non sempre il protagonista è libero di agire completamente secondo la sua volontà. Harry Potter e l’Eneide ne sono un esempio. 

Francesco de Mura: l’addio di Enea e Didone

Enea è l’eroe pius per eccellenza, tutti lo conosciamo come tale. Molte volte vi è però incertezza nella traduzione di questo termine a causa delle molteplici sfaccettature di questo aggettivo. Vedremo come a partire da questo aggettivo, Enea assuma anche i contorni dell’eroe dell’accettazione del proprio destino. Un altro personaggio pius in questo senso è sicuramente Harry Potter: non appena, all’età di undici anni, il ragazzo conosce la sua storia, in lui ribolle un odio profondo nei confronti di Lord Voldemort. Il disprezzo dell’assassino dei suoi genitori porterà Harry su una strada che lo obbligherà, molte volte, a prendere decisioni non determinate dalla propria volontà.

Daniel Radcliffe nei panni di Harry Potter

Enea e il destino

Enea è l’eroe fondamentale della mitologia romana e augustea: il suo viaggio da Ilio a Roma è la base del meccanismo celebrativo e propagandistico del mondo augusteo. Egli è l’uomo pius. L’aggettivo in latino ha sostanzialmente un solo significato: “devoto”. I motivi per cui ormai universalmente si parli del pius Aeneas sono stati a lungo dibattuti dagli studiosi. Senza elencare tutte le ipotesi degli studiosi, voglio qui citarne solo una, quella che sosterrebbe che la pietas di Enea sia da ascrivere alla sua devozione nei confronti degli dei. Per chiarire questa posizione vorrei analizzare il celeberrimo episodio dell’incontro tra Enea e Didone. Sembra assolutamente fondata la tesi che Enea si trovi bene con Didone e che non vorrebbe andarsene da Cartagine, poiché ha trovato finalmente la pace dalle numerose peripezie affrontante sul mare. Quando riceve la notizia da Mercurio che il tempo è giunto per salpare verso Roma, però, Enea cambia atteggiamento: non più amore e felicità ma seria determinazione. Il suo obiettivo è ormai quello di arrivare a Roma, non di stare con Didone. Il suo desiderio è quello degli dei. Enea non è padrone del proprio destino, non lo è mai stato: lo stesso soggiorno da Didone è stato un piano degli dei per gettare il seme della discordia tra Roma e Cartagine. Tuttavia Enea accetta serenamente il suo destino e si cala totalmente nel suo compito: fondare la città più importante della storia.

Harry Potter e il destino

La storia di Harry Potter è altresì un percorso di accettazione del proprio destino: il protagonista della saga ideata e raccontata da J.K. Rowling dovrà imparare a camminare sulla strada che altri hanno definito per lui. Due sono i grandi obiettivi di Harry Potter nella sua vita: inizialmente si impegna ad impedire il ritorno di Lord Voldemort, poi, quando l’oscuro signore riesce a tornare, il nuovo scopo della vita di Harry diventa uccidere Lord Voldemort. Per riuscire a conseguire questo obiettivo il ragazzo si trova spesso a camminare su un sentiero non stabilito da lui. Nel quinto libro Harry scopre che il suo destino, e la capacità di adempiere ad esso, è stato stabilito proprio da Lord Voldemort, il suo peggior nemico. Nell’ultimo libro Harry è costretto ad accettare decisioni prese da altri o a decidere in base a scelte fatte da altri. Nonostante molte volte Harry non capisca dove vada il sentiero disegnato per lui da Silente, nonostante abbia dubbi e perplessità costanti sulla buona riuscita di azioni o di scelte del suo Preside, Harry continua sulla sua strada, deciso a portare a termine l’obiettivo della sua vita. Anche il ragazzo dunque si trova a dover accettare il suo destino, uccidere Lord Voldemort, e la strada definita da altri per adempiere ad esso.

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