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È un fatto noto dalla fine del diciannovesimo secolo. Tuttavia, l’aumento di emissioni di CO₂: oltre a modificare il clima, sarebbe in grado di alterare sia l’umore e che le capacità cognitive. Di recente, numerosi studi hanno evidenziato cali del 15% delle prestazioni mentali già a 1000 parti per milione (ppm) e del 50% a 1400 ppm, mentre in passato si riteneva che questi effetti si manifestassero solo a livelli più alti. Per fare un confronto, oggi la CO₂ atmosferica è intorno a 400 ppm ed è in aumento.

Dal punto di vista ambientale, un’emissione è qualsiasi sostanza solida, liquida o gassosa introdotta nell’atmosfera che possa causare inquinamento atmosferico.

Queste scoperte mettono in rilievo un problema di salute pubblica, in quanto i livelli di emissione che le ricerche giudicano allarmanti vengono facilmente raggiunti negli edifici moderni nei quali il ricambio d’aria è ridotto al minimo per ridurre i costi. Un auditorio gremito di studenti può raggiungere concentrazioni in grado di offuscare le capacità mentali e produrre sbalzi d’umore e stanchezza senza che se ne individui la causa.

Se una diminuzione delle facoltà cognitive o decisionali può allarmare chi studia, ci sono categorie che si trovano a un più elevato livello di criticità, in quanto si trovano collocate in ambienti sigillati in cui la stagnazione di anidride carbonica è molto frequente. È il caso dei piloti o degli astronauti.

A bordo della Stazione spaziale internazionale, infatti, vengono lamentati spesso mal di testa e variazioni repentine d’umore a causa dei livelli elevati di CO₂ nell’atmosfera locale. Un astronauta rimasto in orbita per 11 mesi di fila ha raccontato che la sua compagna, sulla Terra, era in grado di percepire quando, sulla stazione, l’anidride carbonica era più alta del normale basandosi sul tono di voce più seccato dell’astronauta.

La Stazione Spaziale Internazionale

Fortunatamente, a livello locale, è piuttosto facile valutare il fenomeno e quindi evitarlo: basta un piccolo misuratore elettronico di anidride carbonica, averne uno in vista è un promemoria alquanto efficace, che rende concreto un parametro di qualità dell’aria spesso tralasciato.

La comprensione di questo fenomeno è fondamentale, poiché con il progressivo aumento della concentrazione atmosferica di CO₂, è più frequente che negli ambienti chiusi si superino i livelli che portano a una riduzione delle capacità cognitive e decisionali.

L’attuale valore di 400 ppm è il 24% in più rispetto al in caso contrario, arriveremo a 1500, e a quel punto saremo immersi senza alcuna via di scampo nell’aria contaminata planetaria.

Osservazioni condotte dallo Scripps Institution of Oceanography

Le attuali politiche dei governi in merito alla questione denotano una tendenziale indifferenza rispetto all’impellenza di una tale minaccia, nonostante la questione sia più dibattuta e controllata rispetto al problema del cambiamento climatico, ritenuto addirittura come frutto di una manipolazione mediatica da parte del presidente americano.

Insomma, di questo passo in futuro, forse già dal 2050, ci toccherà schiattare abbrustoliti come tanti tacchini del Thanksgiving Day, ma quantomeno rimane la possibilità che saremo già stati rimbambiti abbastanza dall’eccessiva presenza di CO₂ nella nostra atmosfera. Non ci accorgeremo di nulla.

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