E se l’Iran adesso tagliasse il petrolio? Le potenziali alternative energetiche in Italia

Le tensioni tra Usa e Iran rischiano di sfociare in una guerra che interesserà il Medio Oriente, dal quale proviene una buona fetta della produzione mondiale di petrolio, il cui costo rischia conseguentemente di balzare alle stelle. Quali sono le alternative energetiche sfruttabili in Italia?

Bandiere di Usa e Iran, protagoniste delle tensioni degli ultimi giorni. (Finanza operativa)

Con l’azzardo di uccidere il generale Qassem Soleimani, braccio destro dell’attuale guida suprema iraniana (l’ayatollah Khamenei) e considerato nel suo Paese quasi una sorta di rockstar, o, come lo descrisse tre anni fa l’ex analista della Cia Kenneth Pollack, “un mix di James Bond, Erwin Rommel e Lady Gaga”, Donald Trump si è tirato addosso le attenzioni di tutto il mondo, portando sull’orlo le già presenti tensioni tra Iran e Usa. La risposta dell’Iran non è tardata ad arrivare, col bombardamento delle basi Usa in Iraq che ha causato la morte di 80 persone (stando alle non del tutto affidabili fonti giornalistiche iraniane). Nonostante entrambi i Paesi giurino di non voler far scoppiare una guerra per nessun motivo, le loro azioni dimostrano l’esatto contrario. Ma cosa potrebbe succedere all’Italia se scoppiasse una guerra? Tra le miriadi di conseguenze catastrofiche che una guerra porterebbe al nostro Paese se scoppiasse anche qui, vogliamo concentrarci su una in particolare a cui probabilmente siamo destinati, anche se la guerra dovesse scoppiare soltanto in Medio Oriente. Prendendo spunto da un articolo de Il fatto quotidiano, vogliamo infatti farvi notare come un ulteriore aumento delle tensioni in Medio Oriente rischierebbe di riportare i costi del petrolio, attualmente fermi a 70 dollari al barile, al di sopra dei 100, cifra che era stata superata anche nel 2008, portando l’Italia in una grossa crisi economica. Questo perché l’Iran è in grado di bloccare, se lo volesse, lo stretto di Hormuz al trasporto navale, dal quale passa il 20% della produzione mondiale di petrolio. La notizia, però, non turba Donald Trump, che sa benissimo che gli Usa hanno ormai raggiunto negli anni un’autosufficienza energetica, che permette di poter anche, eventualmente, fare a meno delle importazioni. In Italia, invece, produciamo ancora oggi una bassissima quantità di combustibile, e siamo decisamente ancora dipendenti dalle importazioni. Quali potrebbero essere, allora, le fonti energetiche alternative da poter sfruttare nel nostro Paese?

Lo Stretto di Hormuz, dal quale passa il 20% della produzione mondiale di petrolio. (Business Insider Italia)

L’energia solare

Una fonte di cui l’Italia dispone certamente in quantità maggiori rispetto al resto d’Europa è l’energia solare. In particolare, nel 2011 il nostro Paese è stato il primo installatore di impianti fotovoltaici nel mondo, grazie anche agli incentivi messi a disposizione dello Stato. L’utilizzo di energia solare ha certamente numerosi vantaggi, tra cui il non avere alcun impatto a livello ambientale (elemento da non sottovalutare se all’emergenza energetica si affianca quella ambientale), la polifunzionalità di un impianto ad energia di questo tipo (può essere utilizzata sia per produrre energia elettrica, sia per il riscaldamento di abitazioni, sia ancora per entrambe le produzioni contemporaneamente, con un impianto termodinamico), la grande facilità di smaltimento (un pannello può essere riciclato fino al 95%). Non mancano certamente gli aspetti negativi di questa fonte energetica, come i bassi rendimenti, ovvero una bassa produzione effettiva rispetto a quella teorica, rispetto ad altre fonti energetiche (circa il 30% contro il 45-50% di un impianto eolico), un’estesa area di installazione, con un brutto impatto visivo, e spazio ‘rubato’ all’agricoltura, e la discontinuità della disponibilità dell’energia stessa (di notte o in giornate nuvolose). Un discorso a parte meritano invece i costi, abbastanza onerosi al momento dell’istallazione, ma vantaggiosi a lungo termine (dopo 5-10 anni), quando si inizia a risparmiare rispetto alla più costosa bolletta dell’energia elettrica.

