Ecco come i fratelli Nishioka hanno fatto dello scarafaggio di Kafka il nuovo hikikomori

Che dalla mente di Kafka siano nati racconti senza eguali è risaputo, ma cosa succede se vengono trasformati in manga?  

I manga sono un genere che sta prendendo sempre più piede nel mondo occidentale: affascinano per struttura e disegni. Quando, però, per volontà autoriale è severamente vietato rappresentare il protagonista, come si agisce? Scopriamolo con Kafka. Classics in comics.

Difficoltà di rappresentazione

Era davvero una bestia se la musica lo affascinava così tanto?

Ebbe la sensazione che gli fosse indicata una via verso un cibo desiderato in segreto

e sconosciuto

Leggere Kafka. Classics in comics dei fratelli Nishioka (Satoshi alle storie e Shiaki ai disegni) è un’impresa ardua: a livello contenutistico altro non è che la trasposizione del famoso racconto di Franz Kafka La metamorfosi, racconto pubblicato nel 1915, in manga, per antonomasia genere a cui noi occidentali siamo poco abituati. Ad aggravare la situazione, già complessa di suo, è la verticalità con la quale vanno lette le vignette: si può avanzare da destra verso sinistra solo dopo aver completato i box alti e stretti che contengono le frasi del racconto, spesso sillabate. Se la lettura richiede una certa concentrazione, la stesura ne ha richiesta una maggiore: nella postfazione, l’autore Satoshi Nishioka ricorda di aver incontrato non poche difficoltà di fronte all’idea di rendere manga un racconto degli inizi del Novecento. Non per la trama, non per la storia o per il messaggio che nasconde, quanto per il fermo rifiuto dello stesso Kafka di anche solo immaginare di rappresentare il nostro protagonista: lo scarafaggio Gregor Samsa.

Cibo come presenza insistente

E come si fa a fare un manga senza rappresentarne il personaggio principale?

Andando a giocare su quello che, dopotutto, è il fulcro del racconto: non tanto la metamorfosi di Gregor in un essere inutile alla società, e per questo solo e destinato alla morte, quanto la mancanza di cibo che potesse appagarlo e la sua presenza spasmodica in tutto il racconto.

La versione che ne producono i fratelli Nishioka è costantemente giocata sulla rappresentazione di cibo, un cibo con cui Grete (la sorella del protagonista) cerca di sfamare un Gregor non umano. Inizialmente Grete tenta in tutti i modi di trovare qualcosa che possa piacere al fratello/scarafaggio, autoproclamandosi l’unica a capire veramente i suoi bisogni. Pian piano, però, l’agio economico per il quale Gregor Samsa aveva lavorato senza sosta durante la sua vita umana, viene meno e, di conseguenza, anche le attenzioni e il cibo che Grete riservava al fratello. La frustrazione della situazione porta la mano che nutre a interrompere questo procedimento e a condannare a morte chi che viene dichiarato come di troppo nella casa. Come un hikikomori, Gregor Samsa si abbandona, da solo e al buio di una stanza che non riconosce più, a una morte per stenti.

Un nuovo cibo

Grete spezza il ciclo che lo stesso Samsa aveva costruito: lavorando instancabilmente aveva sfamato la sua famiglia, la stessa che, però, aveva deciso di condannarlo a morte solo perché costretto a vivere come una bestia. Ma lo era veramente? La crudeltà del racconto risiede tutta qui e i fratelli Nishioki l’hanno resa immagine che, per sua natura, segna maggiormente il lettore: non è la solitudine dell’uomo borghese, non è la società impostata sul consumo, non è la mera trasformazione che ne deriva, tutt’altro: la natura con la quale si mostra Gregor è veramente quella da condannare o solo la diretta conseguenza della libertà dalle imposizioni che permettono di vedere cosa sia veramente cibo da desiderare? Dopotutto, ciò che trascina fuori per l’ultima volta Gregor Samsa è la musica, non una tazza di latte. Ma questo non è abbastanza e il protagonista de La metamorfosi non può far altro che trasformarsi nel primo hikikomori della letteratura.

Non si può vivere mangiando nebbia.

L’essere umano deve trovare il prima possibile un nuovo cibo

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