Il Superuovo

Ecco quali sono le cinque donne “vinte” nella letteratura greca e latina

Ecco quali sono le cinque donne “vinte” nella letteratura greca e latina

Giovanni Verga ha scritto una serie di romanzi che appartengono al cosiddetto “ciclo dei vinti”. A partire da questa idea, stiliamo una top 5 delle donne vinte nella letteratura greca e latina. 

Le donne vinte della letteratura antica sono davvero molte e stilare una “top 5” è molto complicato. Dunque, credo sia doveroso specificare il criterio con cui ho cercato di stilare detta classifica:

  1. Morte della donna;
  2. Presenza di una vendetta;
  3. Motivazione della sciagura;
  4. Bellezza della narrazione.

5. Elena

Antonio Canova, Mezzobusto di Elena di Troia

So che Elena non è solitamente inclusa nella lista delle donne vinte della letteratura antica, ma dal mio punto di vista ha tutte le carte in regola per esservi inserita. Elena, moglie di Menelao e regina di Sparta, era una donna talmente bella da avere un’intera schiera di uomini desiderosi di sposarla. A seguito del famosissimo “giudizio di Paride”, quest’ultimo riceve la promessa di avere per sé la donna più bella. Così Paride, con l’aiuto di Afrodite, rapisce Elena, portandola con sé a Troia. Per un antico giuramento, moltissimi re di diverse poleis greche si alleano con Menelao per soccorrere sua moglie, scatenando così la guerra di Troia. Nel racconto omerico, Elena è una vittima incolpevole, a causa della sua incredibile bellezza. Disprezza i Troiani e il rapitore Paride, mantenendo buoni rapporti solo con Ettore. Anche Euripide condivide il punto di vista omerico: nella tragicommedia Elena, il drammaturgo greco racconta che Paride non avrebbe davvero rapito Elena, ma la sua immagine, mentre la donna era nascosta in Egitto, salva e fedele al marito. Nonostante queste testimonianze autorevoli, leggendo l’Encomio di Elena di Gorgia, si potrebbe sospettare che in età classica Elena non avesse una buona reputazione.

La due attestazioni più famose della storia di Elena, però, raccontano di una donna vittima del disegno degli dei, della propria bellezza e della crudeltà di un uomo. Questo permette di annoverare Elena nella schiera delle grandi vinte della letteratura antica, anche se all’ultimo posto di questa top 5, perché, per quanto vinta, probabilmente non incontrò la morte a Troia.

4. Antigone

Antigone condannata a morte da Creonte

La vicenda di Antigone è nota principalmente dall’omonima tragedia del drammaturgo greco Sofocle. Antigone è figlia di Edipo, re di Tebe, e sorella di Eteocle e Polinice. Quando Edipo muore, a causa di una maledizione Eteocle e Polinice si fanno guerra per il governo di Tebe, finendo per uccidersi reciprocamente. Il potere è dunque assunto da Creonte, cognato di Edipo. Il nuovo re di Tebe decide di non compiere i riti funebri per Polinice, che aveva mosso guerra contro Tebe, per ottenere, come d’accordi, il regno annuale della città dal fratello. Antigone comincia una guerra personale e singolare contro Creonte, portando a giustificazione delle proprie azioni le leggi di natura, che sono superiori a quelle umane. Polinice è suo fratello, è stato ingannato e merita di essere seppellito tanto quanto Eteocle. Creonte, che in quanto re non può riconoscere la superiorità delle leggi “non scritte”, rifiuta ostinatamente di permettere ad Antigone di seppellire il fratello. Perciò, quando Antigone è colta a compiere i riti funebri, viene fatta imprigionare e si suiciderà, impiccandosi nella grotta che la ospitava.

Non occorre specificare perché Antigone sia da considerarsi una vinta. Nonostante la sua eroicità, però, Antigone non può ambire al podio di questa classifica, perché, come fa intendere lo stesso Sofocle nella sua tragedia, ” la verità sta nel mezzo” e forse i due protagonisti avrebbero potuto essere meno testardi e superbi, evitando la tragedia finale.

