Diminuiscono le emissioni ma non aumenta la nostra consapevolezza: il lockdown che ci rende green

Le emissioni di CO2 crollano ma il motivo non é aver fatto un passo avanti nell’ambiente dell’ecologia o aver avuto presa coscienza planetaria rispetto all’inquinamento dell’aria. Le motivazioni sono tutt’altre. Lo stop dei trasporti é stato forzato dalla quarantena, lo stesso per le industrie e il lavoro che ha quasi azzerato la domanda del petrolio. Insomma un fenomeno positivo con conseguenze disastrose per l’economia. Adjustments.jpg

C’é uno stereotipo dell’artista come eremita, bloccato nel suo studio tutto il giorno, che potrebbe rispecchiare la realtá in questo momento storico di lock down. Molti creatori peró hanno preso in considerazione il rapporto tra loro e l’ambiente: su diritti fondiari, disastri ecologici, antopocene, di bonifica biologica. Vedremo alcune delle migliori opere d’arte ambientaliste. 

Il crollo del CO2 

Il lock down e il distanziamento sociale con le relative restrizioni imposte per viaggi, industrie, uffici ha sicuramente garantito alla natura di prendersi una pausa dall’inquinamento atmosferico.

Mettere in stop differenti attivitá e soprattutto non potendo spostarci dai nostri comuni, quindi evitando mezzi di trasposto, ha avuto un effetto positivo sull’ambiente. L’abbassamento dell’inquinamento é giá potuto essere constatato a inizio marzo in Cina secondo cui nel 2020 avremo una caduta record nelle emissioni di CO2 a livello globale. Si tratta di una riduzione delle emissioni di combustibili fossili del 5%, piú di quanto sia mai successo negli ultimi 50 anni. Il lato positivo- disastri covid a parte- é che abbiamo potuto apprezzare la differenza di un’aria meno inquinata e moderatamente pulita. 

Sicuramete non é il trionfo dell’ecologismo la riduzione delle emissioni di CO2, si tratta anzi di un eguale tracollo economico per il quale é a rishio il lavoro di centinaia di persone. Il sostanziale stop dei trasporti aerei e dei trasporti via terra potrebbero portare a lungo anhe al crollo del prezzo del petrolio in tutto il mondo. La diminuzione delle emissioni di CO2 quindi potrebbe far crollare di circa 4 miliardi di barili la domanda di greggio nel 2020. Probabilmente nella seconda metá dell’anno potrebbe iniziare a risalire l’utilizzo di carburanti e ci si aspetta che la Cina, la prima ad uscire dall’emergenza sanitaria, inizi i primi segni di ripresa giá dal mese prossimo. Tuttavia la quarantena potrebbe aver insegnato che molti viaggi di lavoro non sono cosí necessari, potendo lavoraro con il computer e programmare meeting online in videochiamata. Se cosí fosse e la risposta politica ambientale coordinasse alcune proposte, potremmo non ornare piú ai livello di domanda di petrolio pre-covid. 

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La risposta degli artisti

Ci sono artisti definiti ambientalisti che non sapevano di esserlo. Nessuno di loro é considerato tale o lo é stato in senso stretto. Si tratta di medici, storici dell’arte, scienziati, scrittori che in forme diverse hanno contribuito nel coniugare il loro sapere con temi dell’ambiente e dell’ecologia. Ogni professione o forma d’arte é tale quando é veramente etica, e quindi quando si prende cura dell’uomo, dell’ambiente e del loro futuro. Abbiamo molti caratteri di arte ambientale. La Bio Art che include le opere che utilizzano materiale vivente come ad esempio piante o muschi. L’Eco Art che di riferisce ad opere ecologicamente responsabili. E la Land Art che si riferisce ad opere in grande scala realizzate in territori naturali al fine di restaurare e che non necessariamente sono opere incentrate sulla tematica ecologica. Vediamo insieme alcune opere di artisti che hanno lavorato al fine di unire uomo e ambiente e che si sono interessati all’utilizzo della ricerca per attestare la distruzione ambientale in tutto il mondo. 

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Forensic Architecture, Ecocide in Indonesia (2015)

Con questo progetto un gruppo con sede a Londra che utilizza l’analisi dei dati per indagare sugli episodi di conflitto politico, ha studiato gli incendi infuriati in Indonesia nel 2015, distruggendo oltre 8.000 miglia quadrate di terra. Secondo il gruppo, le fiamme possono essere correlate alla pratica di lunga data del governo indonesiano di sequestrare la terra dalle comunità indigene. Quelle terre ora, dopo la denuncia del gruppo di studio,ospitano piantagioni di olio di palma conservate e coltivate dagli stessi abitanti del luogo. Un chiaro esempio di come la natura regala sempre seconde opportunitá, se riusciamo a coglierle e ricreare il paesaggio. 

Judy Chicago, Stranded (2016)

Judy é conosciuta per le sue opere femministe degli anni ’70 e ’80, ma in realtá durante la sua carriera ha affrontato una serie di questione importanti e una di queste é l’impatto dell’umanitá sull’ecologia del mondo. La sua ultima serie, “The End: A meditation on Death and Ectinction” che ha debuttato recentemente al National Museum of Women in the Arts di Whashington, DC medita su morte, distruzione, estinzione e ambientalismo. Nel lavoro piú acclamato, Chicago ritrae un orso polare che é appena in grado di annidare il suo corpo in cima a una banchina che si sta rapidamente restringendo. Vuole illustrare al fine nelle sue ultime opere che i cambiamenti climatici e lo sfruttamento dell’ambiente che ora é piú grande della natura puó resistere. 

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John Akomfrah, Purple (2017)

La cinematografia oggi é quella che lascia il segno quando racconta le veritá sull’ambiente, quasi sembra di guardare filmati di fantascienza ma in realtá tutto é conseguenza delle nostre disattenzioni nella vita di tutti i giorni che alterano la terra come la conosciamo oggi. Con molte installazioni, Purple naviga in una rete di fili storici interconnessi, ciascuno legato alla distruzione ecologica, tracciando parallelismi tra il riscaldamento globale e le guerre di un tempo. Akomfah mostra che il cambiamento climatico é di per sé il risultato di conflitti politici. 

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Susan Schuppli, Nature Rappresents Itself (2018)

Questo progetto artistico si concentra sulla disastrosa vicenda che si é sviluppata nel 2010 dopo 4,9 milioni di barili di petrolio in un impiato versato nel Golfo del Messico. Nei mesi che seguirono la ditta che scatenó il disastro offrí immaini satellitari della fuoriuscita, e fu in seguito rivelato che la societá manipolava le immagini per minimizzare l’impatto ambientale. L’installazione di Susan combina rending digitale e documentazioni per considerare come la natura non mente: i dati che sono stati ottenuti dalle acque inquinate contengono la veritá sulla composizione chimica dopo il distrastro ambientale. 

Hito Steyerl, Centrli elettriche (2019)

Le opere dell’artista si concentrano per lo piú nel ruolo che la tecnologia gioca nel modellare il capitalismo cosí com’é adesso, ma negli ultimi anni ha rivolto la sua attenzione al destino ambientale. Le centrali elettriche hanno sfruttato una combinazione di video, realtá aumentata e intelligenza artificiale per immaginare, volendo prevedere il futuro, la fauna che fiorisce a 0.04 secondi dal presente. Steyerl vuole suggerire che le capacitá della tecnologia di offrire tali immafini puó indurre ad un timore reverenziale, ma fa ben poco per contrastare i cambiamenti climatici. Man mano che si aprono i petali digitali, le specie al di fuori dello spazio del museo si estinguono ad un ritmo molto piú rapido. 

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