Cosa attende la nostra anima dopo la morte? Death Parade e il Purgatorio dantesco ci offrono due diverse prospettive di un ‘mondo di mezzo’ dove guadagnarsi una seconda chance.

Tra la dannazione eterna e la salvezza, il Cristianesimo medievale inserisce il Purgatorio, un mondo dove le anime non completamente perse nel peccato possano espiare le proprie colpe e guadagnarsi l’accesso al Paradiso. Ma cosa succederebbe se lì a decidere del nostro destino ci fosse un impassibile barista dagli occhi glaciali?
DEATH PARADE: LA TRAMA
Una volta lasciata la vita terrena, un individuo è destinato o al Paradiso o all’Inferno. Tra questi due mondi c’è però il ‘Quindecim’ (dal lat. ‘quindici’), un bar dove due individui deceduti nello stesso istante vengono convocati per essere giudicati. Spaesati e privati dei ricordi della loro vita precedente, incontrano Decim, il giudice, all’apparenza un semplice e misterioso barman dietro al bancone. Sarà lui, invitando i suoi ospiti a partecipare a tipici giochi da bar ( carte, freccette, hockey da tavolo ecc.) ad esprimere il verdetto finale su di essi. Infatti, queste sfide, che coinvolgono fisicamente i giocatori, hanno come scopo quello di far emergere la cattiveria dalle anime, dando a Decim un’idea della destinazione a loro più consona. La sentenza emessa dal giudice è irreversibile, e i due raggiungono con un ascensore la rispettiva meta. Nel corso della serie, però, appare ben chiaro che in questo universo non esistono Paradiso e Inferno: se è giudicata buona e meritevole di una seconda possibilità , l’anima può reincarnarsi; in caso contrario, è condannata all’eterno Oblio.

IL MONTE DEI PURGANTI
Così fatto, è impossibile non paragonare il Quindecim al Purgatorio dantesco. Quello che il poeta sceglie come seconda tappa per il suo viaggio nell’oltretomba è il miglior esempio di un mondo dove pentendosi, facendo ammenda delle proprie colpe, è possibile ottenere una seconda possibilità, questa volta di eterna salvezza. Rappresentato come un’enorme montagna nel bel mezzo dell’emisfero australe, il Purgatorio ha una struttura speculare rispetto all’Inferno: salendo di cornice in cornice, le anime purganti scontano una pena per peccati via via meno gravi. Anche Dante ha necessità di pentirsi: guidato da Virgilio, affronta faticosamente la salita fino alla cima della montagna, che è metafora del grande sforzo necessario ad ottenere il perdono di Dio. Cantica dalla forte carica emotiva, il Purgatorio ci offre diverse storie di uomini, i quali affidano a Dante il compito di ricordare il proprio nome e le proprie esperienze tra i vivi, in modo da accorciare grazie alle preghiere di suffragio il periodo di permanenza nella cornice.

LA DIVERSITA’ DEL GIUDIZIO E L’UMANITA’
Ciò che di certo differenzia le due opere è la modalità del giudizio. Le anime che Dante incontra nella seconda cantica giungono nel Purgatorio perché, seppur peccatori, sono morti nella grazia di Dio. Persino un pentimento in punto di morte è permesso: ne è un esempio Manfredi, che il poeta incontra nel terzo canto. Di contro, le anime giunte nel Quindecim, al di là della vita che hanno condotto, non hanno nessuna garanzia di potersi reincarnare. Tutto si decide nella sfida a cui Decim invita i suoi ospiti, nella quale essi rivedono le immagini salienti della propria esistenza. Ed è proprio questo che rende Death Parade un’opera di così grande umanità: come le anime del Purgatorio ricordano nostalgiche la loro vita, queste rimpiangono ardentemente la propria, recriminando per gli errori commessi. Un mix di sentimenti, questo, che un giudice freddo e ignaro di cosa sia la vita, di certo non può neppure immaginare. Proprio per questo Decim va in cerca di risposte, per diventare sempre più vicino a coloro che è chiamato a giudicare.
” Io non li trovo affatto ridicoli. […] Per quanto mi riguarda, io rispetto le persone che vivono appieno la loro vita” (Decim, episodio 7)
Il messaggio ultimo che ci forniscono queste opere è quindi quello di riscoprirci empatici, di rispettare sempre la storia e le scelte degli altri, qualunque esse siano. Perché se da una parte non è sicuro che possa esserci un giudice dopo la morte, è invece certo che il nostro giudizio possa essere fondamentale ora, nel mondo in cui siamo sicuri di esistere.