Il Superuovo

Ecco sei miti che ci parlano di alcune credenze legate alla morte

Ecco sei miti che ci parlano di alcune credenze legate alla morte

Ecco alcuni miti e raffigurazioni della morte nel corso del medioevo e ancora non del tutto smentiti

La morte ancora un tabù a tutti gli effetti, un qualcosa che nonostante siamo nel 2021 non si riesce ad affrontare. Non si riesce ad accettare questo ultimo passo della vita dell’uomo perché ancora si ha paura di una cosa naturale come la morte. Nel corso della storia popolare è stata affrontata in diversi modi ma mai ancora accetta.

1) Il Passo di San Giacomo

Il Passo di San Giacomo è il luogo di passaggio tra il mondo dei vivi e quello dei morti. La leggenda racconta che san Giacomo il Maggiore si lamentò con Dio perché il luogo in cui riposavano le sue spoglie, che si trova in Galizia (nel nord-ovest della Spagna), non era visitato dai pellegrini. Dio rispose di non preoccuparsi, perché «chi non ti visiterà da vivo ti visiterà da morto». Da allora, molti pellegrini che si recano al santuario di san Giacomo in Spagna, sentono battere continuamente una porticciola invisibile: si crede siano le anime dei defunti che, per volere divino, vanno a onorare il santo prima d’avviarsi al loro destino.

2) Il “Ponte delle Anime”

È un percorso considerato piuttosto pericoloso, formato di spade, pugnali, coltelli, chiodi, spine e rovi nudi e irti sui quali l’anima cammina dopo l’agonia. Esso si innalza sopra un baratro, mettendo in comunicazione questo e l’altro mondo. I giusti lo attraversano agevolmente, i cattivi sono destinati a cadere nel baratro. Alla fine di questo “ponte” l’anima buona e purificata finalmente arriva alle porte del Paradiso.

3) Il “diciassettesimo giorno del secondo mese”

Questa credenza è legata all’antico testamento e all’arca di Noè, che costruì la sua arca proprio in attesa del Diluvio per il Giudizio Universale. IL mese e il giorno si pensa che siano novembre e il 17, novembre,bre è ancora oggi il mese in cui si ricordano i morti. Nel 998 poi Sant’Odilone di Cluny celebrò per la prima volta il rito del “pro requie omnium defuntorum” e nel 1311 fu ufficializzata come festività.

4) Il caso di Michele Mercati

Marsilio Ficino è stato il protagonista indiscusso della filosofia del 1400, aveva un amico Michele Mercati vicino a lui fino alla morte. Nella notte tra il 1 e il 2 agosto 1499, mentre stava lavorando alla traduzione di un testo greco, il Mercati sentì un cavallo che dopo un forsennato galoppo si era fermato sotto la sua finestra. Si affacciò e potè vedere l’amico Ficino, su un cavallo bianco, che gli grido’: “Michele. C’è, c’è un’altra vita” per poi allontanarsi al galoppo. Questo per far credere a tutti che c’è vita dopo la morte

5) Gli specchi coperti

Quando una persona muore, in casa bisogna coprire tutti gli specchi perché l’anima potrebbe afferrare il riflesso di una persona viva e portarselo nell’aldilà. È consuetudine coprirli anche perché l’anima vagante nella stanza potrebbe restare bloccata e non trovare la via d’uscita, restando così intrappolata nello specchio.

6) Le monete

Fin dall’alba dei tempi ai defunti venivano lasciate monete in addosso per permettere al morto di pagare il dazio. ecco la versione moderna: dopo la mezzanotte infatti il defunto va lasciato solo perché altrimenti l’anima non può lasciare il corpo. In tasca, vanno messe delle monete affinché possa pagare l’obolo a San Pietro ed entrare in Paradiso. E sotto il cuscino, vanno messi un piatto e le posate dei pranzi quotidiani. Oltre, ovviamente, agli ultimi abiti che indossava.

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