Ecco perché la filosofia buddhista di Flavia Vento fa acqua da tutte le parti

La scorsa settimana Flavia Vento al programma Belve ha parlato della sua decisione di astenersi dal sesso citando il Buddhismo. Ma questo ci racconta tutta un’altra storia. 

Durante la puntata di Martedì 19 novembre, Flavia Vento, ospite di una divertita Francesca Fagnani, ha comunicato all’Italia intera di volersi astenere da ogni tipo di pratica sessuale, citando anche l’etica buddhista e lo Yin e lo Yang, ma la tradizione non diceva proprio così.

“Il sesso non mi interessa”

“Il sesso non mi interessa, quando uno raggiunge lo Yin e lo Yang e diventa Buddha, non ha bisogno del sesso”, ha detto una convintissima Flavia Vento citando l’ascetismo buddhista, Maria Vergine e chi più ne ha più ne metta. Le parole di Flavia Vento sono chiare, il sesso è completamente fuori dalla sua vita. Questo, secondo lei, è da considerarsi come sporco, un atto satanico, davanti ad una palesemente divertita Francesca Fagnani, che, la settimana scorsa a Belve, come ogni giornalista che si rispetta, è andata più a fondo alla questione. E Flavia Vento ci ha raccontato del suo grande sogno di tornare vergine, di poter seguire le strade di Maria Vergine, facendo un mix di religione cattolica e filosofia buddhista che non hanno convinto né la conduttrice di Belve, né chi di filosofia buddhista qualcosa ne sa davvero.

Ma cosa sappiamo davvero del Buddhismo?

La leggenda narra che dalla fine della dinastia Han (汉)all’inizio della dinastia Sui (隋), la Cina, già divisa politicamente, venne invasa dai barbari e che un imperatore della dinastia Han, in seguito a un sogno in cui gli era apparsa una divinità misteriosa, decise di inviare un’ambasceria in India. Quando fece ritorno in patria, l’ambasciatore portò con sé immagini, reliquie e testi sacri che vennero tradotti in cinese da due monaci indiani che erano tornati a palazzo con lui.

La storiografia ufficiale, invece, ritiene che, durante la caduta degli Han, in Cina si fossero affermati i cosiddetti “regni sino-barbarici” che, con la classe dei funzionari confuciani ormai in rovina, permisero la diffusione di questa nuova filosofia entrata in Cina molti anni prima grazie a dei missionari provenienti dall’Asia centrale che trovarono un facilissimo seguito soprattutto tra gli umili ai quali veniva data finalmente una speranza. Il buddhismo faceva credere ai poveri nella possibilità di una migliore esistenza e annichiliva i ricchi e potenti con la minaccia di una reincarnazione in una classe sociale più umile. Fede per le masse, questa dottrina fonda la propria etica sull’astensione da azioni motivate da qualsiasi desiderio bramoso e dalla collera e su un’ottima capacità di discernimento. Il senso fondamentale dell’etica buddhista è la ricerca di quella sottilissima arte della distinzione tra ciò che sarà per noi motivo di felicità oppure di infelicità, che, tuttavia, si fonda non sulla completa negazione a noi stessi di ogni tipo di piacere, ma, piuttosto, sulla ricerca di un equilibrio, che è alla base dell’esistenza dell’universo stesso. La famosissima simbologia dello Yin e lo Yang, profondamente legata alla dottrina buddhista, ci racconta proprio questo. Lo Yin, bianco, simbolo di luce e principio maschile, è in perfetto equilibrio con lo Yang, le tenebre e principio femminile. E nessuno dei due può vivere senza l’altro. Insieme,  i due, sono infatti complementari e formano un cerchio, simbolo del perfetto equilibrio e dell’universo stesso, che, come un cerchio, non ha né un inizio e né una fine. Ma la natura, alla quale i buddhisti sono profondamente legati, ci insegna che non può essere tutto solamente bianco o nero, ma che la luce, per esistere, ha bisogno delle tenebre, e viceversa. Ed ecco, così, che il principio maschile è “contaminato” da quello femminile e viceversa, in un perfetto equilibrio che sottende una filosofia non di privazione, ma di equilibrismo, di anelito ad un Nirvana, che non si raggiunge con la privazione di qualsiasi piacere terreno, ma con la parsimonia di questo, sia nel suo più inafferrabile desiderio, che nella sua più concreta fruizione.

