È possibile diventare magri con uno shot come Eddie Murphy nel film il professore matto?

Avete mai pensato a come sarebbe bello diventare magri bevendo uno shottino? Proviamo a capire se è possibile.

Il professore matto che prova a dimagrire facendo attività fisica guardando cassette e programmi TV di esercizi fitness è una scena che a molti può sembrare familiare. Nel film lui decide di ricorrere alla scienza per scappare da quel corpo enorme che non desidera più ormai. Sarà davvero possibile?

Cos’è il “grasso”

Le cellule che compongono queste curve indesiderate fanno parte di una grande famiglia chiamata tessuto adiposo, o, sopratutto negli ultimi anni, organo adiposo e sono chiamate adipociti. Ogni cellula del nostro organismo è specializzata nel suo lavoro e quello degli adipociti (non tutti alla stessa maniera come vedremo) è conservare particelle di grasso. Perché lo fanno? Perché ci è utile. Anche se un inestetismo il deposito di grasso è un’operazione molto importante. Quello che mangiamo viene convertito nel nostro corpo, attraverso dei processi biochimici, in energia, utile a tutte le operazioni della vita quotidiana come respirare, muoverci, parlare e così via, ma, la maggior parte delle persone, mangiano e quindi producono, più energia di quanto ne abbiano bisogno. Soprattutto grandi quantità di carboidrati possono essere convertiti in trigliceridi, la molecola che forma goccioline di grasso. Il tessuto adiposo è anche definito organo in quanto non costituito da sole cellule che presentano la medesima funziona ma da adipociti che si differenziano ulteriormente ed è in grado di produrre ormoni. L’organo adiposo è infatti distinto in due grandi categorie, un tessuto adiposo bianco ed un tessuto adiposo bruno, con due differenti ruoli, con lo stesso grado di importanza.

L’organo adiposo

Il tessuto adiposo bianco e quello bruno sono diversi sia morfologicamente che funzionalmente. Il tessuto adiposo bianco è quello di norma più abbondante nel nostro corpo e appare esteticamente giallognolo poiché formato da cellule il cui citosol è occupato quasi interamente da una grande goccia lipidica, è infatti il tessuto predisposto al ruolo di conservazione dell’energia in eccesso che potremmo utilizzare in altre situazioni quando il nostro corpo necessita di energia ma non ha a disposizione del cibo. Il tessuto adiposo bruno è invece meno presente, in particolare la distribuzione di tessuto bruno diminuisce con l’avanzare dell’età fino ad essere quasi assente nelle persone molto anziane mentre costituisce circa il 5% del peso di un bambino. Come suggerisce il nome esso appare più scuro, tendente al marrone, e a differenza di quello bianco presenta un nucleo centrale non schiacciato dalla goccia lipidica proprio perché la sua funzione non è quella di deposito di energia ma quella di termogenesi, ovvero di produzione di calore, per questo ha un maggior numero di mitocondri rispetto a quello bianco, importanti proprio per la produzione di calore. La caratteristica interessante dell’organo adiposo è la plasticità, ovvero la possibilità della forma bianca e bruna di intercambiarsi a seconda della situazione. Una persona che mangia eccessivamente, che compie poca attività fisica predispone il suo organismo ad un costante eccesso di energia (surplus dell’intake energetico) che se non ha necessità di dissipare sotto forma di calore è “costretto” a conservare sotto forma di trigliceridi che verranno conservati nelle cellule che compongono il tessuto adiposo bianco, presente sia sotto la pelle, in modo da formare delle fasce isolanti termiche, sia attorno agli organi interni, mentre il tessuto adiposo bruno si trova soprattutto in sede paracervicale, sopraclavicolare, interscapolare, e perirenale. Un’altra differenza tra i due è che quello bruno è molto più vascolarizzato, in modo da distribuire meglio il calore, ed innervato, poiché risponde al sistema nervoso simpatico. Inoltre esiste una tipologia intermedia tra i due chiamato tessuto adiposo beige che presenta le caratteristiche di entrambi i citotipi a seconda della situazione.

L’esperimento del professore matto

Perché si diventa obesi? Quando si ha un surplus dell’intake energetico gli adipociti si “gonfiano” fino a raggiungere una dimensione critica(ipertrofia) che segnala la necessità di differenziare cellule staminali in altri adipociti, aumentandone così il numero(iperplasia). Per questo è importante mantenere un bambino non grasso, perché la dieta e l’esercizio fisico possono diminuire l’ipertrofia delle cellule adipose, sgonfiano gli adipociti, ma non possono diminuire il loro numero, se quindi un bambino presenta già iperplasia sarà molto probabilmente grasso anche da adulto. L’esercizio fisico infatti stimola i muscoli nella produzione di una proteina che attiva una citochina chiamata Irisina, la quale a sua volta aumenta l’espressione di UCP1 (o termogenina) una proteina presente soprattutto sugli adipociti bruni, che quando attivata induce l’interconversione di tessuto bianco in tessuto bruno che come detto ha un ruolo molto più limitato nella riserva di trigliceridi e questo si traduce in parole povere ad una diminuzione di grasso inestetico. L’attivazione di UCP1 porta ad una dissipazione del gradiente protonico tra le membrane dei mitocondri utilizzato dall’ATP sintasi per la produzione di ATP, questo in parole semplici si traduce in una non produzione di ATP a favore di produzione di calore per il nostro corpo. Altri stimoli che influenzano l’attivazione di UCP1 sono cambiamenti della temperatura esterna. Quando essa diminuisce il sistema simpatico è stimolato nella produzione di adrenalina e noradrenalina che interagendo con i recettori adrenergici b3 delle cellule adipose ne inducono la transizione in tessuto bruno e attivazione di UCP1. Da qui nasce l’idea di un farmaco per combattere l’obesità. Basterebbe infatti produrre una molecola che possa interagire perfettamente con i recettori b3 adrenergici aumentando il metabolismo basale dovuto alla dissipazione di calore degli adipociti bruni. Perché non è stato ancora fatto allora ? Perché il farmaco dovrebbe interagire solo con i recettori b3 degli adipociti, ma poiché questi non sono presenti solo sugli adipociti si avrebbero degli effetti collaterali. Inoltre l’efficacia del farmaco dipenderebbe dalla quantità di adipociti bruni presenti nel paziente in quanto sono quelli che presentano la maggior parte dei recettori b3 adrenergici.

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