Il Superuovo

‘Decreto dignità’ e gioco d’azzardo: può la cura essere peggiore della malattia?

‘Decreto dignità’ e gioco d’azzardo: può la cura essere peggiore della malattia?

Il decreto dignità di recente emanazione contiene importanti norme sul gioco d’azzardo volte ad impedirne la pubblicità su internet, in televisione o durante eventi sportivi come le partite di calcio. Lo scopo: arginare la ludopatia. Tuttavia la cura sembra essere peggiore della malattia.

Il decreto legge 87/2018, salito agli onori della cronaca come ‘decreto dignità’, è entrato ufficialmente in vigore nella giornata di ieri, sabato 14 luglio, a distanza di una settimana dall’approvazione del Consiglio dei ministri. Il decreto si propone di risolvere delicate questioni riguardanti al mondo del lavoro e dell’imprenditoria (come delocalizzazioni e precariato), ma anche di arginare problemi relativi al gioco d’azzardo o meglio, come recita il Titolo III del suddetto decreto, per “per il contrasto alla ludopatia”. A tale scopo, l’Articolo 8 del decreto vieta la pubblicità, a livello nazionale, per aziende, piattaforme e servizi legati a giochi e scommesse (anche sportive). Sebbene tale articolo abbia ricevuto il plauso di diverse associazioni volte a contrastare il fenomeno della ludopatia, sono in molti a pensare che il decreto non solo sia inutile, ma vada addirittura contro il fine prefissato.

Luigi Di Maio (M5S), Ministro del Lavoro e promotore del decreto dignità

In primo luogo, i cittadini italiani non saranno immediatamente privati della pubblicità dei giochi d’azzardo. Infatti, il divieto non include i contratti di pubblicità stipulati prima della data in vigore, che rimarranno validi fino alla scadenza, dopodiché non potranno essere più rinnovati. Come riporta il Post.it, la AS Roma ha firmato un contratto di sponsorizzazione con la società Betway poco prima che il decreto entrasse in vigore, mentre la SS Lazio, secondo il Messaggero, si è contemporanemente legata a Marathonbet. I marchi dei due arcinoti providerdi scommesse sportive saranno pertanto visibili sulle casacche dei giallorossi e dei biancocelesti ancora per tanto tempo, tutto a svantaggio dei ludopati. Il Codacons ha già aperto un’indagine contro le squadre della Capitale, ma la feroce protesta della Lega Serie A e delle squadre che vi partecipano (11 su 20 hanno all’attivo contratti pubblicitari con società di scommesse) renderà la battaglia legale molto dura. Inoltre, il divieto non si applica alle società sportive straniere, dunque lo spettatore soggetto alla pubblicità del gioco d’azzardo semplicemente guardando le partite di Champions League o Europa League.

Secondo la Repubblica, il danno erariale provocato dall’ Articolo 8 è stimato a 147 milioni di euro nel 2019. Per coprire tale cifra, il Governo ha disposto l’aumento del prelievo fiscale sulle slot e sulle video-lotterie. Una tale contromisura potrebbe avere un effetto negativo sui giocatori affetti da ludopatia. C’è infatti un altissimo rischio che i dipendenti dal gioco d’azzardo abbandonino le piattaforme legali e controllate e riversarsi sul mercato nero dei giochi e delle scommesse, più ‘libero’ dall’ingerenza dello stato e senza tasse aggiuntive. Come il Proibizionismo degli anni ’30 fece proliferare il fenomeno dell’alcolismo (invece di abbatterlo), grazie ai famigerati speakeasy dove veniva spacciato alcool di contrabbando, così il decreto dignità potrebbe favorire indirettamente il gioco ‘nero’, fornendo sempre più ‘polli da spennare’ alle organizzazioni mafiose che lo sostengono.

Vignetta umoristica degli anni ’30, in cui mafiosi e contrabbandieri si fanno beffa della polizia americana durante il periodo del Proibizionismo

Contrastare la ludopatia è un obiettivo nobile e lungimirante, ma sono necessari gli strumenti giusti. L’Articolo 8 del decreto dignità, purtroppo, contiene una misura troppo approssimativa, che, se gestita male, potrebbe avere conseguenze negative sull’economia del Paese.

R. Daneel Olivaw

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