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Abbiamo conosciuto il vero Commodo ne “Il Gladiatore”? Sfatiamo il falso mito del folle imperatore

Abbiamo conosciuto il vero Commodo ne “Il Gladiatore”? Sfatiamo il falso mito del folle imperatore

Fin dall’antichità Commodo viene definito un mostro; lo stesso avviene anche ne “Il gladiatore”. Ma se la realtà fosse diversa?

Figura 1: a sinistra Commodo interpretato da Joaquin Phoenix ne “Il gladiatore”, 2000. A destra busto di Commodo come Ercole, conservato ai Musei Capitolini.

Il figlio di Marco Aurelio è senza dubbio uno degli imperatori più famosi per la sua crudeltà e la sua follia. Quest’immagine, veicolata dagli autori antichi, è giunta sino ai nostri giorni grazie a opere come “Il Gladiatore”. Tuttavia lo studio approfondito delle fonti storiche e archeologiche lascia trapelare una realtà ben diversa.

IL VERO VOLTO DELL’IMPERATORE COMMODO

Commodo divenne imperatore ancora giovane, appena diciannovenne; a differenza di quanto viene narrato ne “Il Gladiatore” (come si vedrà anche in seguito) egli non uccise suo padre, cui invece era molto legato (questo falso storico deriva infatti da alcune maldicenze che si ritrovano in un numero scarso di fonti minori).  Tornato in patria si prodigò per ottenere il favore del popolo (che difatti lo sostenne e lo amò fino alla sua morte) e dell’esercito, che mai gli si ribellò e sempre gli fu fedele: questi due elementi sono assai significativi, dal momento che sono indicatori della prosperità e della pace che sotto di lui si ebbero (cosa che non sarebbe successo se il sovrano si fosse mostrato effettivamente folle e crudele come si pensa). Esercitò inoltre un’ampia tolleranza religiosa, ponendo fine alle persecuzioni contro i cristiani che ricominciarono solo dopo la sua morte. Fu un patrono delle arti e un mecenate assai più di Marco Aurelio: durante il suo regno eresse vari monumenti dando un nuovo impulso alle arti. Più avanti nel corso del suo principato riprese le guerre contro i Germani riportando anche delle vittorie, segno che non fu un pessimo stratega come gli storici lo fanno apparire. Non si dimostrò infine chiuso di mente nei confronti dei popoli stranieri, importando  e praticando lui stesso nuovi culti orientali. Da quest’immagine che dunque si può ricavare dalle stesse narrazioni degli storici antichi e dalle fonti archeologiche possiamo in conclusione lasciar trapelare un’inedita e positiva figura: un giovane mecenate che si preoccupò per tutto il corso del suo regno (della durata di 12 anni) dei bisogni del popolo e dell’esercito, mostrandosi misericordioso nei confronti delle minoranze e degli stranieri ma anche esperto nella sfera bellica.

Figura 2: Busto di Commodo conservato presso il Getty Museum, Malibu.

IL MOTIVO DELL’ODIO DEGLI ANTICHI: LA PASSIONE PER  I GIOCHI GLADIATORI

Com’è possibile, quindi, che nonostante tali comportamenti le fonti storiche siano così avverse? Il motivo è molto semplice: tutti questi provvedimenti irritarono spaventosamente la classe senatoria, di cui non a caso facevano parte gli autori come Cassio Dione (principale biografo dell’imperatore) che si occuparono della stesura della storiografia di Commodo. Furono proprio gli esponenti di tale ceto (compreso lo stesso Dione) a ordire la congiura durante il quale perì l’imperatore; a questo proposito è il caso di interrogarsi su quanto possa essere oggettivo un congiurato una volta che questi si accinga a raccontare la vita della propria vittima.

