Ecco come il tormento d’amore viene raccontato da Catullo e dai Maneskin

Vediamo cosa ha in comune la canzone “The loneliest” dei Måneskin con il grande poeta latino Gaio Valerio Catullo e quanto l’amore possa essere fonte di gioia e dolore nel corso dei secoli.

L’amor che move il sole e l’altre stelle” scriveva l’esimio poeta Dante Alighieri… E noi come possiamo dargli torto? Il sentimento dell’amore ha da sempre rappresentato un cardine principale nella vita di ogni individuo ed è stato, nel corso dei secoli, protagonista centrale di liriche, romanzi, testi teatrali e canzoni. Proprio queste ultime rispecchiano la società in cui viviamo e spesso raccontano di amori tristi e finiti male, allo stesso modo in cui antichi poeti come Catullo narravano storie romantiche struggenti e ricche di malinconia.

IL CARME 72 E LA NOTTE SOLITARIA DEI MÅNESKIN

La domanda sorge spontanea: da cosa possono essere accomunati i Måneskin e il poeta Catullo?

Forse da niente o forse da tutto. Li separano ben 2000 anni, ma le parole con cui la rockband nella canzone The loneliest urla il dolore per un amore che è destinato ad un triste finale sono incredibilmente simili a quelle con cui Gaio Valerio Catullo, un giovane poeta che sfidava la società del suo tempo attraverso le sue poesie, cantava sentimenti universali nei suoi carmina docta.

La sua figura sarà eternamente collegata a quella della sua amata Clodia, chiamata con lo pseudonimo di Lesbia per preservarne l’identità e per omaggiare l’isola natia della poetessa Saffo. Lesbia è stata il grande amore che Catullo ha tentato di inseguire per tutta la vita ma ella, pur essendo sposata con il console Quinto Metello Celere, era nota per essere una donna infedele e disinibita. Insomma, è stata un’antenata delle femmes fatales!

Catullo, innamorato sin dal primo istante, idealizza la sua Lesbia come se fosse l’incarnazione di una divinità e vive il foedus d’amore stabilito con lei in maniera totalizzante. All’inizio il poeta si illude della sincerità della donna che gli promette fedeltà, ma non passerà molto tempo dalle prime grandi delusioni…  Lesbia doveva ancora mostrare la sua natura fedifraga.

Così, sfogliando di pagina in pagina il suo Liber di poesie, ci rendiamo conto che il poeta scoprirà il vero intento di Lesbia e, pur essendo ancora perdutamente innamorato, affiancherà alla sua figura i sentimenti dell’odio piuttosto che quelli dell’amore. Dopo averla decantata come una creatura perfetta, il poeta descriverà una Lesbia totalmente diversa: le affibbierà il termine di meretrix (meretrice) che non si stanca mai dei tanti amanti che possiede, facendo disperare il suo animo di poeta sensibile. La leggenda infatti vuole che Catullo, venuto a mancare a soli trent’anni, sia morto di crepacuore a causa del tormento assiduo che provava per questa donna dotata di bellezza incantevole ma di valori  discutibili.

In modo analogo, la canzone The loneliest parla dei sentimenti di solitudine provati dopo una rottura amorosa. La notte più solitaria dei Måneskin ci riporta alla notte interminabile e carica di delusione rievocata dal poeta latino nel carme 72: in quest’ultimo egli proietta in una dimensione mitica la sua storia d’amore inattuabile con Lesbia, che rappresenta indubbiamente una parte di lui ma che non sarà mai davvero sua.

“Una volta dicevi che avresti conosciuto il Catullo,
Lesbia, e che al posto mio non avresti desiderato abbracciare (neanche) Giove.
Ti amai, in quel tempo, non tanto come la gente ama l’amica,
ma come il padre ama i figli ed i generi.
Adesso so chi sei: perciò, anche se brucio di una fiamma più ardua,
sei per me molto più vile e spregevole.
“Com’è possibile?”, dici. Perché un’offesa del genere
impone l’amante ad amare di più, ma a voler bene di meno.”

In questa lirica vi è rappresentato il dissidio interiore con cui Catullo convive: egli ormai ha chiaro il fatto che Lesbia non lo ami per davvero e che le sue promesse siano parole al vento. Il poeta afferma che, anche se brucia ancora di un profondo amore nei suoi confronti, prova contemporaneamente molto astio per l’offesa ricevuta. Lesbia sarà sempre inarrivabile.

Allo stesso modo, le prime righe della canzone dei Måneskin dicono:

“Sarai la parte più triste di me

Una parte di me che non sarà mai mia”

Questo amore contrastato e narrato dalla famosa rockband parla di un forte senso di di malinconia che si ricollega  allo stato d’animo di Catullo che, nonostante avesse cercato di allontanare il pensiero della donna, non riesce nel tentativo e ama ancora di più la bella Lesbia.

Prosegue la canzone: “It’s torturous…”  è una tortura, e quest’ultima è l’immagine più forte che Catullo ci consegna nel carme 85, in cui afferma che questo amore così contrastato ma ugualmente degno di essere vissuto, lo mette in croce: “Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris. Nescio, sed fieri sentio et excrucior”.

