E se i ricordi ci feriscono? Charlie Kaufman ci insegna l’oblio degli antichi

La strada che conduce alla felicità è levigata dall’oblio? Charlie Kaufman e Alexander Pope ci aiutano a scoprirlo

Charlie Kaufman

Eternal sunshine of the spotless mind non è un film, è un viatico essenziale che affonda le sue prepotenti radici emotive nella bellezza della memoria.  È vivo solo chi ricorda di aver vissuto.

Kate Winslet e Jim Carrey in una scena del film

“Com’è felice il destino dell’incolpevole vestale”

Quando Charlie Kaufman si lascia ispirare dai versi di Alexander Pope, il risultato non può che essere la sceneggiatura di “Eternal sunshine of the spotless mind”, film rivelazione del regista Michel Gondry. La sinossi ha un intreccio complesso, ma la potenza narrativa della pellicola risiede nella spiazzante umanità dei protagonisti, Clementine e Joel, interpretati magistralmente da Kate Winslet e Jim Carrey.

Tra Clem e Joel, due ragazzi qualunque, che si sono amati per molto tempo, si insinua un cortocircuito emotivo che porta alla rottura del loro rapporto. Clementine decide di rivolgersi (e qui viene il bello) ad un’agenzia che si occupa di rimozione di ricordi spiacevoli. Un semplice consulto psicologico, una raccolta indifferenziata di souvenir legati alla persona o all’evento da eliminare, una notte di sonno ristoratore e il gioco è fatto!

Per essere felici, sembra suggerirci Kaufman, è necessario rimuovere l’esperienza del dolore dalla nostra memoria, indipendentemente dalla nostra responsabilità nell’accaduto: non a caso, la vestale di cui parla Alexander Pope nei versi citati nel film è “incolpevole”, non perché non abbia commesso colpe ma perché non ricorda di averne commesse, perché è “dimentica del mondo” in cui vive. Cancellare gli errori, per poter sbagliare nuovamente con la spensieratezza della prima volta: una completa definizione dell’oblio.

L’oblio è una cera per superfici emotive?

Il ricorso di Kaufman all’oblio e la menzione di Pope non sono casuali. Avrebbe potuto scrivere di un’agenzia che modifica i ricordi spiacevoli in altri piacevoli, adottando un approccio correttivo, avrebbe potuto adottare un metodo di riscrittura dei ricordi, inventando eventi mai accaduti: l’elemento spiacevole sarebbe comunque stato rimosso.

Ma Kaufman ha letto Pope e ha compreso che la felicità della vestale risiede nell’insostenibile leggerezza dell’oblio. Il termine “oblio” deriva dal latino oblivium, in cui è facile individuare l’aggettivo “lēvis” (da non confondere con “lĕvis”), che traduciamo con “liscio”.

Con “oblivium” i giovani studenti Romani descrivevano il quotidiano gesto del cancellare gli errori dai loro supporti scrittori fittili, o rimuovere una sessione di esercizi per poterne cominciare una nuova. Per cancellare era necessario passare uno strato di cera sulla tavoletta, rendendola, appunto, lēvis, liscia. L’oblio è un consolatorio strato di cerca calda sui nostri errori, che rende più liscia la tavoletta della memoria.

 

Kaufman ci invita a diffidare della sorte della vestale

Tuttavia, la vita della vestale, come ben descrive Pope e ci ricorda Kaufman, non contempla preghiere o desideri. Preghiera e desiderio nascono dalla consapevolezza della mancanza, sorgono dalla sofferenza del difetto, oppure sono condizioni di sofferenza che la sua candida mente della vestale cancellerebbe dalla memoria.

Kaufman sembra chiederci: ne vale la pena? Ci mette allora nelle mani di Joel,  all’inizio deciso a ripagare Clem con la stessa moneta, ma che lotterà fino alla fine, e invano, per salvare i suoi ricordi.

Le battute finali di Eternal sunshine of the spotless mind ci dissuadono dal folle proposito di metterci alla ricerca di un’agenzia di rimozione dei ricordi, perché non c’è consolazione nell’oblio, ma solo la desolante inconsapevolezza di una tavoletta incerata.

 

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