Ma veniamo al motivo della congiura, al perché un imperatore che era così tanto amato dal popolo e dai soldati potesse suscitare un simile astio nei confronti del ceto senatorio. Questo era estremamente conservatore, legato alle antiche tradizioni e al costume degli antichi (il cosiddetto mos maiorum) che comportava un’apertura mentale assai limitata e ingabbiata dentro a credenze millenarie. Commodo, di contro, fu un imperatore assai aperto alle novità e al diverso, allo straniero: come si è detto importò e praticò egli stesso culti dall’Oriente (da sempre oggetto di astio da parte di questo ceto, che da Catone il Censore criticava la lascività, la lussuria e la cultura orientale). Se però l’imperatore si fosse limitato a questo probabilmente il Senato avrebbe potuto chiudere un occhio, come già aveva fatto con Adriano. Ciò che non poterono in alcun modo tollerare fu la scelta del giovane sovrano di prendere le armi e combattere come gladiatore nell’arena. Anche questa informazione merita la dovuta spiegazione: gli storici antichi difatti la dipingono come una scelta terribile, folle e totalmente inusuale. Le fonti archeologiche mostrano tutt’altra realtà: fra i giovani nobili (fra cui i più aperti esponenti del ceto senatorio) vi era un enorme amore per il teatro, i circhi e i combattimenti gladiatori. Molti giovani decidevano di compiere la stessa scelta che attuò anche Commodo, venendo allenati da maestri gladiatori e partecipando ai combattimenti nell’arena. Tale pratica era diffusa dall’epoca di Augusto, tanto che il princeps si trovò costretto – proprio per avere sostegno dal ceto senatorio – a redigere un editto a cui si vietava ai giovani di combattere come gladiatori nell’arena. Questo editto è importante non solo perché ci mostra quanto la passione per gli scontri nel Colosseo fosse condivisa da molti aristocratici, ma anche perché il desiderio di gareggiare era talmente forte da spingere molti giovani senatori a ricercare volutamente l’infamia in modo tale da svincolarsi dagli obblighi che il loro ceto sociale richiedeva e potersi liberamente dedicare a queste attività. Commodo, quindi, non fu dettato da un’assurda follia nel suo desiderio di combattere nell’arena ma semplicemente condivideva gli stessi gusti dei suoi coetanei.

Il Senato, tuttavia, non poteva accettare che il sovrano gareggiasse come gladiatore (figura che da sempre era associata a schiavi costretti a quella condizione o persone di strati bassi della popolazione): malgrado il tentativo dell’imperatore di svecchiare la tradizione la parte più conservatrice prevalse e decise di ordire la congiura. Il giovane principe morì all’età di trentun anni, la sua figura fu oggetto di damnatio memoriae e i suoi aguzzini tramandarono un’immagine della sua persona falsa, trasfigurata da quello stesso odio che li aveva spinti ad assassinarlo.

“IL GLADIATORE”: I FALSI STORICI TRASPOSTI SUL GRANDE SCHERMO

Le maldicenze che gli storici antichi hanno riportato sul conto di Commodo vengono riprese e trasposte in uno dei più grandiosi capolavori di Ridley Scott, il colossal pluripremiato “Il Gladiatore”. Il generale Massimo (Russell Crowe) viene qui scelto da Marco Aurelio (Richard Harris) come suo erede, con il compito di liberare Roma dalla monarchia e farla nuovamente divenire una repubblica; a questi si contrappone Commodo (Joaquin Phoenix), che scoperta la verità uccide il padre e condanna a morte Massimo (il quale riesce tuttavia a salvarsi e a divenire un gladiatore in cerca di vendetta), geloso di lui e della fama che egli guadagnerà nell’arena. Nel finale decide così di sfidarlo (non prima di averlo mortalmente pugnalato di nascosto, celando la ferita sotto l’armatura) ma viene infine ucciso da Massimo che, dopo aver deliberato la fine della monarchia e l’inizio di una nuova fase repubblicana, muore con onore, pianto da tutti come valoroso eroe.

