Ecco come una gigantesca balena trascinò la Essex negli abissi: la vera storia di Moby Dick

L’episodio che ha ispirato il famoso romanzo.

Moby Dick è un enorme balena bianca affonda navi, sempre in lotta con il capitano Achab; questo è ciò che ci ha trasmesso la narrativa, ma la storia che ne ha ispirato, in parte, il racconto è diversa: la nave è si affondata a causa di un cetaceo, ma questo non era bianco e non era in lotta con nessun essere umano in particolare, anche se in ambo i casi il finale è tragico. Scopriamo la storia dell’Essex e le sue somiglianze con Moby Dick.

L’incidente

La baleniera Essex, fu costruita ad Amesbury, nel Massachusetts, nel 1799. Nell’agosto del 1819 partì da Nantucket agli ordini del comandante George Pollard; dopo aver preso una tempesta nell’Oceano Atlantico e aver faticosamente doppiato Capo Horn con quella che si considerava allora una pesca quasi insignificante, Pollard decise di spingersi al largo dell’Oceano Pacifico verso rotte inesplorate. L’inverno era alle porte e gli 800 barili di grasso di balena nella stiva della baleniera erano considerati infatti troppo pochi.

Il 16 novembre 1820 la vedetta, finalmente, annunciò la vista di alcuni capodogli. Il comandante non aspettava altro: fece calare tre lance che si gettarono subito all’inseguimento del branco dei capodogli entrati, in quel periodo, nella loro stagione degli amori. Un maschio enorme, preso subito di mira dagli uomini della Essex, capovolse una delle lance. Due uomini si salvarono, presi a bordo dalle altre imbarcazioni. Il 20 novembre, in un momento di calma il capodoglio si scagliò contro la stessa Essex. La nave, duramente colpita, non affondò subito e gli uomini sulle lance e sul ponte ebbero un momento d’indecisione che si rivelò fatale. L’enorme cetaceo riemerse, colpendo di nuovo la nave già danneggiata dal precedente impatto. Quando la baleniera iniziò ad affondare, gli uomini rimasti sul ponte azionarono le pompe, ma invano.

La Essex non colò subito a picco e ciò permise agli uomini dell’equipaggio di recuperare le gallette necessarie a 30 giorni di navigazione e alcune tartarughe che erano a bordo. Rimasero così in venti su tre lance baleniere. I naufraghi approdarono su un atollo, l’isola di Henderson, abitato da uccelli marini e con una vena di acqua, ma, viste le poche risorse, decisero di ripartire il 27 dicembre, lasciando sul piccolo atollo tre naufraghi (i cui nomi erano Thomas Chappel, Seth Weeks e William Wright) in attesa di soccorsi. I tre saranno soccorsi più di tre mesi dopo, il 9 aprile 1821.

La deriva

Nel Pacifico, oceano considerato calmo ma letale nelle vaste aree dove è di fatto impossibile ottenere cibo dal mare, le lance andarono alla deriva e gli uomini cominciarono a morire di sete e fame. Una delle lance con a bordo il secondo e 5 marinai scomparve in una notte di tempesta. Senza viveri, i marinai sulle altre lance si spinsero al cannibalismo dei compagni morti, ma presto anche questa fonte di cibo si esaurì. Della terraferma non vi era nessuna traccia, ed erano passati già 78 giorni dal naufragio.

A questo punto i marinai si persuasero che fosse rimasta loro un’unica risorsa: uccidere un compagno, estratto a sorte, e mangiarne il corpo. Tale pratica venne messa in atto pur con grandi rimorsi da parte di tutti, finché finalmente – a 650 km dalle coste del Cile – una nave salvò due sopravvissuti: il primo ufficiale Owen Chase ed un marinaio. Dopo una settimana, un’altra nave avvistò la seconda lancia con a bordo il comandante Pollard e un marinaio, ridotti allo stremo.

Il rimorso per il cannibalismo e il tragico sorteggio avrebbe segnato il resto della vita degli uomini sopravvissuti. Il comandante, alla ripresa del mare, naufragò nuovamente su un banco di scogli e si ritirò a Nantucket senza più navigare. Il primo ufficiale Owen dopo alcuni anni prese il comando di altre navi e navigò per parecchie campagne di caccia alle balene, ma in vecchiaia fu dichiarato malato di mente. I marinai superstiti non navigarono più.

Moby Dick

L’incidente dell’Essex ispirò Herman Melville nello scrivere la sua opera più celebre, Moby Dick. Lo scrittore venne a conoscenza della vicenda grazie al primo ufficiale Owen Chase, che riportò l’avvenimento nel suo libro del 1821 Narrazione del naufragio della Baleniera Essex di Nantucket che fu affondata da un grosso capodoglio al largo dell’Oceano Pacifico. 

Il libro segue le vicende dell’equipaggio della baleniera Pequod e del capitano Achab, impegnato nella caccia alla balena bianca Moby Dick, rea di avergli mozzato una gamba durante un precedente incontro. Il narratore è Ismaele, un marinaio che si imbarca per la prima volta sulla Pequod, ignaro del destino della spedizione. Dopo una lunga ricerca i marinai trovano tracce della gigantesca balena e la inseguono, riuscendo ad attaccarla; l’animale ha però la meglio e distrugge due delle tre lance a disposizione della ciurma. Achab, deciso più che mai a vendicarsi, continua a inseguire Moby Dick, anche se questa non sembra interessata ad attaccare gli umani. Quando l’ultima lancia è calata in mare, i marinai sferrano il loro colpo alla balena che, inferocita, risponde e si difende, affondando la lancia e la Pequod; Achab si aggrappa quindi alla balena per ucciderla, ma viene trascinato negli abissi, morendo nel tentativo di vendicarsi e con il cuore colmo di rabbia verso l’animale. L’unico sopravvissuto sarà Ismaele, che riesce ad aggrapparsi ad una zattera di fortuna, raccontando così la storia.

Anche se la figura della balena bianca è ispirata ad un’altra storia, quella di un capodoglio albino chiamato Mocha Dick, ucciso sulle coste cilene, la tragica vicenda della baleniera Essex ha effettivamente ispirato gran parte della storia. Entrambe le navi partono da Nantucket e vanno entrambe a caccia di balene; hanno tutte e due lo stesso numero di scialuppe (3), nel libro usate per cacciare il capodoglio invece che come mezzo di salvataggio; la nave affonda in tutte e due le vicende, sempre a causa di un attacco del cetaceo; la vicenda si svolge nell’Oceano Pacifico in ambo i casi. Il finale è amare inoltre nelle due vicende, con pochi superstiti, segnati dalla tragica spedizione che hanno affrontato.

 

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