Ecco com’è cambiata la presenza femminile nello spettacolo dall’Antica Grecia ad oggi

Le donne nello spettacolo hanno sempre avuto ruoli differenti. Quanto cambia l’inserimento della figura femminile in un ambiente in cui è molto più frequente trovare uomini? 

Il mondo dello spettacolo è da sempre un mondo controverso, dove la figura femminile ha sempre trovato spazio, ma in ruoli e con dinamiche molto diverse. Molti personaggi iconici del teatro, della musica o del balletto sono donne, ma quanto è difficile essere donna nei retroscena di tali spettacoli?
Rolling Stones questa settimana ci racconta di alcuni abusi subiti da donne nei backstage di concerti ed eventi musicali, sottolineando quanto questi ambienti siano legati ad una visione abbastanza maschilista della vita in tourneé. Pensandoci, non è così diverso da quanto accadeva nella Grecia Antica, in cui nel massimo splendore del teatro classico venivano cantate le imprese di grandi donne, interpretate, però, da uomini.

 

La donna nel teatro Greco

Ancora oggi risentiamo del fascino esercitato dalle grandi donne protagoniste del teatro greco, è innegabile infatti la grande valenza artistico-letteraria di figure come Medea, Antigone, Ecuba, Elena, Andromaca.
Eppure, dietro maschere e abiti di scena vi erano soltanto uomini.
Com’è possibile? Quanto è assurdo immaginare di decantare la bellezza e il valore delle donne in un luogo dove esse non potessero accedere?
Infatti, non solo alle donne era vietato recitare, ma pare che non potessero neppure partecipare agli spettacoli.
Questo privilegio era concesso solo alle etere, donne che venivano pagate per fare compagnia agli uomini, ma che oltre al corpo vendevano la loro eleganza, la loro cultura e il loro gusto per il bello. E non è un caso che in un ambiente del genere l’accesso fosse garantito solo alle donne che fossero disposte a vendere se stesse per compiacere gli uomini.

 

Gli abusi a danno delle roadie

É di questi giorni la notizia, riportata su The Guardian e ripresa poi da Rolling Stones, di cosa siano costrette a subire le roadie, ovvero tutte le donne il cui lavoro si svolge in tournée o nel backstage dei concerti.
Molte di loro affermano di aver subito violenza.
Molte di loro sono state caricate di forza in autobus, stanze d’albergo o camerini e aggredite da diversi uomini.
Ed è aberrante sapere che questi uomini sono autisti, altri tecnici ma soprattutto i gruppi musicali per cui esse lavorano.
Le donne che hanno denunciato hanno parlato di violenze subite dai Led Zeppelin, dai Killers e molti altri. La cosa più grave è che le donne che hanno denunciato, siano state minacciate e obbligate al silenzio perché denunciare una violenza del genere vuol dire perdere il lavoro, cosa che poi per molte di loro è effettivamente accaduta.

 

Le donne nello spettacolo: l’obbligo di tacere

Pare piuttosto anacronistico osservare come le violenze subite dalle donne dell’Antica Grecia siano le stesse di oggi e pare piuttosto retrogrado immaginare che in un mondo del genere le uniche donne ad essere ammesse siano “coloro che sono disposte a mettersi in ginocchio” come afferma Megan Keogh, coordinatrice di produzione americana, tra le prime ad aver denunciato gli abusi subiti nelle tournée degli artisti.
Com’è possibile che a fronte di donne iconiche idolatrate in molti ambiti artistici, si celi poi un oscuro mondo retrogrado, che si presenta offensivo per entrambi i generi, considerando la donna un oggetto che deve mantenere il silenzio e l’uomo una becera bestia priva di raziocinio e autocontrollo? 
Com’è possibile vedere grandi ballerine, cantanti, attrici, donne grandiose che hanno innovato completamente i settori in cui lavorano, donne conosciute e amate in tutto il mondo ma sapere poi che in quegli stessi ambienti vi sono donne competenti che lavorano per gruppi di uomini che le costringono ad una vita di molestie e soprusi?
Questo potrebbe essere uno spunto di riflessione per tutti, per comprendere come mai vi siano così tanti lati oscuri nello stesso settore e magari eliminare alla radice i malsani stereotipi che provocano una netta disuguaglianza di genere, creando dei cliché offensivi sia per gli uomini che per le donne.
Dovremmo combattere per rendere il lavoro di entrambi i generi equo e degno di essere rispettato in egual modo, per garantire un ambiente sicuro a chiunque si affacci a questo mondo.
Dovremmo combattere per eliminare questi atteggiamenti violenti, che si insidiano poi nel tessuto sociale in cui ci muoviamo ogni giorno.
Dovremmo combattere perché non siamo più nell’antica Grecia. 
E da un bel po’, anche. 

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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