LO SCORRERE INESORABILE DEL TEMPO E IL CARME 5

La canzone continua e sembra acquisire una patina sempre più malinconica con l’affermarsi del concetto del trascorrere del tempo e della fugacità dell’esistenza che si conclude con la morte, sempre più vicina sebbene si faccia di tutto per non pensarci.

“…perché non mi importa nemmeno del tempo che mi resta qui.

L’unica cosa che so ora è che lo voglio spendere con te, con nessun altro qui.

Stanotte sarà la più solitaria”

Questo è lo stesso invito del carme 5, dove Catullo esterna a Lesbia il desiderio di vivere il momento d’amore e quell’istante di vita che stanno trascorrendo insieme senza pensare alla notte eterna e buia che incombe su tutti, ovvero la morte. Egli userà la metonimia soles per indicare i giorni e la metafora nox per indicare il decesso.

 “Viviamo, mia Lesbia, e amiamo,

e i rimproveri dei vecchi troppo austeri

tutti insieme non stimiamoli un soldo.

Il sole può tramontare e tornare;

ma noi quando cade la breve luce della vita,

dobbiamo dormire una sola interminabile notte.

Dammi mille baci, poi altri cento,

poi altri mille, poi ancora altri cento,

poi di seguito mille, poi di nuovo altri cento.

Quando poi ne avremo dati migliaia,

confonderemo le somme, per non sapere,

e perché nessun malvagio ci invidi,

sapendo che esiste un dono così grande di baci.”

L’ottica del poeta, almeno per quanto riguarda questo carme, è piuttosto ottimista in quanto invita tutti noi a celebrare la vita e i pochi momenti davvero felici che la compongono, chiedendo all’amata di non ascoltare i rimproveri degli anziani sempre pronti a giudicare e di mescolare, in un circolo infinito, i baci tra i due.

Il riferimento alla notte, sia nella canzone che nel carme, serve per accentuare il clima mesto e doloroso che impregna entrambi i testi.

LA RESISTENZA AL DOLORE E IL CARME 8

Il carme 8 rappresenta una lettera d’addio di Catullo che, sofferente, prova a darsi forza ammonendosi per aver agito da stolto, lasciandosi ingannare da quella donna che non ha mai meritato il suo amore. Sono ormai finite le ore in cui viveva in modo gioioso la relazione con Lesbia, le luminose giornate passate insieme sono un lontano ricordo a causa di quella fanciulla che non ha più intenzione di stare con lui e che lo ferisce nell’anima.

Infine, il nostro poeta rivolge all’amata delle domande piuttosto retoriche (Catullo  immaginava i tradimenti di Lesbia), in cui le chiede con chi passerà il suo tempo, chi amerà, chi bacerà. Lo sforzo a rimanere indifferente e inflessibile di fronte ai futuri atteggiamenti della donna si rivela essere una vera sfida contro sé stesso.

“Smetti di agire da stolto, infelice Catullo,

e ciò che tu vedi finito ritieni perduto.

Rifulsero un tempo per te luminose giornate,

una fiammata di gioia i tuoi giorni quando correvi da lei,

amata da te quanto mai sarà amata nessuna.

Ed erano allora i mille giochi d’amore

voluti da te, cui l’arresa fanciulla cedeva.

Davvero rifulsero per te luminose giornate.

Ella non vuole già più; pure tu, che non puoi, non volere.

Non inseguire chi fugge, non vivere in pena,

soffri con animo fermo, sopporta, resisti.

Addio, fanciulla, Catullo ha imparato a resistere,

non ti cercherà, né più ti rivolgerà sgradite preghiere;

ma tu ti dorrai di non essere più pregata da alcuno.

Sciagura su te, sventurata; che vita ti attende?

Ormai chi verrà alla tua soglia? A chi apparirai attraente?

Ora chi amerai? di chi ti dirai la conquista?

A chi potrai dare i tuoi baci, ferire con morsi le labbra?

Ma tu irremovibile a tutto, Catullo, resisti.

Addio, anima mia.”

Analogamente la canzone continua e il tema sembra essere proprio quello narrato da Catullo, in cui si rintraccia l’affetto provato  per l’amata e quanto quest’ultimo rimarrà per sempre nel cuore di coloro che amano per davvero e non per secondi fini.

“Ci sono alcune righe che ho scritto

spero tu sappia che ti ho amata così tanto

Alla fine, i Måneskin concludono così:

“Mi dispiace ma devo andare e continuo a pensare a come mi hai fatto sentire meglio  e a tutte le piccole cose pazze che abbiamo fatto insieme…”

Anche Catullo alla fine di questa triste storia d’amore, in un disperato monologo nel carme 8, scrive un testamento come quello della canzone che rievoca i momenti felici passati insieme all’amata “una fiammata di gioia i tuoi giorni quando correvi da lei” per poi concludere allo stesso modo con un saluto definitivo: “Addio, anima mia.”

Questa conclusione ci lascia con l’amaro in bocca… come ci ricorda, però, lo scrittore Massimo Bisotti “Gli addii intossicano ma intossicano di più le presenze assenti. E delle persone spesso ci manca ciò che credevamo fossero e non sono mai state, piuttosto che la loro più concreta assenza.”

Una cosa è certa: possono trascorrere millenni, secoli e anni ma i sentimenti che gli esseri umani provano sono sempre i medesimi.

 

 

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