Il Superuovo

Ecco perché bisogna salvaguardare le api e la loro capacità di impollinare

Ecco perché bisogna salvaguardare le api e la loro capacità di impollinare

Angelina Jolie per la sensibilizzazione sul rischio dell’estinzione delle api, che grazie anche alla loro comunicazione svolgono un’attività molto importante per gli uomini.

C’è la bellezza iconica di Angelina Jolie ricoperta di insetti vivi, nello scatto realizzato per National Geographic in occasione della giornata mondiale delle api. Si tratta di un’immagine impressionante che mira alla sensibilizzazione sull’importanza di salvaguardare questi insetti che mediante l’impollinazione garantiscono agli uomini buona parte del sostentamento.

Gli scatti di Angelina Jolie

Angelina Jolie, si sa, non è solo un’attrice da Oscar ma anche un’attivista impegnata sul fronte umanitario. Già ambasciatrice di organizzazioni quali l’UNHCR, dà avvio adesso ad una serie di iniziative volte alla sensibilizzazione sul rischio estinzione delle api. Per tale scopo è stata fotografata per National Geographic in occasione della giornata mondiale delle api, tenutasi lo scorso 20 maggio. Gli scatti, ad opera del fotografo e apicoltore dilettante Dan Winters, l’hanno tenuta immobile e ricoperta degli insetti per ben 18 minuti, in un set tenuto abbastanza buio da favorire la tranquillità delle api. Vietata la doccia nei tre giorni precedenti allo shooting, sostituita la sessione di trucco con l’applicazione di feromone. Non ha subito nessuna puntura, racconta, ma ha conosciuto la curiosità di un’ape che le è finita sotto il vestito. L’ispirazione proveniva da un celebre scatto di Richard Avedon che nel 1981 aveva immortalato un apicoltore californiano a dorso nudo e coperto di api.

Perché salvare le api?

Sono circa 20 mila le specie di api nel mondo, e proteggerle è una sfida possibile: di questo è fortemente convinta Angelina Jolie, madrina di Women for Bees (donne per le api), il programma di Unesco che, in collaborazione con la società cosmetica Guerlain, con lo scopo di proteggere gli habitat naturali delle api in tutto il mondo si sta dedicando alla formazione di donne come apicoltrici. Saranno circa 2500 gli alveari costruiti entro il 2025, e 125 milioni le api salvaguardate. Le donne da formare saranno scelte in tutto il mondo. Spesso, afferma la pluripremiata attrice e regista, ci si preoccupa di problemi che riguardano il mondo e che sembrano irrisolvibili. Quello delle api si può gestire, perché non farlo? Ne vale senza dubbio la pena. Infatti, Secondo una stima dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, dall’impollinazione di questi insetti dipendono tre su quattro delle principali colture alimentari per il consumo umano. Le api, infatti, oltre a frutta, verdura e frutta secca impollinano anche l’erba medica che nutre le mucche e le coltivazioni impiegate negli ambiti tessile e farmaceutico.

Il linguaggio delle api

Ma come fanno, le api, a darci così tanto? Sono sicuramente ben organizzate, e aiutate da un’intensa comunicazione tra compagne. Il biologo Karl von Frisch ha studiato e descritto il sistema con cui l’ape da miele europea comunica alle compagne la posizione di un giacimento di cibo scoperto: si tratta di un codice mimico tattile complesso mediante cui parecchie sono le informazioni comunicate. L’ape si serve di una danza, che dalle altre viene percepita attraverso un contatto diretto e che muta in relazione alla distanza del giacimento verso cui indirizzare. Se il giacimento si trova a una distanza tra i 10 e i 50 m dall’alveare, l’ape compie una danza circolare: gira in circolo in una rotazione completa e poi fa lo stesso nella direzione inversa, mentre distribuisce delle piccole gocce di cibo raccolto alle compagne, che subito ricevuto il messaggio partono alla ricerca dello stesso. Se la distanza del giacimento supera i 50 m, invece, l’ape compie una danza detta “dell’addome”: tracciando una sorta di asse centrale, l’ape dimena l’addome ed esegue un’evoluzione circolare verso sinistra, per poi percorrere nuovamente l’asse ed eseguirne un’altra. La danza dell’addome assume la forma di un otto e rispetto a quella circolare fornisce informazioni più precise risguardo alla distanza, in quanto il numero di giri compiuti in circa quindici secondi è inversamente proporzionale alla distanza del giacimento. In più, grazie alla configurazione dell’asse centrale, l’ape è anche in grado di indicare la direzione del giacimento, prendendo come punti di riferimento la posizione dell’alveare rispetto a quella del sole. Sì, è proprio così, come se un’ape, di ritorno dall’esplorazione, dicesse alle altre: “Vai lì e impollina!”

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