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Ecco perché non saremo mai perfetti come l’uomo vitruviano di Leonardo

L’Uomo Vitruviano rappresenta l’immagine dell’uomo perfetto. Ma noi cosa ne pensiamo?

L’Uomo Vitruviano di Da Vinci è stato scelto come simbolo della moneta da €1. L’uomo è, difatti, la misura unica di tutte le cose.

Leonardo Da Vinci ha disegnato l’uomo perfetto per antonomasia, l’Uomo Vitruviano, rappresentazione delle proporzioni ideali del corpo umano. Ma se l’Uomo di Leonardo vi appare perfetto, che concezione abbiamo di noi stessi?

L’uomo perfetto esiste? Da Vinci dice di sì, e lo disegna!

È il 1490 circa, e Leonardo Da Vinci ci regala la sua ennesima opera meravigliosa: l’Uomo Vitruviano, simbolo dell’armonia perfetta dell’uomo. Le proporzioni ideali del corpo di quest’uomo non sono, però l’unica armonia a cui Da Vinci voleva fare riferimento. Infatti, l’uomo viene rappresentato come mezzo per l’armonia perfetta tra il Cielo divino (rappresentato dal cerchio) e la Terra (rappresentato dal quadrato).  Ma da dove è venuta l’idea di rappresentare l’uomo perfetto? Torniamo indietro di qualche anno, quando Da Vinci ebbe modo di conoscere Francesco di Giorgio Martini, un artista e teorico dell’architettura, che consiglio a Da Vinci di leggere un’opera: il “De architectura” di Vitruvio (da qui, il nome dell’opera), fondamentale rappresentazione dell’architettura classica perfetta dell’epoca di Vitruvio. Il trattato, che elogia la bellezza, la stabilità, la forza e l’equilibrio, è suddiviso in modo da presentare brevi trattati non solo riguardanti l’architettura, ma anche matematica, geometria, legge, teologia, astronomia e anatomia. Vitruvio, infatti, reputava l’uomo la parte più piccola di un’architettura più grande, da conoscere per costruire una città apposta per lui e per rispecchiare i canoni perfetti del suo corpo. Da Vinci, ispirato dalle parole di Vitruvio, si mette così in testa di rappresentare l’uomo perfetto e la sua armoniosa connessione con tutto ciò che di importante lo circonda, Cielo e Terra.

Una delle pagine del “De architectura”, opera di Vitruvio.

Se invece di guardare l’Uomo Vitruviano guardiamo noi stessi? Ecco l’immagine corporea!

L’immagine corporea è l’immagine e l’apparenza del corpo umano che ci formiamo nella mente, e cioè il modo in cui il nostro corpo ci appare.“. Questa è la definizione coniata nel 1935 da Paul Schilder che conia partendo proprio da alcune osservazioni sull’Uomo Vitruviano. In particolare, la sua domanda è: l’uomo perfetto può esistere? E badate, non si parla di perfetto dentro e fuori, ma di uomo proporzionato fisicamente, le cui forme richiamano bellezza e armonia. Non solo Schilder si pone questo interrogativo. Più recentemente, sempre partendo da questo spunto, Peter Spade parla di immagine corporea anche in relazione ai propri sentimenti. Più precisamente “L’immagine che abbiamo nella nostra mente della forma, dimensione, taglia del nostro corpo e i sentimenti che proviamo rispetto a queste caratteristiche e rispetto alle singole parti del nostro corpo“. Quindi, secondo questa definizione del 1988, l’immagine corporea è determinata da una globalità di variabili, dalla percezione delle diversi componenti del nostro corpo a ciò che si pensa riguardo ad esso, dai sentimenti che nutriamo rispetto ad esso ai comportamenti che attuiamo e che portano il nostro corpo al cambiamento o alla staticità delle forme.

Immagine corporea: non solo quello che vediamo allo specchio, ma anche quello che proviamo di fronte ad esso e ai comportamenti che attuiamo per modificarlo.

Il “breve” viaggio dell’immagine corporea durante l’infanzia

Da neonati, la percezione dell’immagine corporea è molto limitata ed è rappresentata principalmente dalla propriocezione (il sentire il proprio corpo attraverso la contrazione dei muscoli e delle viscere). Solo successivamente il bambino riesce a capire che c’è una distinzione tra la propria identità fisica e quella degli altri, partendo dalla totale percezione di sé e del proprio corpo come unica unità. Molti studi, hanno capito che questo accade principalmente grazie alla formazione di mappe corporee, ovvero delle mappe cerebrali secondo le quali a determinate zone del cervello corrispondono diversi punti della topografia del corpo. Inoltre, fondamentale per la creazione delle mappe corporee, è osservare altri soggetti che compiono diverse azioni con diverse parti del corpo. Ovvero: i bambini imparano a muoversi e a concepirsi come soggetti divisi rispetto a ciò che li ricorda guardando chi sta loro intorno. Recenti studi hanno dimostrato che le mappe corporee non sono importanti solo nella formazione della propria immagine del sé, ma anche nelle prime relazioni sociali e nell’apprendimento scolastico.

I bambini a circa un anno iniziano ad avere la percezione che chi vedono riflesso non è un’altra persona, me sé stesso.

L’adolescenza, che casino! Tutto cambia e non ci sentiamo accettati

Man mano che ci si avvicina all’adolescenza, il corpo è soggetto a diversi cambiamenti, non sempre graditi e che possono portare alle prime difficoltà nel riconoscersi. La formazione dell’immagine corporea durante l’adolescenza è molto delicata e risente molto dei fattori sociali e personali. Si è maggiormente sensibili al giudizio altrui e ciò che noi pensiamo sul nostro corpo condiziona l’interazione con coetanei e non. Più di tutto, sono le immagini dei mass media che portano gli adolescenti ad un continuo paragone tra quello che è il proprio corpo ed il corpo ideale, portando ad una maggiore o minore sofferenza da parte del soggetto, che può non sentirsi accettabile socialmente. Un’immagine corporea considerata eccessivamente negativa e il continuo body checking (comportamenti di controllo del proprio corpo che vanno dal guardarsi più volte allo specchio al misurarsi costantemente le proprie misure) dovuti alla sensazione di non essere all’altezza degli standard sociali, possono portare a disturbi dell’immagine corporea (comportamenti di evitamento e/o controllo, depressione, distorsioni percettive, scarso insight, disturbi del comportamento alimentare e dismorfofobia). La domanda è sempre quella: possiamo essere noi stessi l’Uomo Vitruviano? O meglio, quello che oggi viene reputato l’equivalente della perfezione rappresentata da Da Vinci, può veramente esistere?

L’immagine corporea durante l’adolescenza: ecco come molti adolescenti si vedono, pensando di no raggiungere “standard sociali” e di non poter essere accettati.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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