Nonostante il film sia scritto e diretto in maniera eccelsa, la trama storpia notevolmente la realtà dei fatti, riprendendo alcune calunnie pervenuteci dalle fonti storiche e inventandone altre. Come accennato nel primo paragrafo, infatti, vigeva un profondo amore reciproco tra padre e figlio. Gli stessi autori latini (seppur con riluttanza) ammettono che le ultime parole di Marco Aurelio furono per il figlio; il grande affetto che Commodo nutrì per il padre è ancora oggi visibile dai numerosi monumenti dedicati al predecessore da parte della dinastia degli Antonini. Marco Aurelio non fu quindi assassinato dal figlio, ma morì molto probabilmente di peste. La stessa relazione incestuosa che si attribuisce a Commodo nei confronti della sorella Lucilla è un’invenzione: per prima cosa è bene sottolineare che l’imperatore ebbe anche un’altra sorella, Fadilla, una delle più fedeli consigliere del fratello. In secondo luogo l’accusa di incesto (e, in maniera più estesa, di stravaganze sessuali) ricorre in tutti quegli imperatori definiti crudeli e folli dalle fonti antiche; una specie di topos letterario ricorrente (e dunque falso) attribuibile alla perversione delle loro anime rotte. Non è un caso che anche Caligola venne accusato di incesto con la sorella e Nerone di avere rapporti sessuali con la madre. Ciò che è vero, invece, fu il tentativo di congiura ordito da Lucilla che probabilmente mirava a prendere il potere direttamente instaurando sul trono il marito. La donna fu poi esiliata (segno, forse, di un’iniziale clemenza nei confronti dei membri della famiglia) e in seguito uccisa.

Anche il rapporto con il popolo viene rappresentato in maniera negativa: nel film l’insicuro e paranoico Commodo, mai amato dal padre, cerca in tutti i modi di conquistare la plebe per riuscire ad avere un ritorno di quell’affetto che ha sempre anelato per sé. Come si è già detto tuttavia il popolo amava l’imperatore e gli fu sempre fedele, tanto da non partecipare mai alle congiure (al contrario dei senatori: in questo si può dire che nel film sia rispettata una parvenza di verosimiglianza) che si ordirono nel corso del regno di Commodo.

La bravura dell’imperatore in quanto gladiatore, poi, non può essere smentita: al contrario di quanto sembra trasparire nel film (che vede l’imperatore talmente spaventato di perdere da dover precedentemente ferire l’avversario) gli autori antichi riportano un gran numero di vittorie conseguite dal sovrano, addirittura centinaia. I suoi avversari non erano solamente umani; si racconta infatti che abbia combattuto contro un numero consistente di animali selvatici fra cui anche elefanti e leoni. A questo proposito è bene sottolineare come si sia optata anche per una scelta di finale totalmente inverosimile; non solo perché, difatti, la monarchia non fu affatto abbandonata dopo la sua morte, ma anche perché la fine di Commodo fu molto diversa. Avvelenato ad un banchetto dai senatori riuscì a vomitare il veleno, accortosi della trappola; i senatori, spaventati, decisero così di corrompere il campione gladiatore Narcisso (e istruttore personale dell’imperatore) a uccidere il suo allievo in cambio di una ricca ricompensa. L’imperatore fu così assassinato quella sera stessa nei bagni imperiali.

Lo stesso aspetto che si è optato per Joaquin Phoenix nel film non rispecchia la vera estetica di Commodo: egli viene rappresentato come completamente sbarbato (quando invece durante il suo regno portò la barba al pari di suo padre, come dimostrano le sculture ritrovate) e anche la perversione sessuale della sorella assieme a questo dettaglio estetico rendono impossibile non connettere la scelta d’immagine a quella di Caligola, così come è raffigurato nelle monete e nelle statue.

In conclusione, quindi, il ritratto reale di Commodo è ben diverso da quello che traspare a prima vista dalle fonti storiche, tramandate di secolo in secolo fino ad approdare ai nostri giorni e diffondersi anche nella credenza popolare tramite opere come “Il Gladiatore”: il giovane sovrano fu tutt’altro che folle crudele e rimase vivo per molto tempo nei cuori del popolo tanto da essere divinizzato sotto Settimio Severo che, per riscuotere successo fra la plebe, decise di ricollegarsi in tal modo all’ultimo imperatore della dinastia degli Antonini.

Figura 3: Commodo interpretato da Joaquin Phoenix ne “Il gladiatore”, 2000.

Un commento su “Abbiamo conosciuto il vero Commodo ne “Il Gladiatore”? Sfatiamo il falso mito del folle imperatore”

  1. Molto interessante! Peccato che un film così bello abbia erroneamente contribuito ad alimentare un falso storico

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