Il Superuovo

Effetto Pigmalione: quando mitologia e psicologia si incontrano il risultato è inaspettato

Effetto Pigmalione: quando mitologia e psicologia si incontrano il risultato è inaspettato

Un statua, una donna, un amore. Come le aspettative possono condizionarci? Dal mito di Pigmalione alla psicologia. 

Se gli uomini definiscono certe situazioni come reali, esse sono reali: è quanto sostenuto dal sociologo William Thomas ed è l’idea alla base dell’effetto Pigmalione, derivante dall’omonimo mito. Vediamolo insieme.

Un amore (im)possibile

Il mito  narra di Pigmalione, un importante e abile scultore di Cipro. Non avendo trovato l’amore, viveva la propria vita in solitudine. Un giorno decise di costruire una statua raffigurante una donna che incarnasse il suo ideale di femminilità e si innamorò della sua opera. Cominciò così a riempirla di tenerezze come se fosse vera: le portava doni, la vestiva e la ornava con gioielli luminosi. La adagiava sul letto per farla riposare e cominciò a definirla sua amante. Con il desiderio di poterla trasformare in carne ed ossa, si recò al tempio della dea Afrodite, pregandola di trasformare la scultura in una donna. La dea accolse la sua richiesta e Pigmalione vide la statua pian piano animarsi davanti ai suoi occhi. Lo scultore e l’amata si sposarono ed ebbero una figlia, Pafo, che diede il suo nome alla famosa città di Cipro.

Dal mito deriva oggi l’espressione essere un pigmalione, ovvero chi assume il ruolo di maestro nei confronti di persona rozza e incolta, plasmandone la personalità, sviluppandone le doti naturali e affinandone i modi (Treccani).

Costruiti dalle aspettative

Non solo espressioni, ma anche effetti psicologici derivano da questo mito: l’effetto pigmalione. Secondo il costrutto, le persone tendono a conformarsi, sia in positivo che in negativo, all’immagine che altri hanno di loro. Viene definito anche Effetto Rosenthal grazie all’esperimento condotto da Rosenthal e Jacobson con il fine di rilevare l’effetto delle aspettative dell’insegnante nei confronti del rendimento degli alunni. L’idea sembra derivare da un curioso caso degli inizi del Novecento di un cavallo capace di risolvere problemi matematici. Lo psicologo che studiò lo strano fenomeno concluse che ciò avveniva in quanto il cavallo utilizzava i segnali corporei inconsapevoli dell’addestratore per capire quale fosse la risposta corretta.

I due studiosi decisero di capire se anche i bambini fossero oggetto di queste aspettative. Comunicarono ad alcuni insegnanti che dei loro alunni, di cui precedentemente avevano misurato il QI, avevano ottenuto un notevole risultato ad un test di Harvard. Dopo un anno, gli studiosi hanno misurato nuovamente il livello di QI e hanno potuto vedere come vi fosse un incremento nei bambini che avevano avuto un risultato alto. I risultati evidenziarono come le diverse aspettative avessero influenzato gli esiti ai test degli alunni, come in una profezia che si auto-avvera. L’idea era già stata messa in risalto dal sociologo Robert Merton, secondo cui una profezia solo per il fatto di essere stata pronunciata, spinge a realizzare l’avvenimento preannunciato.

Pericolo o potenzialità?

Se l’insegnante ritiene che un allievo sia più o meno bravo, nutre delle aspettative diverse, che vengono interiorizzate dallo studente ed influenzano il suo comportamento. I pregiudizi dell’insegnante plasmano lo studente come Pigmalione ha plasmato la sua statua. Si crea una sorta di condizionamento che ha delle ricadute importanti sullo sviluppo psicofisico, intellettuale ed emozionale dell’alunno, ma non solo. Questo effetto può essere esteso anche a tante altre situazioni e rapporti della nostra vita.

Pericolo o potenzialità? Dipende. Quando l’insegnante ritiene l’alunno bravo, come abbiamo visto, migliora. Cosa succede quando non lo ritiene così? Questo è il vero pericolo. Se un professore svaluta l’alunno che ha di fronte, ciò che esprime inconsapevolmente e con la comunicazione non verbale è una sfiducia nei suoi confronti. Ciò causerà un minor coinvolgimento e una minore possibilità di far vedere le proprie capacità, che influenzeranno l’idea che l’alunno ha di sé, con il rischio di compromettere il suo futuro percorso scolastico e non solo.

 

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