3. Medea

Dipinto di Medea

Medea è una donna, conoscitrice delle arti magiche, figlia del re della Colchide. La sua storia si intreccia con quella degli Argonauti (pertanto si sviluppa prima dei racconti di Omero) e del loro comandante, Giasone, di cui la donna si innamora. Per questo aiuterà Giasone a conquistare il vello d’oro. L’uomo la sposerà e la porterà con sé a Corinto. Ci sono molte descrizioni di Medea nella storia letteraria antica, da Euripide, che le dedica una tragedia, ad Apollonio Rodio, che nel parla nelle sue Argonautiche; da Ovidio, che ne parla in alcune parti delle sue composizioni, a Seneca, che ancora le dedica una tragedia. Tutti questi autori danno descrizioni diverse di Medea: c’è chi la descrive come presa dal furore amoroso per Giasone e chi la descrive tesa tra la lealtà al padre e l’amore per l’eroe greco.

Tutte le fonti che parlano degli ultimi giorni di vita di Medea concordano, invece, sullo svolgimento degli eventi. Ad un certo punto della propria vita Giasone decide di ripudiare Medea per sposare la figlia del re di Corinto, guadagnando il diritto di successione al trono. Medea non ci sta e decide di vendicarsi di Giasone. La donna dunque uccide con l’inganno la futura sposa di Giasone, prima di assassinare i due figli che aveva dato a Giasone, davanti agli occhi del marito.

Medea merita il gradino più basso del podio, perché pur vinta da un mero gioco di interessi politici, riesce a vendicarsi in maniera crudelissima del marito.

2. Fedra

Sarcofago di Fedra e Ippolito

Su Fedra vi sono due principali racconti, una è l’omonima tragedia di Seneca e l’altra è l’Ippolito coronato di Euripide. Entrambe narrano la stessa storia, ma da due angolazioni diverse. Il drammaturgo greco ci fa vivere la vicenda dal punto di vista del figliastro, mentre Seneca analizza con una profondità accuratissima i sentimenti di Fedra. La causa scatenante della vicenda è da ricercarsi nella vita condotta da Ippolito: il fanciullo era dedito alla caccia e al culto di Artemide e disprezzava l’amore. Indispettita da questo atteggiamento del ragazzo, Afrodite, dea dell’amore, scatena un furore amoroso contro Fedra, sua matrigna. Ella impazzisce d’amore per Ippolito e, non riuscendo più a trattenersi, confessa, venendo puntualmente rimproverata e allontanata dal figliastro. Fedra decide dunque di suicidarsi, inventandosi con il marito che la causa della propria morte fosse stato il disonore per una violenza subita da Ippolito.

Fedra è dunque al secondo posto di questa classifica, perché cerca di vendicarsi e rischia di far morire il figliastro Ippolito. E anche perché al primo posto c’è una delle figure più sciagurate di tutta la letteratura mondiale.

1. Didone

Gregorio Lazzarini, La morte di Didone

La storia di Didone, fortemente intrecciata a quella di Enea, è raccontata nell’Eneide di Virgilio. Ella è la regina di Cartagine, che accoglie e ospita Enea nella sua reggia, per molto tempo. Nell’Eneide ci viene raccontato come ella, che aveva giurato eterna fedeltà amorosa al proprio marito defunto, cominci a provare un sentimento inspiegabile per Enea. Questo sentimento cresce piano piano, finché esplode completamente e Didone si ritrova ad amare Enea al punto da sperare di stare sempre in sua compagnia. Ma proprio mentre Didone è infiammata dalla passione, per Enea giunge il momento di partire, lo vogliono gli dei: Roma lo aspetta. Enea sta bene con Didone e sicuramente il fatto che parta di nascosto ci dice che l’eroe non avrebbe forse avuto il coraggio di lasciarsi alle spalle Didone. Mentre la regina parla dei suoi sentimenti con la sorella Anna, in uno dei passi più belli di tutta la letteratura mondiale, scorge al largo le navi di Enea e capisce di essere stata abbandonata. Lo stesso Virgilio sembra comprendere a fondo i sentimenti di Didone, sembra soffrire con lei per la sua sventura. Didone è una donna, regina, devastata per la morte del proprio marito Sicheo, che, sebbene si veda disposta a tradire il giuramento fatto, viene abbandonata. Il dolore è troppo forte, troppo insopportabile. La donna si getta sulla spada del traditore, dopo aver maledetto Enea e aver giurato eterna ostilità verso la sua discendenza.

Didone vince a mani basse in questa “classifica” delle cinque donne vinte nella letteratura antica. Un personaggio memorabile, l’unico veramente invendicato di questa lista (i Cartaginesi periranno per mano dei Romani), onorato da una narrazione memorabile. Vi consiglio di leggerla. Eneide, libro quarto.

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