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“Dickinson”: la serie tv di Alena Smith ci fa conoscere meglio le poesie dell’autrice

“Dickinson”: la serie tv di Alena Smith ci fa conoscere meglio le poesie dell’autrice

La serie tv che vede protagonista la poetessa Emily Dickinson e le sue poesie

Nel 2019 è uscita la prima stagione di Dickinson, la serie tv che vede protagonista la poetessa Emily Dickinson e racconta la sua vita ed alcuni eventi che ispirarono le sue poesie.

Dickinson: un’eroina moderna

La serie televisiva statunitense creata da Alena Smith è rivolta a un pubblico teen, di conseguenza i temi e la velocità della narrazione sono adattati al suo pubblico. La novità del programma è quella di riuscire a raccontare la storia di una poetessa eccezionale in modo accattivante, riuscendo a cogliere la sua anima ribelle, anticonformista e macabra. Emily Dickinson è una donna che cresce nel XIX secolo, talentuosa certo, ma donna. Tale “peccato” la metterà alla prova, impedendole un immediato successo e costringendola a un confronto perenne con il padre, contrario alla pubblicazione delle sue opere, e con la madre, il cui unico desiderio è vederla sposata e sistemata con un buon partito, come le sue coetanee.

Ma Emily non è una ragazza come le altre. Non vuole sposarsi. Quel tipo di vita è troppo stretto per lei, troppo limitato. Desidera di più, brama un’esistenza dedita alla poesia e così ambisce all’eternità. Le sue parole si tessono dorate sulla superficie dello schermo , diventando solchi di eterna genialità. La serie romanza alcuni rapporti, ispirandosi alle molte lettere che ci sono giunte dalla scrittrice. Importante per la trama del programma sarà l’amicizia con Susan Gilbert che sposerà il fratello della protagonista, devastando il cuore di quest’ultima.

La forza di Emily spinge il pubblico a rivedersi in lei, ad ammirarla e ad amarla. In fondo la sua figura è simile a molte altre eroine moderne del grande schermo: tenace, resiliente, capace di lottare per quello in cui crede e folle abbastanza da mettersi contro tutta la società del tempo. Durante la sua vita infatti venne soprannominata in vario modo, diventando una personalità di spicco nella cittadina di Amherst.

L’anticonformismo di Emily Dickinson

Le poesie che vennero scoperte in seguito alla sua morte dimostrarono il suo incredibile talento, riconosciuto persino dai suoi contemporanei. Costante e perenne fu il continuo dialogo che lei ebbe con la Morte, paragonabile quasi a una dea, con l’eternità e i luoghi sacri come i cimiteri notturni, ma al tempo stesso proibiti per una donna di buona reputazione. La sua natura anticonformista si nota in questa sua creazione, datata 1862, tratta dalla raccolta Silenzi:

Molta follia è saggezza divina –
per chi è in grado di capire –
Molta saggezza – pura follia –
Ma è la maggioranza
in questo, in tutto, che prevale –
Conformati: sarai sano di mente –
Obietta: sarai pazzo da legare –
immediatamente pericoloso e presto incatenato.

Emily, unica protagonista della sua rivoluzione personale contro la società che la vuole sposa, alza la voce. Lamenta quel destino fatto di cieca ubbidienza riservato alle donne sposate e a quelle che sono ancora ragazze e devono sottostare alla volontà del padre. Si erge a modello, paladina del suo futuro. E prende in matrimonio la poesia, il suo unico vero amore, rinchiudendosi per sempre, come un fantasma, tra le pareti della sua casa e della sua stanza.

L’esaltazione del diavolo e di Dio

La Dickinson che noi conosciamo è credente e al tempo stesso atea, si interroga, mette in dubbio tutto e poi torna a porre fede in Dio, per poi ricadere nelle mille domande senza risposta. Con la sua penna è in grado di coniugare tutta l’incertezza dell’esistere umano, con versi melodici e diretti. Nessun giro di parole, pura Verità.

Una volta – chi moriva
sapeva dove andava – 
Si andava alla destra di Dio – 
Ora però questa mano è amputata 
e Dio, introvabile – 

La rinuncia alla fede 
fa assumere atteggiamenti meschini  –
Meglio un fuoco fatuo 
che l’assenza – completa – di luce.

Questo componimento è un esempio delle decine di liriche focalizzate su Dio. Alle volte esalta il diavolo che, lei scrive, se fosse fedele sarebbe l’amico migliore perchè ha ottime doti, eccetto quella di cambiare. La sua virtù è la perfidia ma se questa venisse abbandonata, sarebbe completamente divino. Per queste parole Emily venne vista come un’eroina anticonformista o come il Mito, soprannome dato dagli abitanti di Amherst quando era in vita.

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