Il Buddhismo occidentale

La globalizzazione non ha portato con sé soltanto il sushi, la skincare coreana e gli involtini primavera, ma anche la cultura di questi luoghi che, come il sushi europeo, è stata plasmata a immagine e somiglianza dell’etica del Vecchio Continente.

Per lo più cattolica, l’Europa fonda la propria etica sugli insegnamenti della Bibbia, che fanno afferire tutta una serie di Comandamenti, di “leggi morali” a quell’entità superiore che ognuno di noi conosce come Dio, per il quale, l’uomo etico, il bravo cristiano, è colui – o colei, o coloro – che obbedisce fedelmente a queste leggi. Se le rispettiamo in maniera maniacale, allora siamo bravi cittadini e meritiamo il Regno dei Cieli, se no, siamo “cattivi” e il carbone che meritiamo non è quello di Babbo Natale, ma quello che brucia assieme a noi tra le fiamme dell’Inferno. A questa si aggiunge l’altrettanto poco clemente etica della Grecia, sulla quale si fonda il nostro senso civico. Per la grande Grecia, le leggi non vengono stabilite da un Dio, ma, piuttosto, da una legislatura formata da una serie di persone elette a governare, alle quali dobbiamo obbedire fedelmente, pena l’etichetta di criminale e la prigione.  Entrambi i sistemi etici si fondano su un giudizio morale e censorio che, se trasposto alla sessualità, finisce per farci vivere questa con atteggiamento colpevole, sporco. Diventiamo i giudici intransigenti di un atto che anche se equilibrato, sicuro e consensuale (da entrambe le parti), finisce per essere vissuto come sporco, degradante, da nascondere, anche se questo è la cosa più naturale del mondo. Il sesso esiste in una natura che è essa stessa a insegnarci che il suo mero scopo non è soltanto quello riproduttivo. Anche i delfini fanno sesso per piacere. I leoni. Le scimmie dalle quali ognuno di noi discende. Ciò che non è naturale, strettamente afferente all’essere umano, è il fare giudicante con il quale si guarda un atto che, per sua stessa natura, ha anche funzioni strettamente sociali e legate alla ricerca di piacere fisico, e che distorce a proprio piacimento una filosofia che è del tutto non giudicante.

L’ode al sesso libero buddhista

Per il Buddhismo tutto sta nel capire che alcuni comportamenti sessuali sono distruttivi e causa di infelicità, ma non tutti. Sta a noi capire quali sono da evitare e quali no. E se anche volessimo indulgere in questi, non ci sarà nessuno a giudicarci. Possiamo fare tutto il sesso che vogliamo, l’importante è che siamo felici e in pace con noi stessi.

Ecco il Nirvana, la chiave di volta della nostra  esistenza, la reale motivazione della vita di ognuno di noi. Quella pace, quella serenità, che, fin quando concepirà il così tanto decantato libero arbitrio come mai realmente libero, poiché costantemente incatenato dalla minaccia di una punizione eterna, dell’Apocalisse, non sarà mai realmente raggiungibile. Il bene e il male, luce e tenebre, bianco e nero, il sesso e il piacere che deriva da questo, sono questioni profondamente naturali. Ciò che non lo è, sono la pena, la colpa e la vergogna che vengono ascritte ad un atto che, se non esistesse, non avrebbe permesso né a me di scrivere questo articolo, né a te, caro lettore, di leggerlo.

Lascia un commento