Com’è cambiata la figura dell’eroe? Scopriamolo con Omero e le saghe fantasy

Nel corso dei secoli la figura dell’eroe ha subito significativi mutamenti, alcuni davvero inaspettati.

Odisseo si vendica dei Proci (Fonte: scuolissima.com)

 

Un grande scudo rotondo, la lancia, un imponente elmo, questi sono gli attributi classici dell’eroe omerico. Col tempo questa figura è cambiata e ora anche personaggi cattivi per convenzione sono impegnati a lottare contro il male.

Come si presenta l’eroe antico?

Quando parliamo di eroi è difficile non pensare subito ad Omero e ai miti greci. L’invincibilità in duello di Achille e l’astuzia di Odisseo sono forse le prime che vengono in mente, ma sono solo alcune delle caratteristiche che caratterizzano l’eroe antico. Presupposto fondamentale è la sua nobiltà, poco importa se l’eroe stesso ne è conscio o meno. Quando parliamo di eroi antichi siamo di fronte a principi, re, signori di intere città. Altra caratteristica è la loro abilità guerriera. Anche quegli eroi che vengono ricordati principalmente per altre caratteristiche, Odisseo, Diomede e in un certo senso anche Giasone, restano macchine da guerra, in grado di sterminare orde e orde di nemici senza la minima difficoltà. L’unico modo per farli rallentare è porre loro davanti un avversario di pari valore. Questa situazione è l’aristia, magistralmente presente nell’Iliade, ossia un confronto verbale e poi fisico tra due eroi che si incontrano sul campo di battaglia. Un chiaro esempio è la celeberrima tra Glauco e Diomede alle porte di Troia. Un’altra caratteristica comune a tutti è l’armamento. Tutti questi formidabili guerrieri si presentano armati con spade, lance, grandi scudi rotondi e imponenti cimieri. Non è solo questione di protezione e di capacità offensiva, ma questa attrezzatura rappresenta il loro status, la loro nobiltà e attesta il loro valore. Quanto alle motivazioni che li spingono ad agire e a vivere le avventure per cui sono diventati immortali ce ne sono diverse. Se prendiamo in considerazione solamente l’epica, il terreno fertile per eccellenza in termini di eroi, possiamo ricondurre le loro azioni a uno smisurato desiderio di gloria e affermazione, contornato di volta in volta da ragioni secondarie che possono variare. Edipo risolve l’enigma della sfinge per assicurarsi il trono di Tebe, Teseo uccide il minotauro per liberare Atene e dalla sudditanza di Creta ed essere ricordato come il re liberatore dell’Attica e buona parte delle avventure sul mare di Odisseo sono dovute alla sua sete di conoscenza e di visitare luoghi mai visti prima. E c’è davvero bisogno di citare Achille che preferì vivere una vita breve ma colma di gloria combattendo nella spedizione achea a Troia, a una lunga ma destinata all’oblio dei posteri?

Due cavalieri a duello (Fonte: Rivista Corner)

Com’è cambiato l’eroe col tempo?

