E se le avventure di Mowgli fossero reali? La storia di Victor, il ragazzo selvaggio

Ebbene si, più di un bambino nel corso della storia è cresciuto libero nei boschi e lontano dalla società civilizzata

Mowgli è il bambino delle fiabe, nato dalla mente di Rudyard Kipling, che ha vissuto la sua infanzia nella natura selvaggia adattandosi perfettamente all’ambiente ma con la inconscia consapevolezza che quello non è il suo ambiente naturale

Mowgli

Mowgli è il bambino protagonista del “Libro della giungla”, la favola Rudyard Kipling che molti di noi hanno potuto apprezzare durante la loro infanzia, anche grazie al cartone animato targato Disney. La favola parla di un piccolo fanciullo che perde la sua famiglia a causa della tigre Shere Khan che ha fatto di loro le sue prede. Il piccolo Mowgli, nonostante la tenerissima età, è l’unico che riesce a salvarsi rifugiandosi nella tana di un branco di lupi. Il cucciolo d’uomo, non mostrando alcun timore dinanzi la alla lupesca famiglia, viene allattato dalla mamma lupa Raksha e gli viene permesso di entrare a far parte del loro animalesco branco. Mowgli crescendo impara, grazie agli insegnamenti dei lupi, dell’orso Baloo e della pantera Bagheera, come sopravvivere nella foresta e come adattarsi all’ambente che lo circonda.

Il ragazzo selvaggio

Quella di Mowgli è solo una favola, ma se vi dicessi che nella realtà più di un bambino è cresciuto solo nelle foreste ci credereste? Ebbene sì, nel corso della nostra storia sono stati trovati decine di bambini che hanno vissuto anni nei boschi, ignari che l’habitat naturale della loro specie non è più la foresta. Il primo caso di ritrovamento di un bambino vissuto nella natura selvaggia risale al 1344, mentre l’ultimo al 1992 e sono tutti bambini che presumibilmente sono stati abbandonati dalla loro famiglia assumendo successivamente comportamenti che definiremmo animaleschi. Tra tutti questi ritrovamenti però, parleremo esclusivamente di “il ragazzo selvaggio dell’Aveyron”, poi nominato Victor, che rispetto agli altri ha una maggiore importanza in quanto gli studi su di lui hanno portato alla nascita della pedagogia speciale oltre che ad alcune risposte sul dibattito natura-cultura.

Victor

Victor dell’Aveyron è stato il sedicesimo bambino ad essere stato ritrovato, dopo aver passato la sua infanzia nei boschi, nel 1800. Una volta catturato il ragazzo venne analizzato da quattro professori: Bonaterre che descrisse dettagliatamente le condizioni fisiche, molto provate, del ragazzo; Sicond, direttore dell’istituto per sordomuti, in quanto il fanciullo non sembrava in grado di recepire suoni o parlare; Pinel, dottore specializzato in malattie psichiatriche che dichiarò il ragazzo folle; ed infine Itard che fu l’unico a non limitarsi all’osservare i comportamenti del bambino interagendo invece costantemente con lui.

Itard

Jean Itard instaurò un vero e proprio rapporto con il ragazzo ritrovato e la sua prima operazione fu quella di dare lui un nome, “Victor”, e in questo modo gli ha donato una cosa che purtroppo gli era stata negata fin da piccola, ovvero la dignità di essere umano. Successivamente, lo studio francese scoprì che il ragazzo non era sordo ma il suo corpo si era adattato nel percepire principalmente solo quei rumori che erano per lui necessari a sopravvivere in natura, come il rumore delle foglie quando vengono calpestate. A questo punto Itard si pose degli obbiettivi da raggiungere per far in modo che il ragazzo si adatti quanto più possibile alla società umana, non riuscendo però a realizzarli tutti, ed erano:

  • Risvegliare i suoi organi sensoriali
  • Reintegrarlo quanto più possibile in società
  • Fargli pronunciare parole e frasi
  • Ampliare le sue idee a seconda dei suoi bisogni fisici
  • Sviluppare le principali operazioni intellettuali umane

Secondo lo studioso l’essere umano e pieno di talenti latenti da far fuoriuscire, ma lo si può fare solo vivendo la società di tutti i giorni.

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