Dradonfly e Titano: ecco cosa dovremmo aspettarci sul satellite più complesso del sistema solare

Titano è il satellite più affascinante del sistema solare e nel 2035 Dragonfly raggiungerà la sua superficie. Ecco perché ci si aspetta di trovare per la prima volta tracce di vita extraterrestre. 

Dragonfly è il drone che verrà inviato su Titano entro il prossimo decennio con lo scopo di analizzare la chimica prebiotica (formazione di composti organici a partire da quelli inorganici) e ovviamente, possibile vita extraterrestre. Ciò non crea più così tanto scalpore soprattutto dopo la notizia della presenza di fosfina e di presunta”vita” su Venere, ma Titano, satellite di  Saturno, è davvero un corpo interessante e singolare, pertanto di prioritaria importanza per l’astrobiologia. Dragonfly ha le dimensioni di un rover marziano, avrebbero dovuto inviarlo nel 2026 per poi raggiungere la superficie del satellite nel 2034 ma la NASA ha rinviato il progetto nel 2027 citando esplicitamente l’impatto che il Covid ha avuto sul budget della missione. Il carico scientifico è costituito da: spettrometro di massa per identificare componenti chimici dovuti a processi biologici, un sismografo, telecamere, uno spettrometro a raggi gamma e uno spettrometro a neutroni per identificare la composizione di campioni di superficie e di aria. Cerchiamo di capire cosa rende Titano unico in tutto il sistema solare:

Titano: Terra primordiale

Titano è il principale satellite di Saturno, ha un diametro più o meno pari a metà di quello terrestre, la superficie non è visibile dallo spazio ed è costituito da un’atmosfera di azoto. La temperatura è  bassa ma non troppo, pari a 90K ossia -180 °C e la pressione è incredibilmente gradevole, pari a quasi 1 atm (molto vicina a quella terrestre). È un satellite molto strano se paragonato al nostro pianeta ma è così affascinante agli occhi degli astrobiologi proprio perché simile alla Terra primordiale: atmosfera costituita prevalentemente da azoto, mari e nubi di idrocarburi e piogge di metano. Nella stratosfera c’è una foschia giallastra dovuta alla presenza di toline, una miscela di sostanze organiche, principalmente formati da idrocarburi (composti chimici costituiti solo da carbonio e idrogeno). La presenza di così tanto materiale organico, ha permesso agli esobiologi di ipotizzare che su Titano possa essere possibile l’evoluzione che è avvenuto sulla terra primordiale, originando in al modo primitive forme di vita.

L’acqua come solvente di vita

Affinché tutto ciò sia possibile è necessaria la presenza di acqua allo stato liquido per periodi abbastanza lunghi (fino a centinaia di anni), condizione non ancora osservata sulla superficie del satellite ma le rilevazioni della sonda Cassini nel 2004 hanno permesso agli astrobiologi di ipotizzare la presenza di un vasto oceano di acqua e ammoniaca sotto la crosta di Titano che possa ospitare organismi viventi (estremofili). Attualmente l’acqua è l’unico “solvente” noto per la vita, ogni processo biologico richiede acqua; presenta proprietà termodinamiche e fisiche che la rendono adatta alla funzione che le ha attribuito la vita e se e sottoposta ad alta pressione diventa liquida anche a basse temperature. Potrebbero esser presenti forme di vita basate sul metano proprio su Titano, ipotesi davvero incerta e non confermata dalla NASA perché tutte quelle che si conoscono necessitano di acqua ma l’ipotesi Cairns-Smith potrebbe smentire questa certezza.

Teoria del pregenoma minerale

Alexander Graham Cairns-Smith è stato un chimico organico e un biologo molecolare, ipotizzò che la vita primitiva fosse basata su silicati e che fosse priva di metabolismo. Secondo tale teoria, le forme di vita erano basate sull’argilla e tale ipotesi è sostenuta dal fatto che l’argilla è un minerale versatile nella crescita cristallina ed è capace di adattarsi all’ambiente, inoltre i cristalli di argilla conservano la disposizione formale esterna mentre crescono e la memoria dei difetti di strato in strato, riproducendo l’equivalente primitivo di un codice genetico. In seguito molecole organiche possono essersi servite della complessa struttura dei minerali, adattandosi ad esse. Secondo Cairns-Smith nascerebbe in tal modo il codice genetico organico a partire da un minerale. Nessuno lo avrebbe ipotizzato proprio perché ragioniamo servendoci di conoscenze e caratteristiche prettamente terrestri ma fuori dal nostro pianeta ogni ramo della scienza è completamente opposto e diverso dal nostro, potremmo trovare forme di vita senza neanche rendercene conto e ciò potrebbe accadere proprio sul corpo celeste più intriso di composti organici in tutto il sistema solare: Titano.

 

 

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