Il mondo cambia col passare dei secoli e cambiano anche i suoi eroi. Se ci affacciamo al Medioevo possiamo scorgere giostre e tornei, cavalieri corazzati, blasoni sugli scudi e un corposo seguito che accompagna il nostro eroe in battaglia. L’eroe medievale è rigorosamente a cavallo, protetto dalla testa ai piedi da una forte armatura, brandisce una lunga spada ed è senza macchia e senza paura. Questa è una prima evoluzione rispetto all’eroe dell’epica greca. La paura non esiste nel mondo dell’epica cavalleresca, al punto che persino di fronte ai peggiori mostri l’eroe pare quasi un automa, non vacilla e affonda colpo dopo colpo la propria lama fino alla morte del nemico o alla propria. Nell’epica greca non è raro trovare momenti di timore, titubanza o addirittura paura e nell’Odissea ce ne sono diversi. Uno tra tutti, l’avventura nella caverna di Polifemo, il gigante antropofago. Quanto alle macchie non è raro che gli eroi antichi ne avessero più di una. Spesso superbi, supponenti, a volte anche ladri e criminali. Edipo, pur non sapendolo, uccide il suo stesso padre; Achille a Sciro si travesta da donna per evitare Odisseo; Giasone si riduce a dover sedurre Medea per ottenere il suo aiuto per compiere le sue fatiche. Spesso dal punto di vista umano questi eroi non erano impeccabili. Questo è impensabile per il paladino dell’epica cavalleresca, il cui agire è spinto non solo dalla gloria come per i suoi predecessori, ma anche dalla cortesia, un insieme di valori che comprende la nobiltà d’animo, la repulsione per ogni inganno, la dimostrazione del proprio valore in ambito militare, la fedeltà al proprio signore e alla propria dama. Mai un paladino si sognerebbe di tradire la sua dama o di usarla per raggiungere uno scopo. Un altro movente per le avventure dei cavalieri medievali è la difesa della fede cristiana contro i pagani, specialmente i musulmani d’Africa e Asia. Col tempo anche questo modello va però incrinandosi e un chiaro esempio ne sono “L’innamoramento de Orlando” di Matteo Maria Boiardo e il “Morgante” di Luigi Pulci. Nella prima opera i paladini di Carlo Magno iniziano ad avere tratti più umani, meno monolitici, a provare dubbi e a comportarsi fuori dagli schemi rigidi della cortesia, spinti dall’amore per Angelica. Orlando ad esempio, benchè sposato, non si farà problemi a cercare di conquistare la bellissima pagana arrivata a corte. Nell’opera di Pulci tra i protagonisti principali si trova appunto Morgante, un gigante risparmiato da Orlando durante una sua impresa e divenuto suo scudiero. Si tratta di un primo ribaltamento di una figura convenzionalmente malvagia, quella del gigante, verso un ruolo da comprimario e anzi alleato vero e proprio dei protagonisti nelle loro missioni.

Un’immagine promozionale della saga di Twilight. (Fonte: Pugliain.net)

Chi sono gli eroi di oggi?

A distanza di altri secoli la situazione si è ulteriormente modificata. Fermo restando che queste figure già note non sono sparite e anzi rimangono tra le più amate quando si parla di eroi, è possibile notare come alcune figure, un tempo inconciliabili con l’epiteto di eroi, siano venute alla ribalta, secondo un processo molto simile a quello visto nel Morgante di Pulci. Dopo il successo di Twilight sono spopolati film e serie tv in cui vampiri e lupi mannari, insaziabili predatori di uomini in ogni cultura dall’alba dei tempi, si sono trasformati in paladini dell’umana gente. Tendenzialmente dotati di grande bellezza, fascino e fortuna con le ragazze, questi mostri cercano ora di integrarsi con le comunità in cui vivono, frequentando le scuole locali, trovandosi un lavoro e ovviamente lottando contro i membri della propria specie che vedono gli umani come solo cibo. La loro motivazione non è la gloria o una qualche ideologia, ma spesso l’amore per un umano. Sono tutto fuorchè senza macchia, dal momento che nelle loro lunghe vite quasi mai non si sono saziati di carne o sangue umano, ma il loro nuovo sentimento li ha spinti a cambiare abitudini e ad ergersi a paladini della razza umana. Il requisito di nobiltà necessario nell’epica omerica e cavalleresca è sparito e questi nuovi eroi sono spesso persone comunissime, con pregi e difetti come tutti noi. Rispetto al medioevo è rimasto poi ben poco dell’eroe che lotta per difendere la cristianità, anzi, alle volte i rapporti convenzionali della religione vengono ribaltati. Per un fan della longevissima serie “Supernatural” basta a pensare a quei pochi demoni che hanno lottato a fianco dei protagonisti contro i loro stessi simili. Insomma, se avete zanne, artigli o potere psichici e di possesione siete nati nel periodo giusto per poter interpretare il ruolo dell’eroe. Anche una comparsa è meglio del rogo del medioevo, no?

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