Dopo otto anni dall’uscita del film “La la land” rimane ancora uno dei cult degli ultimi anni.

Nel 2016 usciva “La la land”, film super premiato agli Academy Awards, aggiudicandosi 14 candidature e vincendo 6 statuette d’oro. La magia che il film porta con sé non è di certo qualcosa che può essere dimenticato e ancora dopo otto anni rimane uno dei film cult degli ultimi tempi. Non ha ottenuto successo solo agli Academy, ma anche ai Golden Globe e altri premi critici del cinema. Di certo nel cuore degli spettatori è rimasto molto, sia per la colonna sonora, sia per la storia coinvolgente e per il finale unico. Si tratta di un racconto onirico, di due viaggi che si intersecano e fanno sognare l’uno all’altra e di come i viaggi di questo tipo sono destinati a finire. Proprio il tema del sognatore è ciò che avvicina quest’opera al pensiero di Dostoevskij.
Continuare a sognare
Nel film, che si suddivide in 5 atti (4+1), dopo varie vicissitudini che portano i due protagonisti ad incontrarsi, mettersi insieme e separarsi, è ricorrente il tema del sogno che deve affrontare la realtà. Entrambi i protagonisti hanno un sogno nel cassetto e insieme cercano di realizzarsi. Ad un certo punto della storia, però, la protagonista decide che non vale più la pena e torna a casa. Improvvisamente arriva una chiamata e per l’insistenza del protagonista maschile, decide di partecipare ad un ultimo casting. La storia potrebbe risultare l’ennesimo inno al “sogno americano”, ma non si tratta davvero di questo. Lo scontro con la realtà si palesa spesso e si demonizza anche il fallimento in alcuni casi. Si tratta di una storia onirica ma che descrive bene il percorso reale delle persone che sognano, cadono e spesso smettono di sognare.

I folli che sognano
Oltre alla scena finale, ciò che veramente rappresenta il succo di tutta la pellicola è la performance di Emma Stone nel brano “The fools who dream”. Il brano è un inno a coloro che sognano e che sono anche un po’ dei folli, perché nonostante tutto continuano a sognare. Si tratta forse di un momento di nuova spinta per la protagonista, che dopo essere scappata via ritrova un motivo di sognare.
“Saltò senza guardare
e cadde nella Senna
l’acqua era ghiacciata
lei passò un mese starnutendo
ma disse che l’avrebbe fatto ancora.Brindiamo a coloro che sognano
folli quanto possono sembrare
brindiamo ai cuori che soffrono
brindiamo ai pasticci che facciamo.”
Ciò che porta chi sogna a fare ciò che fa non è del tutto razionale per gli altri. Per questo il sognatore viene anche additato come un folle. Ma dentro la mente di un sognatore tutto ha senso e deve essere fatto. Non è facile percorrere questo tipo di strada, ma una volta scelto bisogna andare fino in fondo, sapendo che ci saranno cadute che faranno male. Tutto quello che ha fatto male nel percorso, alla fine porterà alla realizzazione.
La figura del sognatore
In Dostoevskij la figura del sognatore è molto presente. Si tratta di un tipo di sognatore ad occhi aperti, che immagina come le cose possano andare e si compiace tanto di questo immaginario da non rendersi conto di quanto la realtà dei fatti possa andare diversamente. In un certo senso è la figura del folle, ma trattato in maniera diversa. In questo caso non c’è un obiettivo di vita, ma si tratta di piccoli momenti di vita quotidiana, in cui il sognatore immagina gli eventi. Del sognatore non sappiamo nulla. Non ha nome e volto e non è necessario che li abbia. In un certo senso rappresenta l’autore stesso, ma rappresenta tutti gli esseri umani. Non avendo queste caratteristiche è facile per qualsiasi lettore immedesimarsi nel protagonista della storia. Sognatore sconfitto dai propri sogni, che si ritrova la realtà dei fatti a farlo ricadere con i piedi per terra.
È molto significativo il parallelismo tra “Le notti bianche” e la scena cult in “La la land”, dove i protagonisti ballano per la prima volta. Infatti il fenomeno delle notti bianche avviene per un fenomeno di latitudine, dove la luce del sole non scompare mai del tutto, ma rimane la luce del crepuscolo.