Ecco perché “Barbie” è un film sempre più inclusivo (anche nella lingua dei segni)

L’ultimo film di Greta Gerwig, già campione di incassi, è stato tradotto nella lingua dei segni americana, per la piattaforma di streaming MAX.

Greta Gerwig è una regista conosciuta per film dal sapore molto femminista, dove le protagoniste sono rappresentanti di una femminilità forte e autonoma. Questa caratteristica accentua molto l’inclusività, soprattutto nel suo ultimo film “Barbie”. Il personaggio, infatti, non solo nel film, è il simbolo della potenzialità del genere femminile, che può cimentarsi in qualsiasi cosa, non solo nell’ambito lavorativo, ma anche nella vita privata. Al suo fianco, anche il personaggio di Ken non viene denigrato, ma anche lui, messo al fianco di Barbie, ha tutte le possibilità di realizzarsi, senza però la retorica dell’uomo forte e autoritario.
Di recente, questa totale inclusività è stata ampliata ancora di più. Sulla piattaforma di streaming americana MAX il film è stato tradotto anche nella lingua dei segni.

Nessuno escluso

Solo negli Stati Uniti (per ora) Barbie è disponibile anche in una versione più accessibile per chi ha difficoltà di udito. Il film infatti è stato tradotto anche nella lingua dei segni americana. Questo è stato possibile grazie alla performance straordinaria di Leila Hanaumi, che in un angolino in basso a destra delle schermo, interpreta e traduce tutti i personaggi.

La performance non è passata inosservata dall’attrice protagonista Margot Robbie. È lei infatti la fan numero uno di Hanaumi, come rilascia in un Q&A uscito appena prima del film sulla piattaforma di streaming.
Anche l’attrice conosceva già la lingua dei segni. Durante un red carpet aveva salutato e comunicato brevemente con un suo fan sordo proprio tramite questa lingua. Ovviamente la scena è diventata virale e non c’è da stupirsi per chi interpreta Barbie, simbolo di potenzialità femminile. C’è inoltre da specificare che la lingua dei segni conosciuta da Margot Robbie non è quella americana, ma quella britannica (o australiana, come l’attrice). Questo ci fa pensare che lo conoscesse già da tempo.

Le lingue dei segni

A dirla tutta, il film è stato tradotto “solo” nella lingua dei segni americana (ASL). Infatti, diversamente da come si potrebbe pensare, esistono più di una lingua dei segni. Si potrebbe pensare che ne esista una per ogni lingua, ma è più complicato di così. Infatti, sebbene esista la LIS (Lingua italiana dei segni) e la ASL (American Sign Language), che quindi potrebbero confermare l’ipotesi di cui sopra, esiste anche la BSL (British sign language), che traspone in segni la stessa lingua della ASL.

C’è da dire che le lingue dei segni non sono delle vere traduzioni delle lingue a cui fanno riferimento e nascono in circostanze diverse. Per questo una stessa lingua parlata, in posti differenti, può avere una lingua segnata differente. Inoltre, una lingua dei segni ha grammatica propria e spesso essa differisce da quella parlata. Se ad esempio l’italiano parlato è una lingua di tipo SVO e che quindi in una frase non-marcata dispone le parole nell’ordine “soggetto, verbo, oggetto”, la lingua dei segni italiana è di tipo SOV, disponendo quindi le parole secondo l’ordine “soggetto, oggetto, verbo”.
Questa caratteristica è fondamentale per distinguere le due lingue come separate e non come spesso si pensa di una lingua derivata dall’altra. La lingua dei segni nasce per necessità, ma codifica regole proprie, diverse nella forma e nella struttura rispetto alla lingua parlata.

Resilienza dei segni

Probabilmente la caratteristica che più unisce Barbie alla lingua dei segni è proprio la resilienza. Non solo perché nasce per esigenza, ma anche perché continua ad adattarsi.
Spesso, le persone sorde, con l’avanzare del tempo possono perdere anche la vista. In questo caso non solo perdono un ulteriore senso, ma perderebbero anche il senso di appartenenza ad una comunità. La vista, infatti, è un senso fondamentale per queste persone, essendo l’unico canale che li collega al mondo esterno.

Per ovviare a questa problematica, i praticanti delle lingue dei segni, hanno trovato più soluzioni. Un primo metodo è la lingua dei segni spaziale. I due parlanti utilizzano lo stesso spazio segnico, ovvero quello spazio dove i segni vengono articolati. Le due persone si afferrano le mani e segnano tenendosi in questo modo. Con questa soluzione, la persona sordocieca ha la possibilità di usare la lingua che conosceva già e di non doversi staccare dalla comunità di cui faceva parte.
Il secondo metodo riprende dal primo, ma lo rafforza. Viene spesso chiamato metodo “Tadoma”, oppure lettura delle labbra. La persona sordocieca pone le sue dita sulle labbra del parlante (ma anche su guance e gola), percependo quindi il movimento e la vibrazione delle corde vocali. Spesso lo si fa con una mano, in modo che l’altra possa invece essere usata per il metodo precedente.

Insomma, le lingue dei segni non solo sono lingue a sé, ma come le lingue, che si adattano all’ambiente, esse si adattano ancora di più, coprendo anche le necessità dei pochi.

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