Il Superuovo

Diventare una celebrità, è la chiave giusta per essere felici?

Diventare una celebrità, è la chiave giusta per essere felici?

“Quando il mio corpo sarà cenere, il mio nome sarà leggenda”

-Jim Morrison

Lo stile di vita dei personaggi famosi e delle celebrità viene invidiato da tutti, poichè ciò ci può far pensare ad una vita senza problemi, ricca di gioie e di realizzazioni personali. Spesso però la realtà è ben diversa da quello che immaginiamo. Infatti sono numerosi gli effetti psicologici della fama e del successo, che possono portare ad avere conseguenze sia positive che negative.

10 Chiavi per Raggiungere il Successo
La vetta del successo.

L’ambizione comune: diventare delle celebrità

Le persone sembrano ossessionate dalla speranza e dal desiderio di diventare delle celebrità affermate e riconosciute. Essere un VIP sembra la via più facile per guadagnare molti soldi e avere cosi una vita felice e spensierata. Il problema sta nel fatto che pensiamo solo ai lati positivi e a tutti i vantaggi che si potrebbero avere, senza concentrarci su tutti gli aspetti negativi. I cambiamenti di stili di vita che si verificano con la fama e col successo spesso fanno capire alle celebrità che la fama non è poi tutto così rose e fiori. Ad esempio, l’improvvisa mancanza di privacy può portare l’individuo in uno stato di isolamento e di solitudine.

Non è affatto strano che i personaggi famosi ricercano un modo alternativo per affrontare questo cambiamento di vita e di gestire il successo. Spesso infatti le celebrità si rifugiano nel dannoso abuso di droghe e alcool. Queste dipendenze, non fanno altro che aumentare il senso di insoddisfazione e di difficoltà. Siamo soliti sentire di artisti molto famosi che, a causa di questa insofferenza arrivino ad avere anche gravi forme depressive, che purtroppo possono portare al suicidio.

Kurt Cobain

I tragici casi di Kurt Cobain, Jim Morrison e Freddie Mercury

Idolo di un’intera generazione ed icona del movimento grunge nei primi anni ’90, il cantante dei Nirvana, si suicidò con un colpo di fucile nel 1994 a soli 27 anni e nel pieno della sua popolarità. Intorno alla sua morte sono nate numerose speculazioni, di certo sappiamo che l’artista era dipendente dall’eroina e da altri analgesici. La sua vita è stata molto travagliata e ricca di difficoltà. Egli soffriva infatti di periodi frequenti di depressione e di forti dolori addominali, che lo portarono all’utilizzo di analgesici per controllarli.

Jim Morrinson

Jim Morrison

Anche conosciuto come il Re Lucertola Jim Morrison, nato nel 1943, ebbe un’infanzia caratterizzata da continui traslochi e cambi di città a causa del lavoro del padre. Nonostante questa instabilità geografica, i suoi risultati scolastici erano ottimi e il suo quoziente intellettivo più alto della media, adorava la lettura e “consumava” libri uno dopo l’altro. Dal 1960 iniziò il suo declino tanto che, l’anno dopo, non si presentò alla ceremonia per la consegna dei diplomi. Nel 1963 venne arrestato per disturbo della quiete pubblica a causa del suo elevato stato di ubriachezza. Il corpo senza vita del leader dei Doors fu trovato nella vasca da bagno del suo appartamento parigino, la causa del decesso fu archiviata come arresto cardiaco dovuto quasi sicuramente all’assunzione di droghe. Era affetto da disturbo borderline, con problematiche elevate nelle relazioni e con se stesso, aveva una personalità autodistruttiva, scontrosa e tormentata.

