Ecco cos’è la vera amicizia: Cicerone e Seneca commentano Stranger Things, i nuovi Argonauti

Un gruppo di amici e un obiettivo comune: sconfiggere il male e ritrovare Will.

 

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Stranger Things è oramai una delle serie più apprezzate e conosciute degli ultimi anni. Cosa mai potrebbe avere in comune con gli Argonauti, Cicerone e Seneca?

 

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Stranger Things

Stranger Thing è una serie tv statunitense, lanciata per Netflix. La serie è ambientata negli anni Ottanta in una cittadina che prende il nome di Hawkins. Qui un gruppo di amici (Mike, Will e Dustin), appassionati di scienza, passano le giornate nel seminterrato di Mike, giocando a Dungeon&Dragons. Mentre una bambina fugge da un laboratorio dove aveva sviluppato dei poteri per via degli esperimenti fatti su lei, Will Byers, uno dei membri del gruppo, sparisce in circostanze misteriose. La bambina fuggita dal laboratorio dopo una serie di peripezie arriverà ad abitare a casa di Mike, anche se i suoi genitori non ne sono al corrente. I tre collaboreranno per la ricerca di Will e verranno al corrente dell’esistenza di una porta che collega il loro mondo al ”sottosopra” (Upside down). Abitato da demogorgoni, si presenta come un vero e proprio parallelo del nostro modo, ma sovrastato da cattiveria e da esseri mostruosi. I tre faranno di tutto per riportare Will a casa e per liberarlo dal demogorgone, mentre una serie di peripezie si susseguono.

Gli Argonauti degli anni Ottanta?

Mike, Dustin e El (la ragazzina scappata dal laboratorio) escogiteranno una serie di piani per fare in modo di liberare Will dal demogorgone. Grazie ai poteri di El e all’astuzia dei due, riusciranno quasi sempre nelle loro imprese, non senza complicazioni. L’idea di un gruppo di persone che lotta per arrivare ad un fine, seppur molto comune, ricorda la spedizione degli Argonauti, alla conquista del vello d’oro. Cinquanta uomini guidati da Giasone partono insieme, con la nave Argo, alla ricerca del famigerato vello d’oro. Gli uomini arriveranno in una terra della Georgia Occidentale, la Colchide. Il vello d’oro invece proviene da Crisomallo, un ariete alato con la pelliccia d’oro. Apparso a Frisso -figlio del re di Boezia- che accidentalmente sarebbe stato sacrificato se non fosse stato per Ermes, figlio di Zeus, che lo ha convinto del ripudio che provava il padre per i sacrifici umani. L’ariete condurrà Frisso nelle terre della Georgia dove gli ordinerà di sacrificarlo. All’atto del sacrificio, la pelliccia dell’ariete rimarrà intatta e acquisirà una proprietà speciale: quella di curare ogni ferita. Obiettivo degli Argonauti sarà quello di riportare il vello d’oro a casa.

 

L’amicizia

Se c’è una costante all’interno della serie è sicuramente l’amicizia. I protagonisti infatti non solo si sostengono a vicenda, ma quasi tutti i personaggi -anche quelli secondari-  sono disposti a lottare per l’altro, a costo di sacrificarsi. Il legame che li lega è sincero, quasi fraterno e data l’importanza di questo legame, sia nella vita di tutti giorni che nei momenti di necessità, ritroviamo molti riscontri anche nella letteratura latina. Sia Cicerone che Seneca infatti ne parlano.

Cicerone e il Lelius de amicitia 

Cicerone ci ha lasciato molte opere importanti, ma una di quelle che gode di maggiore risonanza è sicuramente il Lelius de amicitia. Scritto nell’estate del 44 a.C, è dedicato a Tito Pomponio Attico. Come risuona già nel titolo si tratta di un dialogo filosofico dove il tema principale risulta essere l’amicizia. Cicerone è molto convinto della sua posizione: l’amicizia deve discostarsi dalla ricerca dell’utile. Dice infatti che dopo la sapienza è uno dei beni più preziosi che l’uomo possa avere e allo stesso tempo provare. Nell’amicizia non devono esserci tornaconti. Per Cicerone è un sentimento disinteressato, che prescinde da ogni funzione. L’amicizia in più, oltre ad essere un sincero legame fra due persone, è un bene a livello comunitario, in quanto è una forma di concordia, che funga da collante e da regolatore sociale.

 

“Nulla è tanto adatto alla natura umana e tanto conforme sia alla buona che alla cattiva sorte. Chi osserva un vero amico, osserva l’immagine di se stesso”.

Il concetto di amicizia secondo Seneca

Seneca tra il 62 e il 65 scrive una raccolta di lettere morali, suddivise in venti libri che prendono il nome di Epistulae morales ad Lucilium, le quali sono in tutto 124. In una di queste, nella terza per esattezza, Seneca avanza la definizione di ”amico”, in quanto a parer suo Lucilio l’abbia utilizzata male. Proprio per questo gli chiede di fare molta attenzione all’utilizzo della parola ”amico”:

“Ma se ritieni “amico” qualcuno di cui non ti fidi quanto di te stesso, ti sbagli completamente e dimostri di non conoscere abbastanza il valore della vera amicizia”.

Inoltre, secondo Seneca il criterio secondo il quale qualcuno deve e non deve essere considerato amico è la valutazione. Occorre prima di tutto però conoscere sé stessi. Solo attraverso la profonda esplorazione del nostro io possiamo sapere quali persone possono starci accanto, così da valutare ciò che è meglio per la nostra persona.

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