Esteso impianto fotovoltaico. (La fune)

L’energia idroelettrica

Un’altra fonte altamente sfruttabile nel nostro Paese è l’energia idroelettrica, con la costruzione di dighe o bacini artificiali, o lo sfruttamento di laghi naturali. I grossi vantaggi di questo tipo di energia sono l’illimitatezza e gratuità della materia prima (la presenza dell’acqua è garantita dall’eternità delle precipitazioni), e i bassissimi costi di traporto (l’energia elettrica prodotta viene trasportata attraverso i tralicci, un metodo più economico del trasporto con i mezzi, ed anche più pulito, dal momento che non comporta emissioni di CO2). A svantaggio dell’idroelettrico vanno invece l’irregolarità della quantità di acqua disponibile, che può cambiare radicalmente in base alle stagioni e ai periodi di maggiore o minore siccità, la pericolosità della costruzione di dighe (si pensi al disastro di Fréjus nel 1959 o a quello del Vajont nel 1963), o ancora la distruzione di fauna e flora lungo i corsi d’acqua coinvolti (i pesci trovano difficoltà a deporre le uova, a causa del disorientamento provocato dalla presenza delle strutture, e la presenza di ossigeno in alcuni tratti diventa molto bassa, causando la morte di diversi esseri viventi).

Schema di funzionamento di una diga. (Tecnologiascuola)

L’energia geotermica

L’Italia è inoltre uno dei Paesi che può maggiormente fare uso di energia geotermica, ovvero dell’energia termica proveniente dalla Terra, grazie a soffioni, geyser e alle varie attività sismico-vulcanica del sottosuolo. L’Italia vanta la prima centrale geotermica al mondo (a Larderello, in provincia di Pisa), al quale si affiancano altre centrali sempre in Toscana (tra le province di Pisa, Siena e Grosseto), in provincia di Verona, di Ferrara, di Alessandria, di Padova e nel Lazio. L’energia geotermica si divide in tre classi: geotermia ad alta, media e bassa entalpia. La prima è caratteristica di Paesi come Islanda e Giappone, caratterizzati da una forte presenza sismico-vulcanica, mentre la seconda è quella più redditizia. Quella su cui però si sta maggiormente posando l’attenzione negli ultimi anni è la terza (utile non tanto per la produzione di energia elettrica, quanto per il riscaldamento) in quanto a differenza delle altre due non richiede una grande manutenzione dell’impianto, e non ha un grosso impatto visivo, dal momento che le strutture sono localizzate sottoterra.

Centrale geotermica di Larderello. (Pisa Today)

L’energia eolica

Infine, la fonte di energia alternativa con il numero maggiore di vantaggi, e il numero minore di svantaggi, sembra essere l’eolica. Questo tipo di energia, infatti, è economica e facile da produrre, ha un rendimento abbastanza alto (circa del 50%), è inesauribile, facile da smaltire (nonostante una turbina abbia una vita di massimo 20-25 anni) e costante (c’è in ogni stagione, sia di notte che di giorno). Gli unici difetti risultano essere l’inquinamento visivo e quello acustico, ma sembrano essere stati potenzialmente superati grazie all’ideazione delle piattaforme off-shore (letteralmente ‘fuori dalla costa’), ovvero di piattaforme artificiali da localizzare in mare, al di sopra delle quali installare gli impianti eolici (questa soluzione ha preso già piede in Danimarca e nei Paesi Bassi). L’unico grosso problema di questa fonte di energia rimane la velocità alla quale il vento soffia nelle varie regioni. Affinché l’investimento venga sfruttato al massimo, infatti, la velocità media del vento dovrebbe essere di circa 12-14 m/s. In Italia, purtroppo, non tutte le regioni raggiungono questi livelli, e di conseguenza gli impianti sono localizzati soprattutto nel Meridione, in particolare in Puglia e nelle isole maggiori. Dunque la soluzione, per il momento, sarebbe l’utilizzo di un corretto mix fra le varie forme energetiche, con l’augurio che l’ingegneria e la tecnologia ci diano presto nuove e migliori soluzioni, che ci rendano sempre meno dipendenti dai combustibili fossili.

Piattaforme eoliche off-shore. (Life Gate)

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