Freddie Mercury

Freddie Mercury

Freddie Mercury, il leggendario cantante dei Queen (vero nome Farrokh Bulsara), nasce il 5 settembre 1946 nell’esotica isola di Zanzibar. Figlio di un politico inglese sempre in viaggio per lavoro, Freddie si ritrova a svolgere gli studi elementari a Bombay, in India, per poi completarli in Inghilterra, terra di origine della famiglia. L’incontro con 
Brian May e Roger Taylor gli cambiò la vita. I tre fondano quel gruppo ormai universalmente conosciuto dal nome molto glamour di “Queen”, suggerito dallo stesso Freddie Mercury che ne approfitta e cambia anche il suo nome. Nella sua vita egli è sempre stato al centro di numerose polemiche e giudizi riguardanti la sua sessualità e per la sua vita privata assai movimentata, contornata dalla frequentazione assidua di locali fetish gay al sesso sfrenato, dalla droga fino alla malattia, che lo porterà alla sua morte nel 1991 a Londra.

Quali sono le fasi, principali, della notorietà

  1. La prima fase è caratterizzata proprio dal desiderio di fama, di ottenere il riconoscimento degli altri. In questa fase l’individuo adora i propri fan e ama lo status in cui si trova.
  2. La seconda fase si verifica appena la l’individuo comincia ad essere conosciuto tra le persone. Infatti egli si sentirà appagato dall’attenzione che i social media avranno su di lui.
  3. Nella terza fase la celebrità si sente in “trappola” poichè da una parte ama essere sotto i riflettori, ma d’altra parte vorrebbe anche riottenere la sua privacy.
  4. L’ultima fase, cioè quella di cambiare stile di vita adattandosi al nuovo, potrebbe essere una mossa positiva o negativa. Se gestita in  modo malsano, infatti, questa fase potrebbe, purtroppo, portare l’individuo a consumare eccessivamente sostanze di varia natura, dell’insorgenza di dipendenze, sintomi depressivi, insoddisfazioni e stress. Al contrario, se gestito in modo sano, l’adattamento al nuovo status può portare gioia ed importanti soddisfazioni personali.

Il successo e la fama sono davvero sinonimi di felicità?

Un nuovo studio di tre ricercatori dell’Università di Rochester ha dimostrato che il successo può  rendere una persona meno felice. La gente sa che è importante perseguire e raggiungere degli obiettivi prefissati e che tale raggiungimento porterà a dei benefici.

Questo studio ha  dimostrato che questo non è vero per tutti gli obiettivi. Edward Deci, professore di Psicologia e Scienze Sociali dell’Università di Gowen afferma che “Anche se la nostra cultura mette una forte enfasi sul conseguimento della ricchezza e della fama, perseguire questi obiettivi non contribuisce ad avere una vita SEMPRE soddisfacente”.

L’esperimento consisteva nel monitorare 147 alunni di due università durante il secondo anno di laurea. Utilizzando indagini psicologiche approfondite, i ricercatori hanno valutato i partecipanti in aree specifiche, tra cui, soddisfazione per la propria vita, autostima, ansia e segni fisici dato dallo stress. Per monitorare i progressi, l’indagine è stata somministrata due volte, una volta l’anno dopo la laurea e ancora 12 mesi dopo. Come in precedenti ricerche, lo studio ha confermato che l’individuo che ha un obiettivo ben preciso ha maggiore probabilità di successo. Ma a differenza degli studi precedenti, questa ricerca ha dimostrato che ottenere ciò che si vuole non è sempre salutare.

Risultati ottenuti

 Quello che ne risulta è che il raggiungimento di obiettivi materialistici, in realtà, possono contribuire al malessere intimo della persona. Nonostante in raggiungimento dei propri obiettivi, gli individui sperimentano più emozioni negative, come vergogna e rabbia e altri sintomi fisici come l’ansia. Mentre al contrario, gli individui che valorizzano la crescita personale, le relazioni e la salute fisica sono più soddisfatti. Tali soggetti hanno un senso più profondo del benessere, sentimenti più positivi e meno segnali fisici di stress.

Jacopo Schintu

 

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