Cosa sono e come insorgono i linfomi? il 15 settembre ci aiuta a informarci


Il 15 settembre si celebra la Giornata Internazionale sulla consapevolezza dei linfomi, un tema molto delicato ma di cui è sempre necessario parlare e supportare la ricerca
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I linfomi gravano molto sulla salute fisica e mentale del paziente ma fortunatamente negli ultimi anni la ricerca scientifica in campo oncologico ha fatto passi da gigante. Il tumore non è sempre un punto, ma potrebbe essere una virgola nella vita di una persona permettendole di continuare a fare scelte e di raggiungere traguardi.

Quando il meccanismo si inceppa: i linfomi

I linfomi sono tumori che coinvolgono i linfociti maturi del nostro sistema immunitario, il 90% interessano i linfociti B mentre i restanti i linfociti T. La malattia si localizza prevalentemente nel linfonodo ma non si escludono casi nel midollo osseo. In generale si parla di tumore del tessuto linfoide, in quanto potrebbe danneggiare altri organi come milza o MALT (mucose-associated lymphoid tissue).

È importante distinguere leucemie e linfomi: i primi infatti riguardano soprattutto il midollo osseo e sono accompagnati da un alto numero di cellule neoplastiche nel sangue periferico. Nel secondo caso, invece, si possono trovare delle vere e proprie masse tissutali distinte. In ogni caso, le due varianti si assomigliano più di quanto si pensi, ad esempio molti tipi di linfoma sviluppano delle caratteristiche leucemiche nel corso della malattia.

I linfomi si distinguono in due grandi categorie: linfomi Hodgkin e non Hodgkin. Thomas Hodgkin fu un medico inglese che nel 1832 descrisse e illustrò ampiamente la patologia con la celebre frase ’’On Some Morbid Appearances of the Absorbent Glands and Spleen’’.

Il linfoma di Hodgkin è un tumore caratterizzato da linfociti B molto grandi con un nucleo molto lungo. Al microscopio queste cellule, denominate cellule giganti di Reed-Sternberg, sono molto evidenti tanto da apparire cellule binucleate, pur non essendolo. La malattia colpisce prevalentemente il sesso maschile, soprattutto tra i 20 e i 30 anni oppure tra i 60 e 70 anni.

Con il termine ’’linfomi non Hodgkin’’ si intende una classe di patologie eterogenee con malignità variabile. In particolare, la loro incidenza aumenta con l’età del soggetto. Il 30% dei casi sono i linfomi diffusi a grandi cellule B, tumori estremamente maligni causati dall’ alterazione di un gene importante (BCL-6), necessario per la formazione dei centri germinativi (area del linfonodo in cui si sviluppano e maturano le varie cellule del sistema immunitario).

Il linfoma di Burkitt, invece, appartiene alla categoria ’’non Hodgkin’’ ed è caratterizzato da una traslocazione cromosomica 8-14 (parti di due cromosomi diversi si spostano) provocando un’aumentata espressione del gene MYC.

Il paziente affetto da linfoma ha un quadro clinico molto variabile. In genere si verifica un ingrossamento dei linfonodi, febbre e spossatezza: sintomi molto blandi riconducibili a qualsiasi patologia o disturbo.

Il 15 settembre come inno alla vita

Ogni giorno di ogni anno si celebra qualcosa di importante e significativo: il 15 settembre ha il grande compito di rappresentare la Giornata internazionale sulla consapevolezza del linfoma. La ricerca, cura e prevenzione in quest’ambito come in altri della medicina hanno un’enorme importanza e sono promossi dal ’’FIL’’ (Fondazione italiana linfomi). La sensibilizzazione su questo tema è fondamentale, spesso si associa il termine linfoma indistintamente a quella di ’’tumore’’ ma in realtà ci troviamo di fronte a tante sfumature che è bene conoscere e studiare. La fondazione si impegna a indicare percorsi di cura mirati e a promuovere progetti di ricerca. Nel 2019, infatti, sono stati attivati due bandi per giovani ricercatori. Tutto questo getta le basi per un grande progetto che in futuro potrebbe quasi azzerare la mortalità di queste malattie.

Valide ricerche scientifiche garantiscono nuove terapie innovative

I linfomi sono tumori per lo più maligni e come tali hanno bisogno di terapie specifiche e non invasive. La terapia tradizionale delle neoplasie è quella chirurgica in quasi tutti i casi, si esclude nel caso in cui siano presenti metastasi (un piccolo gruppo di cellule tumorali che abbandonano il tumore primitivo per collocarsi in un’altra sede come un altro tessuto oppure un altro organo). Quindi se il tumore metastatizza si opta per la chemioterapia.

Negli ultimi anni si sta sviluppando l’immunoterapia che comprende un insieme di pratiche cliniche per combattere molti varianti neoplastiche e si distingue in forma attiva e passiva in base al ruolo che svolge il sistema immunitario. Nel secondo caso, ad esempio, la terapia prevede il trasferimento di cellule immuni dotate di alta attività antitumorale in un paziente affetto da tumore.

La terapia che si basa sulla somministrazione di anticorpi monoclonali è in grado di curare pazienti affetti dai tumori, da linfomi che solo pochi anni prima presentavano un’ alta mortalità. In particolare, si individua il target ovvero il bersaglio del tumore e viene inibito senza danneggiare l’intero organismo, riducendo quindi al minimo la tossicità, un punto debole di tutte le terapie presenti fino ad oggi.

Il Rituximab, ad esempio, è un farmaco che fa la differenza rispetto ad altri nel trattamento dei linfomi. Si prepara un vero e proprio cocktail di chemioterapici associati a rituximab e quest’ultimo riesce a riconoscere CD20, una porzione fosfoproteica sulla superficie dei linfociti B. Il suo ruolo è quindi quello di uccidere i linfociti B tumorali, anche se inevitabilmente la sua azione coinvolge anche quelli normali causando quindi una leggera linfopenia.

In ogni caso, sono dei farmaci molto efficaci e l’idea di una terapia che abbia un bersaglio specifico e non agisca indifferentemente su tutte le cellule dell’organismo ma che ne coinvolga solo una parte è efficace.

Nel corso degli anni verranno prodotti nuovi farmaci e nuove terapie che ridurranno ancor di più la mortalità di queste terribili malattie. Il primo passo è parlarne, discuterne e rimanere al passo con la scienza in modo da aver fiducia e dare supporto ai giovani ricercatori che cambieranno il futuro.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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