Ecco il cambiamento del ruolo femminile nell’arte dall’Ottocento ad oggi

Nel corso dei secoli l’arte ha sempre avuto come soggetto prediletto il corpo femminile, interpretandolo però in modi diversi, a seconda di fattori storici, sociali, politici e culturali. 

L’immagine della donna è da sempre la prediletta di poeti, pittori e scultori, pur essendo cambiata molto nel corso dei secoli, grazie ad una stretta connessione tra l’influenza che il corpo della donna esercita sulla società e viceversa.
Nell’antichità il corpo della donna veniva esaltato come simbolo di fecondità e di maternità, mentre oggi, ad esempio, è un cliché che tendiamo a scardinare, in quanto assolutamente anacronistico.
L’ideale del feminino si evolve pertanto in relazione al periodo storico in cui si muove, in relazione ad ideologie culturali e sociali e avvenimenti precisi che possano stravolgere i concetti legati alla bellezza e alla femminilità.
Vediamo i principali cambiamenti dall’Ottocento ad oggi, momento storico in cui il corpo della donna si muove nell’arte contemporanea per manifestare se stesso e raccontare l’identità dell’emancipazione femminile.

L’Ottocento

Nel saggio “Storia delle donne – L’Ottocento” Duby e Perrot affermano che “mai si sia parlato tanto delle donne come nel XIX secolo”. Siamo agli inizi del percorso dell’emancipazione femminile e, dopo la rivoluzione francese, le donne iniziano a rivendicare diritti egualitari e a lottare per conquistarli.
La società propone alle donne solo due modelli: la Vergine/Madonna (retaggio rinascimentale) e la femme fatale (se non rispetta i canoni imposti). La donna rimane quindi Vergine solo se si circoscrive nel cliché che la vuole madre e moglie, silenziosa e obbediente, ma qualora si ribelli a questo preconcetto rientrando nei parametri della seduttrice si colloca nella categoria della femme fatale, spietata e crudele, spesso considerata strega o prostituta.
Le donne nell’Ottocento vengono finalmente ritratte nude e malgrado ciò possa sembrare una cosa scontata, è invece un traguardo importante, una rottura definitiva con la sfera della Vergine/Madonna dato che fino a quel momento solo le divinità potevano essere ritratte senza veli (basti pensare alla Maya Desnuda di Goya).

Il Novecento

Il XX secolo si apre con due guerre mondiali ed è permeato da scoperte scientifiche e piccole rivoluzioni, tutti elementi che segnano un secolo controverso, dove vi è grande sperimentazione e ricerca dei valori umani, morali ed etici persi dopo il terrore portato dai conflitti mondiali.
Un elemento fondamentale che porta la figura della donna alla ribalta è la teoria della psicanalisi di Sigmund Freud, che influenza l’arte innanzitutto con la proiezione di un mondo subalterno, onirico e relativo all’inconscio, ma soprattutto con l’importanza del comportamento della donna (soprattutto la madre) nella formazione di qualsiasi individuo.
L’arte si popola di donne che rompono gli schemi, che appaiono come soggetti rivoluzionari ma anche come fautrici rivoluzionarie delle opere stesse (basti pensare a Frida Kahlo e Tamara de Lempicka).

Oggi

Questa settimana esce su Vogue un articolo dal titolo “Il corpo delle donne nell’arte. Sempre di più, sempre meglio”, che riassume al meglio la tendenza di questa prima metà del XXI secolo: le donne sono sempre più presenti nell’arte contemporanea e non sono solo “modelle” da ritrarre, ma sono soggetti pensanti e agenti nel panorama artistico.
Grazie a grandi artiste come Marina Abramovic e Vanessa Beecroft, al giorno d’oggi sono sempre di più le autrici, performer, artiste che mettono sotto i riflettori il corpo femminile per raccontarne qualcosa.
Malgrado i retaggi culturali passati siano duri a morire, va riducendosi quella sezione artistica (pubblicitaria, per esempio) che sfrutta il corpo femminile al fine di erotizzarlo, oggettivizzarlo e di conseguenza mercificarlo. Le donne fanno sentire la loro voce sempre più forte e chiara, usando l’arte e la comunicazione visiva in generale.
Ci sono ancora aree del mondo dove alle donne mancano diritti essenziali, donne che non possono neppure mostrare il proprio viso o decidere chi sposare, ma per fortuna si moltiplicano gli eventi e le campagne a favore della parità di genere, combattendo la misoginia e la visione in cui tutto ruoti attorno alla figura maschile, presente in numerosi settori.
L’arte oggi racconta le donne grazie al loro corpo, ne racconta il percorso di emancipazione, l’identità, le scelte e le rivendicazioni. Oggi possiamo interpretare la nostra realtà attraverso il nostro corpo, mettendo in discussione i modelli di bellezza e femminilità imposti dalla società fino ad ora.
Per fortuna, direi.
Finalmente, aggiungerei.

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